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La doppia attesa di Cuba

 

L’ATTESA SOCIALE, UN BENESSERE CHE NON SOFFOCHI L’UOMO

La Cuba che abbiamo visitato non è quella di Varadero, né quella di Cayo Largo ma è quella dal sapore francescano. Ci siamo portati verso Matanzas per poi arrivare all’altro capo dell’isola e abbiamo scoperto che questo luogo vive oggi una doppia attesa che si divide tra una rinascita sociale e una spirituale.

La prima è legata alla riapertura dell’Ambasciata Statunitense. Eravamo lì il 20 luglio e nel volto e nelle rughe delle persone traspariva il desiderio di quest’apertura che speriamo possa portare benessere e cambiamento. Per non assistere più a persone che bussando nei nostri conventi chiedendo semplici antidolorifici. Non vogliamo più vedere file di persone per un pezzo di pane e un pacco di pasta. Chiedo ad una persona che ci guiderà in questi otto giorni ‘cosa possiamo fare per te?’ ci risponde ‘portami un po’ di caffé’. Questo racconta molto più di quello che potremmo esprimere.

L’ATTESA RELIGIOSA, FRANCESCO SUI PASSI DI SAN FRANCESCO

L’altra attesa è quella per Papa Francesco che visiterà quest’isola prima di recarsi all’Onu. Una famiglia cubana con la voce spezzata dalla commozione ci dice ‘non riesco a dire niente tanta è la gioia per la vista di Papa Francesco’, e le lacrime bagnano il suo volto.  Diversi sono stati gli incontri: con il Nunzio che ci ha fatto riprendere e visitare il luogo dove sosterà il Papa. E dopo aver salutato il figlio di Fidel Castro, Fidel Ángel, e il vice ministro degli esteri, Rogelio Sierra Díaz,  ci siamo intrattenuti nel palazzo presidenziale per un’ora a colloquio con il ministro degli affari religiosi, Caridad Diego Bello. Proprio lì ci è stato ricordata la sua visita ad Assisi nel 1996 e l’incontro di Padre Nicola Giandomenico con il leader Maximo, quando il francescano invitò “ad affrontare il futuro con il cuore” e a rendersi protagonista di apertura e non di chiusura. Un momento importante che mise in luce la laboriosità per il dialogo interreligioso dei nostri frati francescani che a Cuba sono molto attivi.

A Cuba sono presenti quarantacinque nazionalità e undici milioni di abitanti: un crogiuolo di fedi religiose da quella cattolica a quella animista. Un’identità multiforme che non deve essere smarrita durante un’ apertura iniziata già da diversi anni e accelerata da Papa Francesco.
L’impressione che a oggi è quella di essere in un’isola ferma agli anni della rivoluzione, con le macchine classiche ed edifici coloniali. L’impossibilità di un facile accesso ad internet ci lascia spiazzati; un giovane cubano ci dice:“Ogni sera, dopo essere uscito da lavoro, vado in una piazza dove mi posso connettere ad internet per qualche minuto. Quella piazza è sempre gremita di giovani che desiderano un paese più modernizzato”. Fa’ da corollario una povertà senza se e senza ma. Da questa povertà nasce una delle espressioni che, potremmo affermare, getta le basi del francescanesimo: “mi casa es tu casa“.
E proprio in una delle famiglie che ci accoglie con questa frase vediamo bambini denudati che si accontentano di un pezzo di pane. Abitazioni dove la cucina serve anche per lavare i panni, e dove tra camere da letto e atrio non manca il posto galline e maiali in grado di far fronte al fabbisogno giornaliero di cibo. Ma la scoperta più bella è che il legame con Francesco d’Assisi non è mai mancato: da quella seconda spedizione di Cristoforo Colombo accompagnato da un gruppo di frati ad oggi, le tracce sono dappertutto. E  se i numeri sono esigui (solo 7 conventi, 20 frati, 18 fraternità e 150 laici impegnati) le tracce sono importanti. L’importanza che il governo cubano concede al nostro Santo è molta, basti pensare che all’Avana una delle piazze principali della vecchia città è dedicata a San Francesco e che ai nostri frati conventuali è stato donato un nuovo Convento, dedicato a Massimiliano Kolbe, e una Cattedrale recentemente restaurata grazie all’intraprendenza e all’entusiasmo di padre Silvano Castelli, supportato dalla comunità francescana che altro obiettivo non ha, se non quello di avvicinare i cubani al cuore di Cristo. L’antica Iglesia de San Francisco de Asìs, invece, è divenuto un museo storico/artistico nazionale. Ma non mancano piccole cappelle, chiesette, vie, edicole con raffigurato il Santo di Assisi che per tutti rappresenta una bussola. Ne abbiamo contate più di 100.
Percorrendo queste strade e questi vicoli emerge il racconto di un frate francescano che per 11 anni è stato in carcere. La sua accusa? Quella di aver dato rifugio in una chiesa dell’Avana ad alcuni superstiti di un ciclone.

Cuba attende Francesco.

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