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Io vi traghetterò. Il caffè del 7 novembre

 

“Il PDL è a un passo dalla rottura”, scrive il Corriere della Sera. Berlusconi ha anticipato al 16 di novembre il Consiglio nazionale per la “conta”, i dissidenti hanno scritto un documento. Giannelli dà la separazione per inevitabile e mostra Alfano che dice a Berlusconi: “Ti assicuro che il partito per te si sta facendo in due”.  Il Giornale conferma: “Berlusconi accelera su Forza Italia: è ora di decidere con chi stare. Vuole arrivare al voto sulla decadenza con una leadership forte. Ipotesi, sostegno esterno al governo”

Quale fosse il clima che si respirava a destra, era chiaro ieri pomeriggio al Senato. Si sarebbe dovuto discutere il decreto scuola della ministra Carrozza. Banchi vuoti, soprattutto quelli del PDL, ma capi bastone in aula, a dar battaglia contro Grasso. Al presidente del Senato la destra chiede di annullare la decisione della giunta sulla decadenza, per un tweet inviato dal 5Stelle Crimi durante la “camera di consiglio”, e dunque di far saltare la seduta fissata per il 27 novembre. Intanto Candide-Schifani scopre solo ora che il governo va avanti a forza di decreti legge e ventila che il suo gruppo potrebbe non votare quello sulla scuola. Perché conviene elettoralmente alla sinistra, spiega con una dichiarazione, l’ineffabile Bondi. Leggi: perché stabilizza un certo numero di precari.

Ero iscritto a parlare, ieri, come membro della commissione istruzione.  Ho consegnato per iscritto l’intervento di merito (potete leggerlo, se interessa, su questo blog) e ho detto a braccio: “Assistiamo alla fine delle larghe intese, dunque del contesto in cui ha finora operato il governo. È cominciata la guerriglia parlamentare. Che sarà durissima sulla legge di stabilità. Il tentativo è di spartirsi le spoglie un leader politico, del passato, ormai condannato in via definitiva, e non più padrone di sé.  Tanto che paragona il privilegio della sua famiglia alla disperazione degli ebrei perseguitati da Hitler”.

“B. offende gli ebrei ma Letta tace per non disturbare”, scrive il Fatto. Poi evoca lo sdegno della comunità ebraica: “I suoi eredi non sono morti ad Auschwitz”.  Ma il Giornale spiega “agli amici ebrei” che “si dice Caporetto per parlare della Juve e del Milan”. Dunque è lecito pure paragonare i treni della morte, i cani lupo schierati ad accogliere i deportati, le camere a gas per la soluzione finale, all’ingiustizia che crede di subire chi, ricco a dismisura e al potere da anni, non sopporta di sentirsi chiamare: “condannato, pregiudicato, frodatore fiscale” come capiterebbe a ciascun frodatore, pregiudicato e condannato in via definitiva.  “Decadenza, facciamolo per lui”, ho scritto ieri in un tweet. Neppure Berlusconi merita una fine così. Intorno al suo capezzale, non falchi o colombe, ma avvoltoi e sciacalli, si disputano quel poco di eredità (di consenso popolare) che forse ancora gli resta. Cacciarlo dal Senato è un atto di pietà.

La Stampa. “Tasse al lavoro. La mossa di Letta. Niente taglio: i soldi ai poveri”. Ieri sera il Presidente del Consiglio si è spiegato con noi deputati e senatori eletti nelle liste del Pd. Ha detto anche questo, che la misura ipotizzata dal governo (il taglio del cuneo fiscale) era stata messa alla berlina dai giornali (con i quei titoli che calcolavano i 14 euro il vantaggio nelle tasche dei lavoratori). Conviene, dunque, o restringere la platea, per dare qualcosa in più a chi guadagna meno di 30mila euro lordi, oppure rimandare il taglio del cuneo a quando rientrerà parte dei capitali esportati in Svizzera, spostando ora risorse su ammortizzatori, pensioni grame, aiuti ai più poveri.

Enrico Letta ha detto molto altro. Non ha parlato – è vero – né delle battute di B, né della possibile scissione del PDL né della guerriglia che si annuncia in Parlamento. Ha cercato, invece, di profondere fiducia: io vi traghetterò. Ha ammesso che è indispensabile che cambi la politica europea. Per usare il fondo salva stati per fare le riforme nei paesi che hanno bisogno di riforme, e combattere l’euro forte e gli effetti disastrosi che produce. Ma tutto questo Letta pensa di poterlo ottenere solo nel secondo semestre dell’anno prossimo, quando toccherà all’Italia la presidenza dell’Unione. Ma non abbiate paura, gli Italiani sanno avere pazienza, i parlamentari non vorranno tornarsene a casa: io vi traghetterò.

Convincente? Il Premier mi è parso sincero, spregiudicato ma anche consapevole. La legge di stabilità preparata dal governo cercava di accontentare molti e ha finito con lo scontentare quasi tutti? Ecco che il Presidente del Consiglio chiede ora ai parlamentari di mettere due-tre bandierine di “sinistra”. La “Tasi” un imbroglio? Correggetela. Persino sul cuneo, scegliete! Il punto di caduta è, secondo me, la sottovalutazione gravissima dell’intreccio tra necessità economiche, frustrazione per l’impotenza dell’ Italia in Europa, e crisi di fiducia nelle istituzioni in Italia, nello Stato, nella politica.

Questo intreccio ha molti nomi. Cancellieri. Per la commistione di funzione pubblica e amicizie private, soldi a palate che alcuni amici danno al figlio per assicurarsene  le competenze di banchiere e il “doveroso distacco” che viene a mancare con codesti amici. Questo intreccio ha il nome di Berlusconi. Nessuno crederà mai in Italia che la musica possa cambiare, fino a quando non sarà sciolto il nodo della decadenza e Berlusconi non sarà trattato come ogni altro cittadino. Ma questo intreccio ha ancora un altro nome: tessere false.  Repubblica: “Caos Pd, stop al tesseramento”.

Da nove mesi l’apparato del partito fa di tutto per allontanare gli iscritti, i votanti delle primarie, gli elettori. La politica delle larghe intese non avendo bisogno di tweet, né di domande indiscrete (chi sono i 101?), né di critiche ai decreti “blindati” del governo. Un congresso, in ritardo e indetto controvoglia, è così diventato occasione di molte vergogne. Le persone per bene sono state danneggiate doppiamente, da chi ha scoraggiato gli iscritti veri e da chi ha tesserato falsi iscritti. Fermare il tesseramento? No. Cambiare il partito. Altrimenti Letta governerà, magari, fino al 2015. L’Europa cambierà, forse, la sua politica economica. Ma gli Italiani, invece di ringraziare, alla fine ci cacceranno a pedate.

da corradinomineo.it

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