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Andy è morto, voleva solo raccontare

 

La speranza è finita, Andy è morto. La conferma ufficiale è arrivata dalla Farnesina dopo verifiche frenetiche, difficili in un territorio insanguinato dalla guerra. Andrea Rocchelli, fotoreporter piacentino, è la decima vittima italiana al fronte. Aveva solo trent’anni, era tra i fondatori del collettivo Cesura.it e si era guadagnato da tempo i galloni del superprofessionista. L’ultima sua voglia di raccontare l’ha espressa in Ucraina da dove era appena tornato solo per riportare il materiale che era finito su grandi network. Ma non gli bastava perché sapeva che questo era un momento importante per l’ex repubblica sovietica. Lo accompagnava anche stavolta Andrej Mironov, un interprete molto conosciuto in Russia, tra i protagonisti del Memoriale dedicato alla seconda guerra mondiale. Sono morti insieme come racconta il loro compagno di viaggio, un altro fotografo, il francese Roguelon che è rimasto soltanto ferito: “Ci è arrivata addosso una pioggia di granate lanciate dalla torre della televisione. Almeno cinquanta, terrificante”. Erano tutti scesi dall’auto e sono stati colpiti in pieno: Mironov è morto subito, Rocchelli – ferito gravemente al ventre – è deceduto all’arrivo in ospedale. “Andy era un ragazzo d’oro” dice chi l’ha conosciuto bene, fra le lacrime. Jan, una sua amica e collega, ha tentato di chiamarlo al telefono cellulare ma una voce le ha risposto in russo confermando la tragedia: “Abbiamo noi le sue cose”. La famiglia è già in viaggio per Sloviansk, dove oggi si vota per l’indipendenza sotto le bombe. Il presidente Napolitano ha espresso “profondo dolore e costernazione per la morte di un operatore dell’informazione che seguiva l’evolversi drammatico di una guerra al centro dell’Europa”. Sono già 43 quest’anno le vittime fra i cronisti, la terza in Ucraina. Anche stavolta è toccata a uno di noi, colpevole soltanto di raccontare. Pino Scaccia

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