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Lavoro. Istat, nuovo record di disoccupazione

 

ROMA – Cresce ancora il tasso di disoccupazione che a gennaio è risultato pari al 12,9%.  Insomma, la situazione occupazionale continua a peggiorare. A rilevarlo è l’Istat,  secondo cui l’incremento interessa entrambe le componenti di genere e tutto il territorio, in particolare il Mezzogiorno dove arriva al 19,7%. Questo significa che nessuno è escluso da questo rapporto, ovvero la disoccupazione è diventata ormai la problematica numero uno dell’Italia, fanalino di coda dell’Europa.

Nella media del 2013, il tasso di disoccupazione ha raggiunto infatti  il 12,2% in confronto al 10,7% di un anno prima. È il tasso più alto dall’inizio delle serie storiche mensili, ovvero gennaio 2004, e di quelle trimestrali, cioè il primo trimestre del 1977.
Un vero disastro. Ma vediamo nel dettaglio.

I disoccupati tra i 15 e i 24 anni sono 690 mila. L’incidenza dei disoccupati di 15-24 anni sulla popolazione in questa fascia di età è pari all’11,5%, in aumento di 0,3 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 0,8 punti su base annua. Numeri a parte, significa che un numero altissimo e crescente di giovani non ha speranze di trovare lavoro.

Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, ovvero la quota dei disoccupati sul totale di quelli occupati o in cerca, è pari al 42,4%, in aumento di 0,7 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 4,0 punti nel confronto tendenziale.
L’incremento coinvolge in sei casi su dieci «individui con almeno 35 anni ed è dovuto in più di sette casi su dieci a quanti hanno perso la precedente occupazione. L’incidenza della disoccupazione di lunga durata (dodici mesi o più) sale dal 52,5% del 2012 al 56,4% del 2013.
Insomma, significa che non solo è diventato impossibile trovare un lavoro, ma la ricerca può durare all’infinito.

Nello specifico, «il tasso di disoccupazione giovanile 15-24  anni cresce di 4,7 punti percentuali, arrivando al 40%, con un picco del 53,7% per le giovani donne del Mezzogiorno. Dopo il forte calo del 2012, la popolazione inattiva tra 15 e 64 anni torna a crescere, con un incremento di 49.000 unità (pari a +0,3%) che interessa gli uomini sia italiani sia stranieri (complessivamente +92.00 unità, pari a 1,8%), ed esclusivamente le donne straniere (41.000 unità)». L’incremento degli inattivi riguarda «soltanto coloro che, pur disponibili a lavorare, non hanno svolto ricerca attiva di lavoro nelle quattro settimane precedenti l’intervista (+159.000 unità, il 10,1% in più). Tra i motivi della mancata ricerca del lavoro crescono in misura sostenuta lo scoraggiamento e i motivi di studio (rispettivamente 187.000 e 100.00 persone in più)».  Prosegue il calo degli inattivi «non interessati a lavorare o ritirati dal lavoro, concentrati in più di sette casi su dieci nella fascia di età tra 55 e 64 anni. Il tasso di inattività nella media del 2013 sale al 36,5%, con un incremento di 0,2 punti percentuali che interessa esclusivamente gli uomini (+0,5 punti)».
Inutile aggiungere che i dati diffusi dall’Istat sono deprimenti. Nonostante le sollecitazioni che ogni giorno giungono dal mondo del lavoro non esiste nessuna ricetta capace di risolvere questo ‘grande’ problema il quale si aggrava sempre più in mancanza di politiche adeguate.

La situazione non è mai stata così drammatica. Si tratta di un sintomo estremamente indicativo delle condizioni precarie dell’intero sistema economico. L’andamento dell’occupazione, infatti, risente della grave crisi della domanda di mercato dettata, a sua volta dalla perdita o dalla mancanza di lavoro.

Basti pensare che, secondo quanto rilevato dall’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori la contrazione dei consumi è stata del -4,7% nel 2012, del -3,4% nel 2013, mentre nel 2014 si prevede da parte dello stesso Osservatorio un’ulteriore frenata del -1,1%.

Nell’ultimo triennio, così, la contrazione dei consumi delle famiglie toccherà un livello drammatico, pari a -9,2%. Una diminuzione impressionante, che equivale ad una caduta della spesa di queste ultime di circa 65,4 miliardi di Euro. Di fronte ad una contrazione della domanda interna di questa portata, le risposte del Governo devono essere immediate.

“Oggi è chiaro più che mai che il lavoro è una delle priorità assolute da affrontare. È in gioco il futuro del Paese, delle famiglie e dell’intero sistema produttivo. Chiediamo pertanto un immediato rilancio degli investimenti per lo sviluppo e la ricerca, fondamentali per la ripresa dell’occupazione.” – dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti. Oltre a tale aspetto è necessario intervenire immediatamente per il rilancio del potere di acquisto delle famiglie, diminuito del -13,4% dal 2008 ad oggi, attraverso una detassazione per il reddito fisso, lavoratori e pensionati. Ogni risorsa ricavata dall’attuazione di tagli a sprechi, privilegi e costi della politica, nonché un’intensificazione della lotta all’evasione fiscale andrà destinata a tale scopo.

Da dazebao.it

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