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Le violenze della polizia israeliana contro i giornalisti palestinesi

 

La polizia israeliana ha usato la forza contro i giornalisti che seguivano gli scontri tra le forze di sicurezza stesse e i manifestanti palestinesi che hanno avuto luogo negli ultimi tre giorni di fronte e intorno alla moschea al Aqsa di Gerusalemme Est.

Gli scontri alla Spianata delle moschee sono iniziati domenica 13 settembre, in concomitanza con il Rosh Hashana, l’inizio del nuovo anno ebraico, che porta migliaia di fedeli a pregare al vicino Muro del pianto. Le tensioni erano iniziate la settimana precedente dopo che il ministro della Difesa israeliano Moshe Yaalon aveva messo al bando il movimento palestinese al Mourabitoun che si oppone alla presenza di visitatori ebrei sulla Spianata delle Moschee, luogo sacro per l’Islam ma anche che per l’ebraismo che lo definisce Monte del Tempio.
Il 13 settembre, secondo la polizia, giovani palestinesi a volto coperto hanno lanciato pietre e sbarre di ferro alle forze dell’ordine entrate sulla Spianata per consentire l’ingresso ai visitatori anche in occasione del Capodanno ebraico. Gli agenti hanno risposto ai sassi con granate stordenti. Sempre secondo la polizia, i giovani palestinesi si sono poi barricati all’interno della moschea di al Aqsa e ne hanno bloccato le porte con barre di metallo e corde, erigendo anche barricate fatte di pietre, per impedire le visite al sito.

Gli scontri sono durati fino al 15. Nel corso dei tre giorni almeno dieci giornalisti palestinesi sono stati feriti. Mustapha al Kharouf e Christine Al-Rinawi, rispettivamente cameraman e giornalista di Palestina TV, sono stati aggrediti il ​​14 settembre e al Kharouf è stato arrestato insieme ad alcuni manifestanti. Secondo fonti di Reporters sans frontières, la polizia ha anche picchiato Diala Jowayhan, un giornalista del quotidiano al Hayat al Jadeeda. I giornalisti coinvolti stavano solo coprendo gli eventi e non stavano prendendo parte alle proteste e ai disordini. Ad altri reporter sono state danneggiate le attrezzature  video per impedire loro di far riprese. Non è la prima volta che le forze di sicurezza israeliane usano la violenza fisica contro esponenti dei media.

La spianata è gestita da un accordo che risale al conflitto del 1967, chiamato “status quo”, e che autorizza gli ebrei a visitare i luoghi santi in alcune ore della mattinata, cinque giorni su sette, ma non a pregarvi cosa che, invece, gli ebrei ortodossi, premono per fare. Le preoccupazioni musulmane sono state di recente alimentate anche da voci di un piano di divisione del luogo sacro.

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