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‘Freedom in the World 2015’, il rapporto annuale di Freedom House

 

“In a year marked by an explosion of terrorist violence, autocrats’ use of more brutal tactics, and Russia’s invasion and annexation of a neighboring country’s territory, the state of freedom in 2014 worsened significantly in nearly every part of the world”.

Le battute inziali dell’annuale report di Freedom House riassumono perfettamente il quadro mondiale del 2014: per il nono anno consecutivo, è stato registrato un generale declino nella tutela dei diritti politici e delle libertà civili.

Dei 195 stati analizzati, 89 sono stati etichettati come “liberi” (46 % del totale), 55 “parzialmente liberi” (28%) e 51 “Non liberi” (26%). Tra i paesi che hanno modificato la propria posizione rispetto alla graduatoria dell’anno precedente, 61 hanno peggiorato la propria condizione, mentre solo 33 sono riuscisti a migliorarsi (è il dato minimo nei 9 anni di rilevazioni).

Nel complesso, il 2014 è stato un anno duro e travagliato, caratterizzato da una serie di eventi determinanti nell’incrinare il già fragile equilibrio mondiale. Il report parla di 5 fenomeni degni di nota:

  • Gravi crisi umanitarie hanno costretto milioni di rifugiati in capanne sovraffollate e condizioni di vita disumane;
  • Il successo della Tunisia, il cui modello democratico (costituzione in vigore da gennaio 2014) deve rappresentare uno stimolo ed un esempio per tutti i paesi limitrofi in lotta contro i propri regimi autoritari;
  • Il declino della libertà d’espressione su internet: censura, nuove leggi repressive, arresti, costrizione al silenzio. Rwanda, Russia, Ecuador, Korea del Sud e Israele sono solo alcuni degli esempi citati esplicitamente.
  • Limitazioni delle autonomie personali: restrizioni politiche, come quelle imposte da Russia ed Egitto; restrizioni “sanitarie”, come i coprifuoco temporanei istituito in Liberia e Sierra Leone nel disperato tentativo di arginare il virus Ebola.
  • “Dittature Silenziose”: lontani dalle luci della ribalta, molti regime autocratici continuano a vessare i propri cittadini impunemente (Azerbaijan, Etiopia, Arabia Saudita, Vietnam…)

In particolare, il report si sofferma sui Paesi che hanno occupato i titoli delle grandi testate nazionali:

  • La Siria, dove lo Stato Islamico si è imposto come organizzazione terroristica di ultima generazione, ha ricevuto il punteggio più basso del decennio.
  • La Russia, la scelta scelta di invadere l’Ucraina e le repressioni del governo Putin.
  • L’Egitto, la cui “elezione” del presidente Abdel Fattah el-Sisi è stata accompagnata da 1300 prigionieri politici e dalla soppressione di qualsiasi organizzazione umanitaria.
  • La Turchia, un paese in cui la libertà d’espressione è quasi inesistente, assiste in silenzio all’inarrestabile accumulo di poteri del presidente Recep Tayyip Erdogan.
  • La Cina, schiacciata dal più potente partito comunista dai tempi di Den Xiaping.

Come ogni anno, Freedom House ha fornito un’indagine puntuale e ricca di spunti di riflessione. Viviamo in un mondo lontano dall’idillica perfezione, in cui i paesi più potenti dovrebbero forse fare di più per cercare di garantire un maggior equilibrio. La religione, la forma istituzionale e la regione di provenienza non devono inficiare l’inalienabile diritto di ciascun individuo di poter godere e fruire delle proprie libertà e diritti:

“Antidemocratic practices lead to civil war and humanitarian crisis. They facilitate the growth of terrorist movements, whose effects inevitably spread beyond national borders. Corruption and poor governance fuel economic instability”

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