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Miss Italia 2015. Causa ed effetto

 

Mi domando se valga la pena sedersi davanti al pc in questa tranquilla giornata di fine estate e turbare il mio animo pensando alla guerra. Alle donne. Ma soprattutto, alle donne in guerra. Non so se valga la pena riposizionare il calendario negli anni quaranta, con l’Europa ridotta a campo di battaglia, le città distrutte e gli uomini racchiusi nelle loro uniformi.
Sì, vale la pena di ricordare, sempre.

E allora penso che mentre gli uomini erano al fronte, le donne erano nelle case e nelle campagne a tenere insieme i brandelli delle loro famiglie, pronte a scappare negli scantinati al primo accenno di sirena ed erano le più fortunate. C’erano poi quelle che, come gli uomini, imbracciarono il fucile e come loro combatterono per la libertà. Per non parlare di quelle ridotte a prede da uomini trasformati in bestie dalla barbarie della guerra. Sono quelle meno ricordate, perché lo stupro utilizzato come mezzo di umiliazione del nemico è, per ragioni incomprensibili, ancora un tabù nei libri di scuola.

Certo, sono discorsi che turbano la mia tranquilla giornata. Ma, correndo il rischio di essere monotona, ripeto che vale sempre la pena ricordare.
Non imputo nulla alla giovane Miss Italia 2015, il suo ingenuo scivolone è frutto forse dell’emozione.

Imputo alla giovane Alice Sabatini il goffo tentativo di giocare su di un terreno evidentemente non suo. La ragazza afferma di aver letto a scuola pagine e pagine sulla Seconda Guerra Mondiale, ma che lei preferirebbe vederla dal vivo. Mi chiedo quali pagine abbia letto e soprattutto il valore di un sistema scolastico in grado di generare affermazioni di questo tipo.

Un programma come Miss Italia ha il preciso scopo di valutare la bellezza delle ragazze in gara, la loro immagine. Cosa effettivamente si celi dietro tale immagine non è soggetto a valutazione in questa trasmissione. Anzi, affermazioni provocatorie o ingenue scatenano polemiche, attirano l’attenzione. Fanno audience e il cerchio si chiude. Lo spettacolo è fatto.

Tuttavia, facendo un sondaggio tra i giovani italiani non si avrebbe molta difficoltà a stilare un elenco di affermazioni altrettanto ingenue. L’ingenuità diviene colpevole quando è solo la punta dell’iceberg dell’indifferenza. “L’indifferenza è il peso morto della storia” direbbe un certo Gramsci, assente ingiustificato nelle pagine e pagine lette dalla studentessa Sabatini. Un occhio poco attento ai libri di storia è un occhio cieco sulla realtà.

Ad esempio, come capire l’emergenza immigrazione se non si ha coscienza, ma soprattutto conoscenza, della parola guerra e delle sue conseguenze? La storia è un’infinita catena di causa ed effetto, che lega ogni evento del passato al presente e ci prepara al futuro. Non è quell’ammasso noioso di date ed eventi messi lì a casaccio, come a volte potrebbe sembrare.

La buona scuola sono i buoni professori che quella catena la conoscono bene e riescono a trasmetterla  ai loro studenti. Studenti che diventeranno cittadini consapevoli ed elettori scrupolosi di politici capaci.

Quest’ultimo è l’effetto che tutti desideriamo, o no?
La catena di causa ed effetto, ancora una volta.

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