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Illuminamo insieme la crisi più dimenticata: il caso Centrafrica

 

Ad un anno dallo scoppio delle terribili violenze nella Repubblica Centrafricana, due bambini su cinque sono  senza aiuti umanitari. Mancanza di fondi e le condizioni di insicurezza –  strade chiuse, saccheggi e attacchi contro gli operatori umanitari – quest’anno hanno lasciato i bambini che erano in attesa  di aiuti senza accesso a servizi sanitari di base, acqua, istruzione e protezione.

I bambini della Repubblica Centrafricana non fanno più notizia, ma oltre 2,5 milioni di essi continuano a vivere in costanti situazioni di paura. Hanno uno scarso accesso a servizi essenziali e fanno completo affidamento sugli aiuti umanitari. Mentre ci prepariamo a celebrare il nuovo anno, dobbiamo cogliere l’opportunità per dare a questi bambini un futuro migliore o sarà la fine.

Con l’aggravarsi della crisi, dei combattimenti e degli scontri diffusi, quasi mezzo milione di bambini è stato costretto a lasciare la propria casa. Il conflitto ha distrutto le comunità in tutto il paese, lasciando dietro di sé soltanto distruzione e il collasso dei servizi di base. Secondo fonti della mia organizzazione, l’UNICEF, quest’anno,  ogni giorno, in media almeno un bambino è stato ucciso o mutilato nella Repubblica Centrafricana.  Circa 10.000 bambini sono stati arruolati da gruppi armati.
Tra l’orrore di stupri e di uccisioni, in prima linea ci sono insegnanti, operatori per le vaccinazioni, operatori sociali e medici  che ogni giorno corrono rischi per i bambini. Senza  supporto, però, il loro impegno per salvare la vita dei bambini è a rischio e noi stiamo perdendo la maggior parte dei traguardi raggiunti quest’anno.

A questo occorre aggiungere che la crisi sta superando i confini. Negli ultimi 12 mesi, le violenze hanno prodotto come conseguenza 188.000 nuovi rifugiati scappati nei paesi vicini: Camerun, Ciad, Repubblica Democratica del Congo e Congo. Oltre l’80% delle persone scappate dalle violenze e che hanno superato il confine erano bambini e donne. Inoltre, circa 430.000 persone fuggite dalle loro case sono sfollate all’interno del Paese. Oltre 16.000 persone tra le popolazioni di minoranza sono sotto assedio in zone isolate circondate da gruppi armanti.
Non dimentichiamoci di queste umanità disperate, non ricordiamoci di loro solo a Natale.

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