Emilia-Romagna,quel mosaico di mafie e antimafia in evoluzione

0 0

di Santo Della Volpe

 

Titolare  ancora con la parola “Mosaico” questo dossier 2013 sulle mafie in Emilia-Romagna, è stata una scelta voluta e ponderata: perché dalla lettura della penetrazione mafiosa in questa regione e dalla presentazione delle risposte politiche, civili e culturali dell’anno scorso, è emerso  un confronto quanto mai composito ed in movimento. Un mosaico, appunto, dove lo scontro tra la mafie e l’antimafia si aggiorna costantemente, quasi  come in caleidoscopio,il cui movimento periodico  è dato da una crisi economica dalla quale si stenta ad uscire.

Il Dossier 2013 è quindi qualcosa di più di un  aggiornamento di quello presentato lo scorso anno. Perché in questa Regione, abbiamo registrato l’ingresso in scena di  nuovi “reati spia” (quelli cioè che indicano un tentativo di infiltrazione mafiosa, magari in campi sinora non toccati o scandagliati dalle indagini) ,un consolidamento, purtroppo, di presenze nei settori più tradizionali della criminalità organizzata; ma contemporaneamente  le risposte politiche e sociali si sono aggiornate, hanno assunto più forza sia in campo istituzionale che  culturale, ad esempio nelle scuole e nelle iniziative che hanno coinvolto professionisti e mondo del lavoro.. Se lo scorso anno scrivevamo che “si sta componendo sul territorio un confronto che, città per città, provincia per provincia, vede le mafie coltivare il loro radicamento,trovando però una nuova consapevolezza, un contrasto sino a qualche anno fa solo auspicabile”, quest’anno dobbiamo  registrare nuove “buone prassi”, nuove leggi come ad esempio quelle sul gioco d’azzardo della Regione Emilia Romagna  e del Comune di Bologna  che non sono solo il risultato di una buona sensibilità politica.  Ci sembrano l’ottimo frutto di una unione di  pratiche positive  scaturite da una mobilitazione sociale delle Istituzioni, dei partiti nelle loro varie articolazioni sul territorio,  delle scuole ed Università , delle associazioni, da Libera (che, lo ricordiamo sempre, unisce molteplici gruppi ed associazioni) sino ai giornalisti con il loro sindacato ed Ordine  professionale. E da quest’anno, vediamo nei dati e nei nostri ragionamenti di sintesi, il frutto della nuova sensibilità di associazioni professionali ,come il CUP di Modena o i notai, stimolati  dalla necessità di rispondere con nuovi strumenti a quelle mafie che per primi a loro chiedono coperture e ingessi di attività criminali in economie legali. Ed anche questo, crediamo, sia un’altra tessera positiva del mosaico di antimafia e del  lavoro comune tra Libera Informazione ed Assemblea Legislativa della Regione Emilia Romagna,ormai al terzo anno di Osservatorio , frutto di quella legge regionale numero 3 del maggio 2011 che ha posto le basi per diffondere il contrasto alle mafie nelle Istituzioni e nel territorio.

Nonostante questo, la criminalità organizzata tenta di affermarsi, approfittando ancora della crisi economica e della forza del denaro sonante che le mafie mettono in circolazione, cercando di entrare nell’economia legale. Lo dimostrano alcune delle cifre e delle considerazioni ,tratte dalle analisi della Dia e della DDA da noi incrociati con i dati della Banca d’Italia e di altre ricerche sociologiche che riportiamo nell’edizione 2013 del dossier: in particolare la rilevanza del riciclaggio di denaro sporco, campo nel quale l’Emilia Romagna è balzata al quarto posto dopo Lombardia, Lazio e Campania, per numero di segnalazioni di operazioni sospette, ben 5.192 in un anno, passando dalle 986 del 2008 al dato quintuplicato del 2012. E sono le segnalazioni arrivate dai soli intermediari finanziari ! Mentre, sempre sul fronte del riciclaggio, colpisce l’ingresso prepotente sulla scena dei reati legati al riciclaggio,il fenomeno dei “compro oro”, settore nel quale la Guardia di Finanza ha segnalato l’ingresso delle mafie,con esportazioni fittizie di oro per mascherare vendite in nero di metallo prezioso ,truffe con denuncie di quantitativi di oro “non corrispondenti a quelli effettivi” per mascherare furti e riciclaggio da acquisti in nero. E  proprio una delle più importanti operazioni condotte in questo 2013  dalle GdF riguarda proprio l’Emilia Romagna. E mentre si affacciano questi nuovi settori, restano ben attivi gli usuali e consolidati settori di attività mafiose: l’usura che si è purtroppo mantenuta sui livelli degli anni precedenti  mentre le estorsioni sono tornate a crescere  rispetto ,ad esempio, ai dati in leggero calo del 2010 e 2011. Ed anche i “danneggiamenti” a seguito di incendi (non direttamente di natura mafiosa,ma anch’essi “reato spia” del fenomeno), sono aumentati in Emilia Romagna, secondo gli ultimi dati Istat, purtroppo fermi alla fine del 2011. E tutto questo è avvenuto mentre le denunce dei commercianti non si sono moltiplicate come auspicato.

Se ne deducono alcune considerazioni sulla rilevanza della presenza delle mafie in questa Regione. La conclusione della Dia non autorizza facili ottimismi al riguardo: «La ‘ndrangheta si conferma tra i più insidiosi fenomeni criminali or­ganizzati, i cui profili di sviluppo, superando il modello arcaico basato sulla pressione militare sul territorio, si protendono alla creazione di aree ove, simultaneamente, attori della legalità compiacenti e soggetti della concla­mata illegalità si danno reciproco sostegno, per conseguire utilità di diversa natura». Infatti secondo il procuratore generale Ledonne, l’8% dei ricavi com­plessivi della ‘ndrangheta – in questo frangente storico, senza ombra di dubbio, la mafia più agguerrita e moderna, seppure mantenga saldi radici nelle tradizioni che l’hanno reso impenetrabile – proviene da quanto viene fatturato dai suoi uomini proprio in Emilia – Romagna. Una stima che altro non è che una proiezione, ricavata dai riscontri otte­nuti dal complesso delle inchieste fin qui condotte.

Oggi, alla luce anche delle ultime risultanze investigative e delle inchieste che sono ancora in via di definizione, sembra vinta ogni resistenza e l’ipo­tesi prevalente è che la ‘ndrangheta in Emilia – Romagna si manifesti sotto le spoglie, difficilmente visibili ad un occhio non abbastanza allenato, della delocalizzazione. La tipicità di questa nuova forma di manifestazione della ‘ndrangheta è tutta nel suo essere funzionale alla moderna fase postcapitalistica. Ecco perché abbiamo chiamato “l’altra ‘ndrangheta” quella forma di criminalità di origine calabrese, trapiantata in Emilia Romagna. Con questa espressione s’intende un gruppo di soggetti criminali – a vol­te affiliati, a volte nemmeno affiliati – che risultano godere in un largo margine di autonomia dalla “casa madre” calabrese, ma sono obbligati nei suoi confronti per la rendicontazione dei risultati economici delle proprie imprese illegali impiantate in loco, tramite la corresponsione in quota mag­gioritaria di quanto incassato nel corso del medio e lungo periodo. Molto più  troverete in questo nostro Dossier 2013, dalle ecomafie (la DDA di Bologna ha il primato nazionale delle notizie di reato iscritte in tema di traffico illecito di rifiuti), sino ad un nuovo capitolo di questo Mosaico di mafie ed Antimafia,quello cioè delle frodi e contraffazioni alimentari,diventate ormai una frontiera consolidata del business delle mafie. A farne le spese sono i prodotti d’eccellenza italiane, molti dei quali sono coltivati e trasformati in Emilia Romagna.

Ma il senso del contrasto alle mafie, anche a partire dalle Istituzioni, si legge nelle cifre della confisca dei beni sottratti alla criminalità organizzata, e poi destinati ad un uso sociale: su 112 beni  ( 86 immobili, 26 aziende) confiscati in tutta la Regione, ben 55 sono stati destinati all’uso sociale , solo 14 sono usciti dalla gestione. Ed in Emilia Romagna si registrano  punte di vero virtuosismo in province come quelle di Forlì-Cesena, seguita da Bologna, Ferrara e Ravenna. Per le aziende confiscate va segnalato invece che 18 sono entrate in gestione, in particolare a Bologna, mentre 8 ne sono uscite. Il che fa capire le difficoltà ancora da affrontare per l’assegnazione e la continuità produttiva e gestionale di queste aziende confiscate, oltre a far nuovamente emergere il radicamento delle mafie e degli investimenti criminali nella Regione. Il mosaico dell’Emilia-Romagna tra penetrazione delle mafie ed antimafia praticata e diffusa appare quindi come un puzzle in composizione, nel quale alla forza delle associazioni criminali (cosa nostra, camorra e ‘ndrangheta) si contrappone una vigilanza attiva nella quale le associazioni di categoria (dai Sindacati alle Camere di Commercio, dagli Ordini professionali alle associazioni di commercianti) hanno cominciato ad avere un ruolo nella risposta dei cittadini; mentre gli Enti locali e le Istituzioni, a partire dalla Regione Emilia-Romagna, hanno offerto sponde attive nel far emergere il problema “mafie” nella vita quotidiana, rompendo quella diffidenza che faceva chiudere gli occhi di fronte alla gravità della presenza criminale.

Non basta però: se nelle scuole l’attività di sensibilizzazione è ormai diffusa e radicata, è nel mondo delle  attività produttive che devono essere compiuti ancora degli sforzi per evitare che la crisi economica apra varchi all’ingresso di pratiche mafiose abbassando la guardia di fronte alle proposte corruttive o alla semplice necessità di lavorare. E non abbassare la guardia significa conoscere innanzitutto il fenomeno mafioso, le sue sfaccettature, la sua presenza, contro la quale esiste la possibilità di contrasto e di riscatto. Costruendo solidarietà tra le vittime ed un fronte comune tra Istituzioni ed associazioni antimafia, antiracket e di cittadinanza attiva. In questo 2013,infine la vigilanza attiva  delle Istituzioni,di Libera ed altre associazioni, hanno acceso una attenzione particolare sulla ricostruzione post terremoto 2012,portando all’uso di lenti d’ingrandimento particolari per leggere tra le righe di certificazione di società e ditte, oltre che degli appalti, possibili presenze ed infiltrazioni sospette. Anche di questo ci occupiamo  nel nostro Dossier 2013 convinti che l’analisi dei dati e l’allarme (quando necessario) possano essere utili per tenere i riflettori accesi   sul fenomeno delle penetrazioni mafiose; e per affermare la continuità di una sensibilizzazione che, eliminando i pericoli connessi alla presenza ed alla mentalità mafiosa, possa contribuire ad eliminare in prospettiva quella corruzione del bene comune rappresentata dalle mafie,in particolare da quella economica e dei cosiddetti “colletti bianchi” del riciclaggio.

Il nostro lavoro giornalistico  come Libera Informazione, in collaborazione con l’Assemblea Legislativa dell’Emilia Romagna, ha invece la forza della partecipazione,del “noi” collettivo che possa farci crescere nella consapevolezza dei nostri diritti e doveri, nel rispetto delle regole democratiche e della nostra Costituzione, punto di confronto attivo e moderno del nostro agire quotidiano, per rafforzare il comune senso della legalità.

Da libertaegiustizia.org


Iscriviti alla Newsletter di Articolo21