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MediaAid, una Onlus per l’informazione comunitaria

 

“Nessuno escluso. Illuminare le periferie. Informarsi, informare”. Dopo aver letto il titolo scelto per il Forum di Assisi promosso da Articolo 21, abbiamo aderito con entusiasmo perché ci siamo sentiti coinvolti direttamente.
MediaAid è infatti una Onlus pensata e organizzata non soltanto grazie all’attività di giornalisti professionisti ma da professionisti della comunicazione in genere; l’intenzione quella di raggiungere, in particolare attraverso lo strumento radiofonico, alcune zone del mondo per l’appunto poco illuminate dal sistema dell’informazione, e che avrebbero bisogno di un campo di luce ben più ampio. Da questa idea è partito nel 2010 il progetto “Dai voce a una radio”, una collaborazione tra emittenti radiofoniche italiane (in Fm e in rete) e le varie realtà delle radio comunitarie sparse per il mondo. In questi oltre tre anni si è così lavorato per offrire una possibilità concreta al dialogo religioso e culturale in un Paese ancora molto difficile da questo punto di vista come è il Kosovo; si è operato in Kenya con la comunità comboniana per dar vita a dei corsi di formazione su tecniche e contenuti radiofonici, con la speranza di ottenere presto una frequenza in Fm nel cuore Nairobi; si è arrivati in Palestina con l’intenzione di dare una mano laddove Radio Shabab ne avesse bisogno, sino all’acquisizione di una nova antenna; si è attivato uno scambio proficuo con RadioOxyjeune, emittente che ogni giorno manda in onda programmi di denuncia sociale dalla banlieue di Dakar, dove per scambio proficuo si intende una serie di trasmissioni in diretta dal Senegal a cui vanno aggiunti vari collegamenti realizzati e mandati in onda da RadioArticolo1.it, partner italiano di Oxyjeune. Nel corso dell’ultimo viaggio nel paese africano siamo anche riusciti a controllare l’intero sistema di sicurezza dell’impianto elettrico: ne aveva veramente bisogno. Con questo scambio non solo teorico ma così tanto pratico (con un tecnico-audio in visita per controllare microfoni, casse e altro materiale radiofonico), replicato nelle altre esperienze del progetto “Dai voce a una radio”, si riesce a tessere una rete di rapporti basati non più sull’assistenza fine a se stessa, come troppo spesso accaduto in anni precedenti, ma sull’interazione comune, sullo scambio di informazioni e trasmissioni da realizzare insieme, sugli incontri di formazione vissuti come momento di partecipazione condivisa tra formatori e “formati”.

Tornado nei nostri confini, dei quali si è molto discusso nelle giornata del Forum soprattutto in termini di diritti e tutele del giornalismo precario, qui per MediaAid le luci delle periferie si spostano a Tor Bella Monca, o in via di Bravetta, nel Tiburtino e nell’Esquilino romano; nei Quartieri Spagnoli e a Forcella per quanti riguarda Napoli, a Falchera e Mirafiori2 in quel di Torino. Il tutto grazie ad UndeRadio, emittente-web nata dalla mescolanza creativa di Save the Children Italia e MediaAid, presente nel progetto come referente specifico in tema di comunicazione radiofonica. Divenuta una voce nazionale a partire da quest’anno, dopo due anni di esperienza nella sola cintura capitolina, UndeRadio.it produce tre ore quotidiane di programmazione grazie alla partecipazione di 36 scuole, suddivise nelle tre città rappresentanti il Nord, il Centro e il Sud italiani, per un totale di circa 2.500 studenti coinvolti (di cui un migliaio di origine straniera). Gli argomenti affrontati ogni giorno sono proprio legati ai concetti di partecipazione e non-discriminazione, ai quali per sviluppo naturale si aggiungono quelli dell’integrazione e dell’interazione, del pluriculturalismo e delle diversità, del diritto alla parola da parte dei minori (sanzionato dagli articoli della Convenzione CrC Onu il 20 novembre 1989), unito indissolubilmente a quello di cittadinanza. Un’altra avventura di frontiera, che cerca di dare voce a una generazione troppo spesso chiamata in casua, quasi mai veramente coinvolta. E ascoltata.

Ecco perché, con il titolo del Forum, MediaAid si è subito sentita chiamata in causa: illuminare le periferie, informare e informarsi, attraverso la reciproca collaborazione, deve diventare il nostro pane quotidiano.

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