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L’aria che tira

 

Sandra Bonsanti

Cantano a squarciagola i giovani del Nuovo centro destra di Angelino Alfano. Cantano Fratelli d’Italia e fanno il saluto fascista, braccio destro teso, risate di sfida, pochi giorni orsono, a Pesaro.
Una bravata. Indignarsi?
Qualcuno spedisce teste di maiale agli ebrei di Roma: chi è stato? La polizia ferma un paio di estremisti, mentre stanno imbrattando con scritte xenofobe nei pressi della circonvallazione Clodia armati di bombolette di vernice nera il muro di uno stabile. Appartengono alla struttura “Militia” . Forse sono gli stessi delle teste di maiale, ma ancora non si sa. Nella macchina hanno un maialetto di gomma e una maglia con scritte antisemite.
Chissà se il ministro Alfano ce la sta mettendo tutta per scoprire gli autori delle azioni che ci fanno arrossire di vergogna. Intanto i due romani sono denunciati per istigazione all’odio razziale.
A Genova di notte parte la caccia ai senzatetto: aggredirli è un gioco. Alle volte vengono anche accoltellati.
Quando è che si decide che non è il momento di scherzare, a che punto deve arrivare la provocazione, l’intimidazione perché si dica “basta”?
Non mi piace l’aria che tira. Non mi piace la sottovalutazione politica di questa destra che oggi è al governo e che si fa di tutto, per convenienza politica, per accreditare come “democratica”.
Non mi piace la sufficienza con cui, oggi come in altre stagioni, si irride agli “intellettuali”, o ai “costituzionalisti”: quasi fossero categorie di perditempo, di buoni a nulla che niente hanno da insegnare, solo si arrabbiano e dicono dei “no”.
Non mi piace l’aria che tira in Europa: un continente che può darci delle sorprese, assediato com’è da un razzismo per ora perdente ma non addormentato e soffocato da una crisi definita la peggiore dopo quella del 1929.
Non mi piacciono, infine, i sondaggi che oggi ci dicono che in Italia lo schieramento di destra e quello di centrosinistra pari sono o pari potrebbero essere alle elezioni. E che l’assenteismo e il distacco dalla politica invece di diminuire aumentano giorno dopo giorno e anche noi siamo circondati da amici che ci confessano: non andrò a votare.
La democrazia, ce lo ricordiamo, si perde “a rate”, non tutta insieme, a meno che non ci sia un colpo di stato. Ma non è questo il rischio.
Il rischio è questo fascismo strisciante. Queste gocce di veleno che ci impediscono, per ora, di immaginare tempeste ben più violente.
Con l’aria che tira, qualunque riforma volta a disarmare l’assetto istituzionale, cancellando ogni strumento di garanzia parlamentare, mi pare un azzardo. Una inutile e dannosa sfida ai ricorsi della storia.

Da libertaegiustizia.it

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