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Giornalista russo Vladimir Kara-Murza avvelenato. Anche lui oppositore di Putin. Sarà un caso?

 

Chissà se Putin stavolta dirà “non conta niente” come aveva già detto per Anna Politkovskaja e, più di recente, per Boris Nemtsov ucciso davanti al Cremlino. Ma stavolta il mistero è più sofisticato come per Livtinenko avvelenato di plutonio a Londra. Ora ricoverato in gravi condizioni, per intossicazione, è un giovane oppositore, Vladimir Kara-Murza, 33 anni, metà russo e metà inglese. La moglie Yevgenia ha denunciato sintomi di avvelenamento e ha chiesto il trasferimento fuori dei confini russi. Sarà un caso, ma anche Murza è sempre stato un oppositore di Putin, vantando tra l’altro anche l’amicizia con Nemtsov e si è sentito male all’indomani della presentazione sull’ong Open Russia (finanziata dall’ex magnate della Yukos, Khodorkovski) di un dossier contro il leader ceceno Kadyrov, legatissimo al regime moscovita.

Dunque ancora la Cecenia al centro dello scontro e la conferma di un metodo ormai antico per liquidare l’opposizione. Anche stavolta nessuno troverà prove perché le inchieste “politiche” sono regolarmente assegnate agli eredi del Kgb, ma restano i fatti che sono drammatici. Dalla disgregazione dell’ex Unione Sovietica, ventiquattro anni fa, ad oggi sono stati trecento addirittura i giornalisti morti in circostanze misteriose, ottanta nell’era Putin. E chi non è stato ucciso è finito nei manicomi criminali, i gulag aperti da Stalin e chiusi da Gorbaciov, che l’attuale leader del Cremlino ha riaperto. Ma non solo giornalisti, ma chiunque si metta in testa di contrastare il ritorno dell’impero

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