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Questo Grillo non mi è nuovo: tutti i volti del non-leader

 

Come ho già scritto, il Grillo sparlante che, nei suoi trionfali non-comizi trentini forieri della batosta elettorale a cinque stelle, annunciava al popolo la decisione irrevocabile e senza consultazione del popolo della rete di proporre il cosiddetto impeachment per Napolitano, mi ricordava qualcuno. Meglio: mi ricordava qualcuno il suo fermo avvisare “Ho già parlato con gli avvocati!”. Una scelta grave ed altamente politica quale la messa in stato d’accusa del Presidente della Repubblica (così, in barba agli americanismi del barbuto ideologo di “Te la do io l’America!”, la chiama la Costituzione), una scelta di tale portata ridotta ad un format bassamente forense: ecco chi mi ricordava, mi sono poi detto: quel buffo inquilino pignolo del terzo piano, che ognuno di noi possiede in dotazione condominiale, propenso ad esagitarsi, in ogni assemblea, contro i delitti dell’amministratore a suon di roboanti “Lo denuncio, me l’ha consigliato l’avvocato!”. E pareva di vedere il capo dello Stato accusato dal pool di legali di Grillo di serie inadempienze nel computo delle spese per il riscaldamento centralizzato. Invece il Grillo che, dopo averci intrattenuto per anni sui totali misfatti compiuti da sempre da “Pdmenoelle” e antenati Pci-Pds-Ds, ora ci spiega che il suo proposito di “impeachment” è supportato dal precedente dei democratici di sinistra contro Cossiga, ecco, questo Grillo storico, a parte l’ardito accostamento Napolitano-Cossiga, mi ricorda l’infantile volubilità delle star. Infine, il Grillo che dice all’inviata di Agorà che non intende farsi intervistare dal conduttore del programma ma da un capostruttura della rete perché lui non parla con (testuale) “un inserviente”, mi ricorda il classico, eterno, italianissimo “Lei non sa chi sono io”.

* da l’Unità

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