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#nessunoescluso, parola d’ordine: inclusione

 

E’ toccato all’ex presidente della Rai, Roberto Zaccaria, scuotere le platee della seconda giornata del forum di Assisi “Nessuno escluso. Illuminare le periferie: informarsi, informare” che si sta tenendo in questi giorni ad Assisi e che chiuderà i battenti domenica 15 dicembre. “Nel momento in cui misuriamo lo stato di salute di art.21 non basta la radiografia, ma dobbiamo decidere come intervenire – ha sottolineato Zaccaria -. Il quadro normativo, il pluralismo, l’indipendenza dei media, l’ambiente, l’autocensura, le infrastrutture, il trattamento giuridico ed economico dei giornalisti, sono i temi. Ce lo dicono sia il Consiglio di Europa sia La Commissione di Venezia. Noi dobbiamo darci una bussola, che lega tutti i discorsi: il diritto all’informazione, che è ancora più importante del diritto di informare. Il servizio pubblico senza diritto all’informazione non ha senso. Come non ha senso un Parlamento che non legifera. In 9 mesi il Parlamento italiano, su 49 interventi normativi, 38 sono decreti, poi leggi di ratifica, un paio di interventi sul bilancio e un’unica legge: quella sulla costituzione della commissione antimafia, che si fa ad ogni legislatura. Le leggi sono la garanzia dei diritti di libertà e un sistema che non ne fa lede tali diritti.”.

Colpa di chi non fa le leggi, colpe che ricadono sui cittadini e come ha denunciato, nel suo intervento appassionato, toccante, che non ha risparmiato lacrime sia tra gli uditori sia tra i relatori, don Maurizio Petriciello parlando della sua terra dei fuochi “La colpa è di chi ha la colpa. I nazisti davano la colpa a tutti così che, se succedeva un fatto, potessero uccidere l’intero paese o quartiere . I fumi dei roghi ci hanno avvelenato l’anima ma sono stati anche la spinta per reagire. Una mattina, – ha raccontato don Maurizio – dopo l’ennesimo odore acre, irrespirabile che entrava alla finestra, come un pazzo ho aperto il computer, e su facebook ho scritto adesso basta, andate a prendere i sindaci di petto, andate a farvi sentire, scendiamo in piazza, facciamoci sentire. E via via da lì la protesta ha preso piede, l’arrivo della stampa, sia quella più attenta sia quella più interessata ai fattarelli, per arrivare alla raccolta delle firme per il Parlamento, l’Unione europea, il Senato e la Camera e così Terra dei fuochi è arrivata per la prima volta al cuore del Governo. Ci sono voluti 30 anni. Ora serve una mappatura dei territori, i contadini sono ridotti allo stremo, le ditte del nord continuano a comprare i prodotti delle terre avvelenate solo che li pagano a prezzo stracciato. Le mamme devono sapere se il cibo che danno ai propri figli è avvelenato o meno. E guardate che sui bidoni contenenti i rifiuti nocivi sotterrati nelle nostre terre dei fuochi c’era scritto in grande MILANO”.

Da dove ripartire quindi? Da quale terra dei fuochi far nascere un sistema che tuteli i giornalisti, soprattutto quelli che oltre ad essere pagati 3 euro al pezzo non hanno alcuna protezione legale? Una risposta è sicuramente lo sportello anti querele intitolato al fondatore e presidente di Libera informazione morto lo nel maggio 2011, Roberto Morrione. Giulio Vasaturo, uno degli avvocati dello sportello ha spiegato come la querela sia diventata lo strumento più funzionale usato dai mafiosi “Una intimidazione meno rintracciabile, che minaccia il singolo giornalista ma avverte tutti gli altri che si muovono sullo stesso territorio e terreno. Che provoca un effetto collaterale che è l’autocensura, soprattutto tra quelli che si approcciano alla professione, tra i precari o freelance”.

“Il tema della diffamazione – per il presidente di Libera informazione Santo della Volpe – e delle querele temerarie è gravemente trascurato. Il problema non è togliere ai direttori la responsabilità legale su ciò che viene pubblicato. Anche perché così facendo un direttore che volesse innescare una macchina del fango finirebbe per scaricare le responsabilità sui giornalisti”

Cosa fare? Un’idea precisa l’ha espressa nel suo intervento Maurizio Blasi. “Abbiamo messo in campo un bel pacchetto di idee, dobbiamo raccoglierle in un documento davanti al quale ognuno, ogni collega deve prendere una posizione. Una svolta dettata dalle idee, dalle proposte, dall’entusiasmo”.

Un entusiasmo che per Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo 1, si coniuga con un’atra parola chiave: l’inclusione. “Abbiamo scelto Assisi come città del dialogo, delle differenze, dell’ascolto, – ha sottolineata Giulietti nel suo intervento conclusivo – dove si tenta il punto di mediazione e si respinge l’idea del capo e della sua gente, del capo e del suo balcone. I punti in comune: i trattati internazionali, la Costituzione (non solo l’art.21, ma la dignità del lavoro, il diritto alla retribuzione)… E poi conflitto di interesse, antitrust e concentrazione, fonte di nomina Rai, diritto di cronaca, querele temerarie. E l’inclusione”.

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