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I “Dieci Comandamenti” di Benigni e la bestemmia delle guerre combattute in nome di Dio

 

“Abbiamo i permessi per iniziare, della Rai, della questura e della Banda della Magliana!” Così Roberto Benigni esordisce nel suo spettacolo dal titolo “I Dieci Comandamenti” andato in onda ieri sera su Rai1 e che tornerà oggi sempre in prima serata. Il comico toscano, ormai assurto al ruolo di esegeta, non poteva non partire dagli scandali di mafia capitale. “Il tema doveva essere la Bibbia, invece mi tocca parlare di Rebibbia”. E qualche divertente stoccata la indirizza anche al presidente del COnsiglio: “Renzi è andato dal Papa per la legge elettorale: Vorrebbe adottare il Vaticanum: si vota una volta sola, si elegge un capo per tutta la vita e senza opposizione”.

Ed ecco che, dopo la naturale premessa sull’attualità, Benigni si lancia sui Dieci Comandamenti con passione ancora maggiore di quella che lo ha visto commentare la Costituzione e l’Inno di Mameli. “I Dieci Comandamenti sono l’evento centrale di tutta la storia biblica, semplicissimi e vertiginosi. Sono comandi, regole, leggi che hanno a che fare con i sentimenti, l’amore, la bontà, la fedeltà”. Nell’excursus di Benigni c’è “il Dio liberatore, che ci insegna come dalla legge venga la libertà e dalla libertà l’amore”, “il Dio geloso, che ci vuole tutto per sé. Mi sembra di sentirlo: Robertino, dimmi la verità, non è che hai visto Buddha ieri sera?”. Il Dio implacabile, che ci vieta di “inginocchiarci davanti agli idoli, perché gli idoli addormentano, il divino inquieta”, il Dio tenero che ci insegna come anche gli animali siano “il nostro prossimo”. E c’è la consapevolezza che “in 3500 anni di storia sono state combattute più guerre in nome di Dio che per qualsiasi altra cosa, e questa è la più grande bestemmia”.

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