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“Non basta dire “Pace, Pace…”

 

Domenica prossima, 21 settembre, l’Onu celebra la Giornata internazionale della Pace. Ogni anno, dal 1982, l’Onu chiede ai combattenti di tutto il mondo di deporre le armi in modo che tutta l’umanità possa respirare, almeno per un giorno, un’aria di pace. Quest’anno il 21 settembre è dedicato al riconoscimento del diritto dei popoli alla pace e visto quello che sta succedendo nel mondo vale la pena di fermarsi a riflettere. Prima riflessione. Il 21 settembre si svolgeranno due marce della pace, a Forlì e a Rovigo, una manifestazione contro le guerre a Firenze e altre iniziative in diverse città come Padova, Roma, Cosenza, Rovereto e Brindisi. La giornata sarà ricordata anche in numerose scuole italiane che si stanno preparando per partecipare, il 19 ottobre, alla Marcia PerugiAssisi per la pace e la fraternità. Ma accanto a questo attivismo responsabile permane un preoccupante disinteresse istituzionale e mediatico. Per molti la pace non è un problema che merita attenzione e impegno. Il Presidente della Repubblica ha parlato di una “fase drammatica quale da tempo non conoscevamo” e Papa Francesco ha evocato lo spettro di una “terza guerra mondiale in corso”. Ma evidentemente questa “terza guerra mondiale” non ci coinvolge ancora e possiamo permetterci di ignorarla.

Seconda riflessione. La credibilità dell’Onu è ridotta ai minimi termini e del suo appello a vivere almeno un giorno all’anno in pace non gliene frega niente a nessuno. Ma questo non va bene. Anzi va malissimo. L’Onu è l’unica alternativa alla guerra selvaggia che sta divorando la nostra pace e la nostra umanità. Se davvero vogliamo fermare l’Isis (volto peggiore ma non unico della guerra) e la destabilizzazione planetaria in corso non possiamo fare altro che ricostruire l’Onu oggi svuotata di poteri, risorse, funzioni e credibilità. L’Onu è l’alternativa ad un mondo disumano fuori controllo in cui fanno da padroni i grandi potentati economici e gli “affaristi della guerra”.

Terza riflessione. L’Onu ci invita a promuovere il diritto dei popoli alla pace. Ma le cronache ci dicono che molti governi, tra cui quelli europei e degli Stati Uniti, stanno cercando di impedire il riconoscimento della pace come diritto umano fondamentale. Da questo riconoscimento formale discenderebbero precisi obblighi che toglierebbero agli stati il potere di fare la guerra. I popoli hanno interesse alla pace e attendono di veder riconosciuto e attuato questo diritto-precondizione di tutti gli altri. I governi, invece, hanno evidentemente altri “interessi” da difendere.

Quarta riflessione. Dobbiamo strappare il discorso sulla pace dalla palude dell’ipocrisia, della retorica e del buonismo. Il discorso sulla pace si va facendo ogni giorno terribilmente più serio e non possiamo dare alcun alibi a chi vuole continuare a nascondere la propria inazione o complicità dietro un muro di belle parole e di qualche gesto inconcludente. Non basta dire “Pace, Pace,…” scrisse un giorno padre Ernesto Balducci. Vale per tutti. Anche per quelli che si dicono “pacifisti” ma è solo un modo come un altro per fare i propri interessi. La pace è una cosa seria e, se non vogliamo piangerne la scomparsa, dobbiamo prenderla sul serio. La Giornata della Pace, le marce, le manifestazioni, la PerugiAssisi sono importanti solo se diventano parte di un impegno continuo, maturo e concreto.

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