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Articolo 21 premia il Cinema del coraggio

 

Sabato 13 dicembre ho partecipato al direttivo dell’Articolo 21 ascoltando con interesse tutti gli interventi in nome di un’informazione libera, senza padroni e senza vincoli politici. Interventi contro ogni forma di censura, bavaglio e di manipolazione dell’informazione. A chiusura della giornata l’Articolo21 ha consegnato premi a personalità del mondo dell’informazione, della cultura, dello spettacolo, premiando per le attività cinematografiche l’attore Alessandro Gasmann e il produttore Carlo Degli Esposti, per la loro attività filmica con la difficoltà di realizzare un prodotto così detto “difficile”. E con questo voglio ringraziare l’Articolo 21 e la sua politica a difesa di qualsiasi forma di espressione, per riconoscere l’attività cinematografica quando racconta temi nascosti.

“Il cinema è strumento di poesia con tutto ciò che questa parola può contenere di significato liberatorio, di sovversione, di soglia attraverso cui si accede al mondo meraviglioso del subconscio”, Lo ha scritto Luis Buñuel. Ricordo questo pensiero per sottolineare l’importanza dello strumento anche storico che può avere il cinema. Un cinema che oggi viene spesso dimenticato e non considerato o forse troppo considerato dalla politica al punto di soffocarlo.

Realizzato il Docu Film su Pasolini, ho acquisito una esperienza unica nello studiarlo e nel conoscere persone, registi e personaggi della cultura che lo hanno conosciuto. Come tutti sanno in questi giorni si è riaperto il processo con un nuovo interrogatorio a Pino Pelosi. Stimolandomi a rileggere Pasolini e confrontare le sue dichiarazioni i suoi scritti e la sua cinematografia anche con la società di oggi. Pasolini ha raccontato le vite tragiche dei diseredati e dei ripudiati del sottoproletariato romano degli anni “60, li ha elevati ad una sacralità nella composizione delle immagini, evocando la grande pittura sacra del quattrocento. Dando un risvolto artistico innovativo nel raccontare con le immagini le realtà delle borgate romane e il coraggio di denunciare la politica di quegli anni.

Eppure molte persone sono convinte che Pasolini sia stato ucciso in una rissa omosessuale. Senza prove, né indizi. Solo perché Pasolini era omosessuale, rimorchiava ragazzi nelle notti romane e praticava una pericolosa sessualità sado-maso. Quindi era una fine preannunciata. Dalla stessa premessa può esserci una conclusione opposta: “Pasolini era omosessuale, rimorchiava ragazzi, ecc… Quindi era gioco facile nascondere un altro tipo di delitto dietro a quella falsa pista“. Per tanti anni è stata la versione ufficiale sulla morte di Pasolini. C’era un reo confesso, il diciassettenne Pino Pelosi, e questo bastò.

Però neanche il Tribunale di primo grado fu in grado di eliminare i dubbi, tanto che condannò il Pelosi “assieme a ignoti”, lasciando aperti molti interrogativi. In questi ultimi anni si sono aggiunti nuovi fatti, testimonianze e indizi. Tanto che nel 2009 la procura di Roma ha riaperto le indagini, affidate al sostituto Diana De Martino. Ecco i fatti più importanti:

1) Nel 2005 Pelosi, dopo aver scontato la pena, ritratta la sua confessione, sostenendo di essersi accusato dell’omicidio perché sotto minacce di morte.

2) La notte dell’omicidio Pasolini non andava a rimorchiare ragazzi ma a incontrarsi con un ricattatore per avere indietro le bobine del film “Salò”

3) Sul luogo del delitto c’era una seconda auto su cui non sono state fatte indagini. Secondo le dichiarazioni di Pelosi a uccidere Pasolini furono tre uomini che parlavano siciliano.

4) Il 20 febbraio 2003 il sostituto Procuratore Vincenzo Calia concluse una lunga inchiesta, durata 9 anni, sulla morte di Enrico Mattei. L’aereo del Presidente dell’Eni precipitò la sera del 27 ottobre 1962. La procura pavese aveva già svolto anni prima un’inchiesta, che però si era conclusa con un “non luogo a procedere, perché i fatti non sussistono”, avendo attribuito la caduta dell’aereo a un incidente.

Nella Richiesta di archiviazione Calia accerta il sabotaggio dell’aereo e prospetta per l’omicidio una regia degna di essere italiana, di cui Eugenio Cefis (futuro presidente dell’Eni) teneva le fila. Pasolini aveva scritto la stessa cosa trent’anni prima in un appunto di Petrolio: “In questo preciso momento storico […] Troya [nome nella finzione dato a Eugenio Cefis] sta per essere fatto presidente dell’Eni: e ciò implica la soppressione del suo predecessore (caso Mattei)”. Il giudice Calia ingloba questa pagina di Petrolio nella sua Richiesta di archiviazione e accumula molte testimonianze e indizi che portano a sospettare la stessa mano anche dietro l’omicidio di Mauro De Mauro, giornalista dell’”Ora” di Palermo, sparito nel 1970.

L’elenco delle cose che non quadrano con la versione della rissa omosessuale è più lunga (BASTA LEGGERE di, Gianni Borgna e Carlo Lucarelli, “Così morì Pasolini”, Il petrolio delle stragi, 2006; Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza, Di Giorgio Steimez, Questo è Cefis. E tanti altri …

“Noi non sappiamo se a far tacere [Pasolini] sia stata una decisione politica. Quello che però sappiamo – come lo sa chiunque abbia prestato attenzione alla vicenda – è che la versione blindata della rissa omosessuale tra due persone non sta in piedi”. Nel Saggio di Marco Belpoliti, “Un letterato non potrà mai essere tanto pericoloso da dover essere eliminato”.

Ma, Pasolini non è stato uno sceneggiatore di fiction. Abbiamo purtroppo esempi di scrittori e giornalisti minacciati e che vivono sotto scorta (Roberto Saviano) o uccisi (Mauro De Mauro e Giuseppe Fava). E poi Pasolini non era solo un letterato. Era un noto regista internazionalmente, scriveva su diversi periodici e un collaboratore del maggiore quotidiano italiano, il “Corriere della sera”. RICORDIAMOCI “IO so … Ma non ho le prove”

ECCO: credo che questa sia anche oggi la politica del potere, con l’aggravante di infiltrati malavitosi nei palazzi del potere. Oggi si considerano gli intellettuali solo come dei salti in banco forse utili per fare trasmissioni di intrattenimento televisive. Ed è quello che da un trentennio sta succedendo, chi ha la forza di dire sempre di SI, lavora per trasmissioni televisive di intrattenimento, utile per far ridere e non far pensare.

Chiudiamo teatri e cinema. Troppo pesanti, troppo noiosi, la gente non vuole pensare, vuole ridere. Si inaugura una nuova televisione AGON Channel, a Tirana, si risparmia, si mangia con due euro al giorno, diamo da lavorare a 500 giovani e abbiamo i più importanti artisti italiani, Massimo Ghini, la Ventura, Sabrina Ferilli, ecc. Questa è stata la dichiarazione del suo Presidente Francesco BECHETTI, con una importante esperienza nel settore televisivo maturata presso la Becchetti Energy Group – ditta specializzata nella trasformazione dei rifiuti solidi urbani in energia rinnovabile – Pare che quest’uomo sia in grado di riciclare ogni cosa: rifiuti, squadre di calcio, personaggi televisivi, ecc.

L’uomo giusto per promuovere e dirigere culturalmente una televisiva. La gente non vuole sentire problemi quando la sera rientra a casa, vuole rilassarsi, vuole ridere. Infatti in Italia con la disoccupazione e la recessione si MUORE, però si muore dal Ridere. Nel frattempo le sale cinematografiche e i teatri si chiudono perché non fanno sempre ridere. E poi il cinema, costa troppo, Cinecittà è inutile, facciamoci un Hotel e un parcheggio sotterraneo. E mentre Luigi Abete chiede una dilazione di 98 rate per in debito di 6 milioni di euro con il Mibac per affitti non pagati, il nostro Ministro per incentivare la promessa di rilanciare il cinema concede.

A Cinecittà entrano tre progetti faraonici, il nuovo Ben Hur, Diabolik e 007, nonostante ciò, con l’aiuto della Società Delaxe, si licenziano i lavoratori della post produzione. Il 4 dicembre, sul tema si è svolta una manifestazione del lavoratori di Cinecittà in via del Collegio Romano (Mibac).

Ora perché dico questo, perché Pasolini ci ha dimostrato con la sua ricerca della verità, un onestà culturale che purtroppo molti oggi hanno perso. Se ricordiamo le sue interviste, alludo al 1971 dove in RAI Enzo Biagi fu il primo ad ascoltarlo il pensiero sul potere mediatico televisivo che Pasolini aveva già percepito e che a distanza di 30anni c’è stato imposto fino ad arrivare alla televisione che ho raccontato poco fa.

Ad un Pasolini che nel 1961 scrisse la poesia “ALI’ DAGLI OCCHI AZZURRI“ immaginando gli sbarchi degli africani in Calabria. Oggi, dopo 50 anni li abbiamo a Lampedusa. Oggi dopo 50 anni scopriamo il malaffare nella gestione dei campi di assistenza degli emigrati con lo scandalo della MAFIA NEL COMUNE DI ROMA.

Oggi a Roma, ancora abbiamo personaggi che hanno fatto parte in anni passati della Banda della Magliana e militanti NAR, che sono liberi e che fanno affari con loschi personaggi del Comune di Roma. Ma i nomi sembrano essere sempre gli stessi che operavano 40anni fa, da gli anni di piombo a oggi, (Massimo Carminati).

Leggendo Pasolini, o rivedendo i suoi film, spesso mi sembra di vivere i nostri giorni con molte similitudini politico sociali ma, con una società orribilmente molto più violenta e con un mondo culturale assente o inerte, non abbiamo più cineasti, giornalisti, scrittori, teatranti e uomini di cultura in genere che hanno la forza di contrastare con il loro pensiero uno “stato contro”. Oggi tutti parlano di Pasolini ma in pochissimi lo imitano.

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