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Livio Garzanti, principe coraggioso

 

“Dino Buzzati una volta disse a mio padre: Guarda che tuo figlio non è così cretino come pensi. Mutò allora atteggiamento”. Così Livio Garzanti, scomparso all’età di novantatré anni, dopo alcuni giorni di ricovero,  racconta il suo esordio nel mondo dell’editoria italiana.

Della Garzanti, fondata da suo padre Aldo dopo aver rilevato nel 1937 la Casa Editrice Treves -storica casa editrice ottocentesca-, Livio all’inizio non era ne il presidente, ne l’amministratore delegato, titoli, targhette o poco più, era semplicemente la guida, la mente, il deus ex machina: severo, intelligente, colto, visionario, ambizioso e scrittore.
Dota l’azienda di una proprio stabilimento tipografico, dirige la rivista culturale “L’illustrazione italiana”, dedica attenzione alla poesia con l’opera di Bertolucci, Luzi e Caproni.
Diventa l’editore tra gli altri di Pier Paolo Pasolini, del quale pubblica “Ragazzi di vita nel 1955”, di Mario Soldati, di Faulkner, di Truman Capote e di Carlo Emilio Gadda, è del 1957 l’uscita di “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana”.
Per comprendere l’uomo, è essenziale scorrere le parole dei carteggi che lo legano agli scrittori, gli scambi con Fenoglio, Gadda, Pasolini, in merito alla genesi delle loro opere.
Goffredo Parise trasse ispirazione proprio da lui per scrivere: “Il padrone”.
Un principe capriccioso, come lo  definì Tullio Pericoli, al quale come un moderno mecenate, commissiona la decorazione di una sala all’interno della casa editrice, in Via della Spiga 30 a Milano: La Sala Garzanti.
Tra macchine da scrivere, penne, matite, carta, scrittori, poeti, manoscritti e le Garzantine, storica collana enciclopedica, compare intento ad osservare quell’universo unico e di rara bellezza, il profilo di Livio Garzanti.  L’uomo all’origine di tutto. In questo luogo si terrà lunedì 16 febbraio, dalle ore 9 alle 12, la camera ardente e la commemorazione civile dalle 14.

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