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Grandi opere e tangenti.Caffè del 17

 

I pubblici ministeri sono uomini grigi con le calze bucate o donne querule col viso sfiorito. Sulla loro testa li segue una nuvola minacciosa: le cause per risarcimento che possono piovergli addosso per via della responsabilità civile. Quando indagano un potente si vedono giù umiliati e messi alla gogna, come Ilda Boccassini per Berlusconi. Eppure sono tornati, i pubblici ministeri, “Scatenati” li definisce il Giornale che denuncia una loro “Irruzione nel governo”. “Hanno fatto il ‘vestitino’ (ndr preparato la bara) a Lupi”, incalza il Giornale. Già, Incalza, di nome Ercole. È stato arrestato. Il movimento 5 Stelle – lode ai suoi deputati e senatori – chiese che, almeno da pensionato, lasciasse il comando della “struttura tecnica di missione presso il Ministero delle Infrastrutture”.  Invano. A difenderlo scese in campo l ministro Lupi, il quale – si scopre ora – in una telefonata lo rassicurò: se il PD (Renzi) non avesse confermato la sua struttura, il governo sarebbe caduto.

Per questi due atti – intervento parlamentare e telefonata –  si devono chiedere e ottenere le dimissioni di Maurizio Lupi. Senza bisogno di tirare in ballo il vestito di sartoria forse ricevuto in dono, quel rollex – e forse pure un lavoro – accettato dal figlio Luca,  il quale – spiega ora il padre a Repubblica –  ebbe la sfortuna nel 2013 di laurearsi in Ingegneria Civile, stesso campo del ministro Lupi.  “La corruzione che viene scoperta – dice il Presidente del Senato Grasso a Repubblica – è purtroppo solo la punta dell’iceberg”. Il resto si sa che c’è, ma conviene non vederla, anzi proteggerla sotto un bel tappeto.

“Expo, Tav & Grandi Opere. La banda dei soliti noti”, titola il Fatto. “Tangentopoli delle grandi opere”, la Stampa. “Grandi opere, tangenti e favori”, Corriere. “Appalti, la rete della corruzione”, Repubblica. Finalmente il disegno di legge contro la corruzione, presentato da Grasso il primo giorno della legislatura, – e che ero stato lesto a sottoscrivere per secondo – arriverà in aula in Senato. Il governo, dopo troppi mal di pancia, ha infatti licenziato il suo emendamento sul falso in bilancio (pene più alte ma intercettazioni non sempre permesse). E il clima è meno sfavorevole. Grazie a certi PM ostinati e alla sveglia che han dato al premier, il quale subito suggerisce (alla retroscenista del Corriere) “Il gelo di Renzi sul ruolo del ministro. Nessun contatto tra premier e ministro delle infrastrutture. ‘Un problema c’è, serve chiarezza”. Confindustria è in gramaglie, il Giornale definisce “follia” la legge contro la corruzione.

 

Repubblica: “Netanyahu. Votatemi e lo stato palestinese non nascerà”. Ha buttato la maschera, per recuperare un pugno di voti in nome della politica del bastone e dell’apartheid, contro arabi e non ebrei, per far digerire la guerra preventiva (contro l’Iran) all’alleato statunitense e persino al Mossad,su questo, reticente. I sondaggi raccontano che “Unità sionista” -il laburista Isac Herzog e Tzipi Livni che con Sharon fondò Kadima- batterà il Likud. “Unità sionista, parla di nuova povertà, di giovani israeliani costretti a emigrare, della necessità per Israele di ricucire con Obama. Netanyahu sceglie l’isolamento e la guerra, non ha programma economico, è coinvolto da inchieste anti corruzione, ma potrebbe perdere e restare al governo. Perchè è più facile formare una coalizione contro  i palestinesi che per Israele.  Il terzo partito, per i sondaggi, è “Lista comune”: arabi israeliani, arabi musulmani, comunisti ebreo-arabi. Difficile che possano governare finchè resta aperta la ferita dei territori. Questa sera gli exit poll.

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