Sei qui:  / Articoli / Informazione / Interni / “Femminicidio e bullismo, bisogna cambiare il sistema educativo”. Intervista a Rita Tulelli

“Femminicidio e bullismo, bisogna cambiare il sistema educativo”. Intervista a Rita Tulelli

 

La Tv ci offre un variegato menù di notizie di cronaca, ma a quanto pare la violenza commessa sulle donne sembra essere una vera e propria strage silenziosa che si compie quotidianamente in ogni angolo della Penisola. I dati sono numeri sempre troppo freddi, ma allo stesso tempo molto eloquenti per imporci più di una riflessione. Il 2013 sono state uccise 179 donne, in pratica una vittima ogni due giorni. Come se non bastasse in 7 casi su 10 questi delitti sono stati consumati all’interno del contesto familiare o affettivo. Violenza, troppa violenza che spesso non sembra fare più notizia o quantomeno destare l’attenzione dei cittadini. Se poi a questi dati si aggiungono quelli provenienti dall’analisi del fenomeno del bullismo minorile, dove sembra sia un attimino più complicato scoprire le violenze subite dai ragazzi allora ben comprendiamo che questa società è veramente infarcita da troppo violenza oltre quella già conosciuta. “Il dato è in crescita – riferiscono quelli di Telefono Azzurro – visto che nel biennio 2012-2013 sono stati ben 485 i giovani compresi tra gli  11 e i 19 anni che hanno dichiarato di essere stati vittima di violenza”. Ma le cifre sono approssimate per difetto, perché in questi casi la paura impedisce di scoprire tutto il calderone. Si tratta di eventi che fanno rabbrividire, e con l’avvento dei social network spesso assistiamo anche al plauso del popolo della rete nei confronti di tali crimini efferati,  proprio come nel caso di una giovane donna uccisa nel salernitano dove oltre al messaggio postato su Facebook dal suo assassino, numerosi sono stati i “like” tributati dal popolo della rete. Tutto questo mi sembra veramente eccessivo. Salto in auto e imbocco l’autostrada Salerno-Reggio Calabria, che  nonostante gli ammodernamenti prima o poi ti riserva amare sorprese con deviazioni improvvise, cambi di carreggiata rallentamenti di ogni tipo causati dagli interminabili cantieri oramai divenuti una costante di quest’arteria nazionale. Ma anche questa volta l’attesa, il sacrificio che impone al viaggiatore questa strada è come sempre ben ricompensato. Mi attende a Catanzaro l’avvocato Rita Tulelli presidente dell’Associazione “Universo Minori”, una realtà che si occupa per l’appunto proprio di queste due tematiche così difficili. La città, posta in altura, sembra quasi sospesa anche sull’eterno scorrere della vita. L’avvocato mi accoglie nel proprio studio raccontandomi dei problemi che quotidianamente la sua Associazione affronta in nome di una giustizia sociale.

Avvocato quando e perché nasce la sua associazione?
L’ associazione nasce nel 2009 per mia volontà Rita Tulelli, e per volontà di un mio zio che di professione faceva il giudice minorile. In Calabria è ancora difficile chiedere aiuto per fenomeni come ad esempio la pedofilia, il bullismo, la violenza sulle donne e per questi motivi che decidemmo di mettere insieme le professionalità e aiutare le tante vittime ad uscire dal tunnel della paura e del silenzio.

Come gestite la vostra attività?
Siamo un’associazione senza scopo di lucro, diamo luogo a tante iniziative nel campo della prevenzione, e stiamo monitorando anche nuovi fenomeni di disagio e devianza minorile, come il bullismo, oggi veicolato anche attraverso i social network quindi cyber bullismo, e con una porta sempre aperta per le donne che subiscono violenze sia fisiche che psicologiche.

Parliamo di  violenza sulle donne, la legislazione attuale è sufficiente?
Guardi, lentamente, a piccoli passi e con fatica la questione della violenza sulle donne come ad esempio quella domestica, diventa materia di nuove norme, in quanto come tutti sappiamo si tratta di una vera e propria emergenza sociale. Al momento facciamo riferimento a la Convenzione di Istanbul, approvata dal Comitato dei Ministri dei Paesi aderenti al Consiglio d’ Europa il 7 Aprile 2011. Si tratta del  primo strumento internazionale giuridicamente vincolante che crea un quadro giuridico completo per proteggere le donne contro qualsiasi forma di violenza. La Convenzione dal 19 giugno 2013 è legge in Italia, ha tra i suoi principali obiettivi l’individuazione di una strategia condivisa per il contrasto della violenza sulle donne, ma anche la prevenzione della violenza, la protezione delle vittime e la perseguibilità penale degli aggressori.

Tutto questo è sufficiente?
La violenza sulle donne ed il femminicidio non si possono combattere soltanto con le leggi, ma anche con una radicale trasformazione culturale e sociale. Per questo come associazione lavoriamo sulla prevenzione anche con dei tour di sensibilizzazione che realizziamo nelle scuole, con l’aiuto di un’agenzia di eventi di Eugenio Bisogni. Il rispetto deve essere insegnato in famiglia ed a scuola. La questione culturale è centrale, e richiede una profonda rivoluzione delle coscienze per sradicare quegli stereotipi di genere che nel nostro Paese sono ancora fortissimi, e continuano ad uccidere centinaia di donne innocenti.

Parliamo di bullismo. Come mai secondo lei assistiamo a questo genere di eventi?
Il bullismo nasce dalla violenza. Molti fenomeni di bullismo nascono dall’ incapacità dell’ adulto di tutelare il bambino nella salute, nella sicurezza e nell’ amore compromettendolo o impedendo lo sviluppo del suo potenziale evolutivo ed umano: trascurarlo, rifiutarlo, chiedergli di essere ciò che non è ancora o non vorrebbe mai essere, costringendolo ad esempio a lavorare o a mendicare. Violenza è distruggere in un bambino la fiducia in chi dovrebbe prendersi cura di lui ed in definitiva la fiducia dell’ altro. Violenza è radicare in lui il germe stesso della violenza: permettere che faccia  proprio il linguaggio della paura, dell’ indifferenza e del non amore, al punto di diventare egli stesso “un carnefice in erba”.

Le cronache oramai sono piene zeppe di questi fenomeni
Le cronache degli ultimi anni ci mostrano, attraverso il fenomeno del bullismo e delle baby -gang, che è in costante aumento il numero dei minori che ” agiscono” a danno della società e spesso di soggetti più deboli ed indifesi riversando su di loro la propria rabbia e la propria paura, combattendo con l’unica arma a disposizione, la logica del ” branco”, che configura la facile quanto drammatica equazione violenza su minori uguale violenza tra minori.

La legislazione vigente è sufficiente?
Il bullismo non è un reato ma è riconducibile ad altre fattispecie quali percosse e lesioni, furto,  molestie o disturbo e spesso viene sanzionato con pene maggiori dovute all’aggravante dei futili motivi. Il bullo può essere sottoposto a carcerazione preventiva. Tuttavia per il codice penale minorile il carcere deve essere l’extrema ratio.

Per quanto riguarda questi fenomeni l’Italia è sempre a due velocità, o coinvolge l’intero territorio nazionale e in che modo?
Questi due fenomeni violenza sulle donne e bullismo coinvolgono l’intero territorio nazionale. Se pensiamo che da alcune ricerche dell’ ONU, la violenza subita dal partner, dal marito o da altri familiari è la principale causa di morte o di invalidità per le donne tra i 15 ed i 44 anni. L’organizzazione Mondiale della Sanità ha inoltre evidenziato che almeno una donna su cinque, nel corso della propria vita subisce un pestaggio o uno stupro. La violenza di genere come anche il fenomeno del bullismo sono fenomeni ampiamente diffusi su scala mondiale e colpiscono i più deboli come donne e giovani ragazzi. Queste violenze rappresentano ulteriori manifestazioni di emergenza sociale che deve essere affrontata con determinazione, con azioni coordinate di intervento che non possono limitarsi al solo aspetto repressivo. Occorre un impegno culturale, un impegno alla crescita delle coscienze, all’ affermazione di una cultura del rispetto in una società che attraversa un profondo mutamento

Come giudica il sistema educativo per i minori?
Il sistema educativo dei bambini nasce in famiglia. In quanto la famiglia è il primo Stato che il minore incontra. Il ruolo importante ce l’hanno i genitori. I genitori devono lavorare sempre in coppia, con coerenza ed utilizzando la stessa metodologia concordata. Così al bambino arriverà un messaggio chiaro, univoco insieme alla percezione che mamma e papà hanno lo stesso pensiero e modo d’agire riguardo a determinate azioni, poiché rispondono ai suoi comportamenti in maniera sempre uguale. Non bisogna mai alzare le mani sui bambini, neppure quando la pazienza è al limite. Si possono utilizzare metodi alternativi, come le riprese verbali decise ma mai aggressive. Così facendo cresceranno disponibili ad accettare le regole, ed a relazionarsi con gli altri, senza violenza ed eccessi ma con decisione ed equilibrio. Così il sistema educativo minorile migliorerebbe. 

Qual è la situazione in  Calabria? Quali difficoltà incontrate?
Lavoriamo a favore di donne e bambini che si trovano in difficoltà.  All’interno della nostra Associazione lavorano esperti come assistenti sociali, psicologi ed avvocati. Seguiamo gratuitamente e con assoluta abnegazione i tanti casi difficili. Operiamo anche all’interno dell’ospedale di Catanzaro e nel carcere minorile. I nostri educatori  assolvono al compito di  empatizzare con il minore e diventare un contatto con le sofferenze. Poi si passa ai genitori che a volte fanno fatica a riconoscere le proprie difficoltà, a vedere il disagio e la sofferenza dei figli ad accettare aiuti, sostegni e consigli. Ma noi non ci arrendiamo.

TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE