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Cie di Roma: bocche cucite per problemi senza voce

 

Lo scorso 21 dicembre 2013 un gruppo di immigrati del Cda di Roma (Ponte Galeria) si era cuciti le labbra per protestare e dar eco, mediatico, alle loro richieste: far si che vengano migliorate le condizioni di vita nei centri di accoglienza italiani. L’eco mediatico ci fu, non paragonabile a quello suscitato, qualche giorno prima, dal video, girato da un giovane siriano, che immortalava sul fatto le condizioni ed azioni, disumane, con le quali venivano trattati gli immigrati del centro di accoglienza di Lampedusa. Come spesso, quasi sempre, avviene in questi casi l’eco è destinato a dilatarsi nel tempo, fra un proclamo di cambiamenti, una promessa europea, una italiana, un’attenzione d’oltralpe e una dal Vaticano, progressivamente si ritorna allo status quo precedente alle proteste o ai vari ‘scandali’.

Così è avvenuto per le ‘bocche cucite di Roma’, finché qualche giorno fa altri immigrati hanno deciso di ricorrere a questo, estremo, modo per attirare l’attenzione sulle condizioni limite in cui sono costretti a vivere gli immigrati del centro di Identificazione ed Espulsione di Ponte Galeria (Roma). Si tratta di circa tredici immigrati, di origine marocchina, che hanno anche lanciato uno sciopero della fame al quale hanno aderito altre 20 persone detenute nel centro. Bocche cucite per problemi senza voce… senza voce perché manca, dall’altra parte qualcuno che sia in grado di dare risposte che non siano solo aleatorie o appartenenti al mondo dell’ideale. Manca chi è in grado di dare programmi, idee, soluzioni facenti parti di un piano pratico e concreto, piano che la nostra politica sta perdendo sempre di più, forse è proprio per questo che è sempre più lontana dal cittadino.

Se poi dalla Lega Nord le risposte a questi problemi continuano ad essere, parole del Segretario Matteo Salvini: «Quando parte il primo aereo per il Marocco? Tutti a casa, abbiamo esaurito pazienza e soldi», allora al danno si aggiunge la beffa, anzi le brutte figure che continuiamo a fare con il resto del mondo. A tal proposito fa riflettere la dichiarazione rilasciata ad Argana Tv dall’ambasciatore del Regno del Marocco, Hassan Abouyoub: «L’Italia, nel mondo, è la nazione che più di tutte dovrebbe ricordare l’importanza della tolleranza e dell’unione fra popoli. La sua posizione in Europa e nel mediterraneo l’ha vista da sempre al centro di numerosi flussi migratori, fenomeni che qualunque altra nazione avrebbe fatto fatica a gestire. L’Italia invece no, è sempre riuscita rimanere in piedi ed ora che è una grande nazione unita potrebbe svolgere un ruolo fondamentale dal punto di vista dell’unione fra popoli e culture».

Si tratta quindi, dal punto di vista di Abouyoub, di guardare il bicchiere mezzo pieno e magari trasformarlo in elisir. Peccato però che in Italia manchino ancora corde vocali in grado di recepire questi messaggi e dargli positive e propositive voci. Intanto le bocche rimangono cucite.

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