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“Premier del popolo”. Caffè del 10 marzo

 

Con l’intervista a Che tempo che fa? di ieri sera, Matteo Renzi ha in parte raddrizzato il suo profilo di decisionista e di uomo che ha la testa fuori dal palazzo, profilo che era stato messo seriamente in questione dai giornali della domenica e da quelli che si stavano preparando per oggi. “Così taglierò le tasse”, Repubblica, che dedica la terza pagina all’annuncio che Raffaele Cantone guiderà l’anticorruzione. “Giù le tasse ma non per tutti”, Corriere della Sera. Dunque “più soldi a chi guadagna meno di 1500 euro al mese”. La Stampa, invece, lascia il titolo già preparato “Duello tra Renzi e la CGIL”, ma aggiunge “ce ne faremo una ragione”, il ben servito del Premier alla Camusso.

A un Fabio Fazio molto comprensivo, Renzi ha detto parecchie cose di buon senso. Che alle imprese servono più la restituzione dei crediti da parte delle banche, una burocrazia meno nemica e finalmente la lotta alla corruzione, di quanto non possa dargli un pacchetto di sgravi fiscali. Mentre per i lavoratori che guadagnano meno di 1500 euro, un po’ di soldi subito in busta paga hanno un valore pratico (permettono di spendere qualcosa in più) e simbolico (la sensazione di non essere stati ancora dimenticati e imbrogliati). Renzi ha annunciato un disegno di legge per introdurre il salario di disoccupazione (della durata di due anni), cancellando ammortizzatori sociali come la cassa integrazione in deroga. Ha promesso di dare centralità alla scuola e di voler spendere il denaro che continua a dormire nelle casse dello stato (per colpa della burocrazia), in particolare per risistemare il territorio, per l’edilizia scolastica e per muovere i fondi euroei.

Buone intenzioni. Ma il Presidente del Consiglio deve temere le onde troppo alte e le ginocchia non abbastanza ferme del suo ormai imminente “Mercoledì da leoni”, come Toti “consigliere politico di B”, definisce sul Giornale il 12 di marzo, giorno in cui il governo scoprirà le carte. Ecco che scorge la mascella, fa la faccia dura e invoca, nell’intervista, il secondo forno, l’altra maggioranza, quella con Forza Italia, che gli serve a tenere a bada la prima. Legge elettorale “già fatta”, dice, Senato da rottamare. E fa intendere a Grillo e a Berlusconi che, con lui, senatori e deputati del Pd e della maggioranza dovranno stare ai patti. Se no? Se no, cosa?

Qui è il suo tallone d’Achille. Per carità il superamento del bicameralismo perfetto e la riduzione dei costi della politica, cominciando con il taglio del numero dei parlamentari, sono obiettivi costituenti del tentativo Renzi di presentarsi come uno che non si lascia imprigionare dai giochi della politica, un “premier del popolo”, prendendo a prestito l’epitaffio di Blair per Diana. Ma poiché l’asse della politica si sta spostando -per volontà dello stesso Renzi- sui necessari atti concreti del governo (Europa, lavoro, corruzione, fisco, amministrazione) e non si prevede più un ricorso ravvicinato alle urne, perché non fissare paletti rigidi (fiducia da una sola camera, riduzione drastica del numero dei parlamentari, legge elettorale che permetta a chi vince di governare) ma lasciando al Parlamento la possibilità di emendare l’accordo (pasticciato) concluso con Verdini?

La ragione c’è, ovviamente. Renzi non si fida dei gruppi parlamentari del suo partito né dell’alleato Alfano. Perciò intende usare lo scontro pubblico e duro con Grillo e il patto, non più segreto, con Berlusconi  per irretire il fuoco amico. Ma così rende il suo compito più arduo. L’azzardo del suo bonapartismo più evidente. Combattere burocrazia e corruzione, dire alla CGIL – Renzi lo ha fatto ieri – che “per vent’anni ha accettato di tutto e si sveglia solo ora”, rimandare al mittente i “consigli” sull’Irap e sul cuneo degli uffici studi di Confindustria, affermando che il governo “ascolta tutti, ma poi decide, pensando alle famiglie e alle imprese”, rappresenta già una grande svolta. Insistendo nel voler imporre una legge elettorale e una riforma del Senato “blindate”, Renzi rischia di esagerare e di mettersi contro anche chi, diverso da lui, potrebbe dargli una mano, per “uscire dalla palude”.

Da corradinomineo.it

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