Vendita quotidiani, il crollo continua

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Continua a gennaio il crollo delle vendite in edicola dei quotidiani, scese a 3,76 milioni di copie. Il digitale compensa solo in minima parte. Editori sotto accusa.

Claudio Visani

Non si arresta la caduta della vendita “pagata” dei quotidiani cartacei in Italia. Complessivamente, tra edicole e abbonamenti, a fine anno le vendite erano scese abbondantemente sotto i 4 milioni di copie, esattamente a 3,76 milioni.

Un disastro se si pensa che 20 anni fa le vendite avevano sfiorato i 7 milioni di copie (il picco fu nel 1990 con 6 milioni e 800 mila copie), e che all’inizio del secolo scorso, quando i giornali si facevano col piombo, le testate si contavano sulle dita di una mano, le redazioni chiudevano alle cinque del pomeriggio e le copie stampate in poche tipografie venivano distribuite via treno, corriera e nave, si vendevano mediamente due milioni di copie in più rispetto a oggi.

Editori sotto accusa.
Una crisi che sembra inarrestabile, dovuta certamente alla concorrenza crescente di Internet e dei social network, ma che chiama direttamente in causa gli editori italiani, di gran lunga i più impuri al mondo, e anche i più inermi sul piano delle politiche editoriali. Per loro il messaggio che arriva dal mercato è inequivocabile: svegliatevi! Se non volete farvi ammazzare dal web e chiudere bottega, dovete ripensare le strategie e gli investimenti.

E’ tempo di rilanciare la qualità e peculiarità dell’informazione sui giornali stampati rispetto al mare magnum delle notizie in Rete. Bisogna diversificare l’offerta informativa, investire sulla formazione dei giornalisti e sull’autorevolezza delle firme, rilanciare il giornalismo d’inchiesta e gli approfondimenti. Tutto questo per riconquistare il solo, vero valore aggiunto dei giornali: la loro credibilità. Come hanno cominciato a fare gli editori d’Oltreoceano e in altre parti del mondo Occidentale.

L’on line cresce, ma non basta.
Tornando ai numeri del 2013 (il primo con rilevazione e diffusioni comprensive delle copie digitali) e a quelli dell’ultimo rilevamento di gennaio, l’unico dato generale in controtendenza è quello delle copie vendute on line, che appare in costante crescita ma vale, in quantità, ancora poco più del 12% rispetto al totale delle “vendite complessive pagate”. Comunque sia, la diffusione dei quotidiani tramite pc, smartphone, tablet ha portato un po’ di ossigeno a una editoria comunque malandata, su cui continuano a picchiare fortissimo la crisi economica, la concorrenza dei giganti del web e il crollo degli investimenti pubblicitari, calati in un solo anno (dati Fcp) del 19,4% (in valore assoluto sono stati “bruciati” quasi 200 milioni di euro).

L’offerta digitale, dunque, sembra sempre di più connotarsi come una forma di contrasto al declino, pur senza presentare una dimensione tale da riportare in attivo i conti economici. È una questione di numeri, ma anche di regole. Di numeri perché le copie digitali nel loro complesso erano complessivamente 445mila su 3,76 milioni a dicembre. Di regole perché gli editori hanno stabilito che per essere certificate le copie digitali possono essere vendute con un prezzo non inferiore al 30% di quello medio di copertina, se si tratta di copie digitali singole o multiple (quelle vendute ai grandi clienti) o del 50% se vendute in abbinata carta-digitale.

Il Corriere sempre primo in edicola.
Detto questo, a gennaio 2014 tra edicole e abbonamenti il giornale cartaceo più venduto era sempre il Corriere della Sera con 332mila copie, seguito da Repubblica con 282mila, Stampa con 184mila e Sole 24 Ore con 140mila. La classifica della diffusione totale cartacea più digitale registra invece questi dati: Corriere della Sera, 460.453 copie; Repubblica 369.306; Il Sole 24 Ore 355.049; Gazzetta dello Sport 232.527; La Stampa 223.457; Il Messaggero 145.485. Tra gli altri, Il Resto del Carlino è a 123mila, Il Giornale è a quota 101mila, Libero a 69mila, Il Gazzettino a 68mila, Il SecoloXIX a 56mila, Il Mattino a 51,5mila, Il Tempo a 36mila, l’Unità a 23.600.

Il gradino più basso del podio cambia se si esaminano soltanto i dati delle vendite digitali. Il Corriere è primo con 66mila copie, seguito da Repubblica con 53 mila e Sole 24 Ore, che con 38 mila copie scalza dal terzo posto La Stampa.

Da notare che sul terreno digitale la distanza fra i battistrada e gli inseguitori è enorme. In quarta posizione la Gazzetta dello Sport non va oltre le 21mila copie, e Il Fatto Quotidiano, in quinta, è a 12.610 copie (in calo sia sul digitale che sul cartaceo di circa il 6%, fino ad attestarsi attorno alle 42mila copie).

Da voltapagina.it

2 thoughts on “Vendita quotidiani, il crollo continua

  1. Da quando Corrierone e La Stampa sono diventati giornali di partito (Pd e Pdl) ma chi li legge più?
    Si continua a far i giornali per i giornalisti, ignorando i lettori…

  2. O… pubblicando questo letame: dal Sole24ore. Qui l’Ordine non interviene? Siddi non ha nulla da sottolineare di cui indignarsi? Grillo dunque si può insultare e vilipendere a piacimento…

    “Quando ho letto l’ultima sparata sulla secessione di “Giuseppe detto Beppe fu Grillo” (nel senso che il nome di battesimo è una cosa cristiana che rimane del comico Grillo) un brivido mi ha attraversato la schiena. […] Bastano già le sventurate quanto involontarie coincidenze tra la furia secessionista di beppefugrillo e la furia parasecessionista di Cosa nostra e delle leghe, le disgraziate quanto involontarie coincidenze tra il furore anticasta pentastellato e quello delle leghe e gelliano e le pacchiane quanto involontarie coincidenze tra l’uomo forte di San Fruttuoso in Genova e i celoduristi celtici, tutti duri e puri contro la burocrazia e le caste di tutto il mondo. La politica non può permettersi di offrire involontarie quanto devastanti bombole di ossigeno a disegni che nulla hanno di politico”
    Roberto Galullo (Sole24ore)

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