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Quarant’anni di mafia: l’archivio della memoria

 

Ci sono  molti motivi per  leggere il libro “Quarant’anni di mafia” di Saverio Lodato (edizioni BUR), recentemente uscito in libreria:  il primo è per rivedere,in un racconto  lungo 4 decenni, un pezzo di storia del nostro Paese,forse il più drammatico, certamente  il più sanguinoso, con un unico filo conduttore rigorosamente storico. Dati e date che fanno diventare questo libro una enciclopedia storica,un insieme di avvenimenti tra loro legati che, confortati dalla precisione del confronto tra la memoria giornalistica dell’autore e le inchieste della magistratura, rivelano molti buchi neri della nostra democrazia, molte domande che hanno trovato risposte e molte questioni irrisolte, che hanno inquinato anche i nostri giorni. Leggere la storia d’Italia attraverso i 40 anni che abbiamo trascorso , con l’angolatura delle vicende mafiose, fa capire interi pezzi del nostro recente passato: per questo il libro di Lodato è diventato un classico. Perché aiuta a capire e quindi a riflettere sui problemi attuali, ripercorrendo quelli che la mafia ha imposto nel recente passato al nostro paese. Complice la politica e l’apparato economico (industrial e bancario) che per troppi anni non solo sono convissuti, ma hanno lucrato nell’accordo con le organizzazioni mafiose.

L’edizione aggiornata di quest’anno, è rinnovata infatti da un capitolo introduttivo che riporta nel cuore di questi quarant’anni, la vicenda della trattativa Stato-mafia degli anni ’90. Lì,in quel tentativo di trattare per evitare  stragi, ma che in realtà significò una legittimazione dei mafiosi ed una continuazione della loro presenza negli apparati economici e politici italiani, in una dicotomia tra uno Stato che combatteva la mafia ed uno Stato (parallelo ed occulto) che cercava accordi, c’è un pezzo di storia recente  del nostro paese. Le aule del tribunale di Palermo ne stanno rivelando molti aspetti, altri ne emergeranno, dal momento che in questo paese, è stato  delegato ai magistrati (ed avvocati) l’accertamento storico ,oltre che giudiziario, dei fatti e delle responsabilità. Ma di certo, sapere come e perché quegli avvenimenti  tra il 1992 ed il 1994 hanno condizionato il nostro presente, diventa oggi una esigenza democratica, oltre che storica e culturale.  Contestualizzare quei fatti con i 40 anni di avvenimenti mafiosi,è necessario e fondamentale, oltre che doveroso per chiunque voglia raccontare la storia di questi anni.

Ed è già un buon motivo per leggere il libro di Saverio Lodato, al di là delle opinioni e delle interpretazioni personali di ciascuno.

C’è poi un secondo motivo, molto valido, per avere “Quarant’anni di mafia” in libreria: consiste  nel fatto che il libro è un archivio dei fatti di mafia  che dal 1960 in poi (senza dimenticare i fatti eclatanti precedenti), hanno attraversato la prima e la seconda Repubblica Italiana.  Basta scorrere l’indice dei nomi ed il sommario dei capitoli, scegliere un fatto o un personaggio ed andare a leggere ciò che è successo intorno a quel fatto o persona determinata. Scoprirete non solo interpretazioni, ma rigorose ricostruzioni dei fatti accaduti, quell’aspetto che  tanto piacque a Falcone e Borsellino, nelle prime edizioni dell’opera.  Per chi vuole sapere, conoscere gli episodi di oggi e di ieri, per storici e giornalisti, per addetti ai lavori ma, oserei dire, anche per i giovani avvocati o magistrati che si affacciano oggi al “balcone” delle vicende mafiose, leggere il racconto di quello che è successo quando erano  bambini o studenti, mi sembra importante per meglio leggere gli avvenimenti mafiosi di oggi.

Perché, e qui si richiama l’attenzione  ai giovani tutti, per parlare di mafia, bisogna capire questo fenomeno: dalla storia delle persone che hanno tragicamente attraversato questi anni, dal modo di pensare di mafiosi e investigatori, dagli intrecci tra politica (locale e nazionale) e criminalità, dalla reazione popolare ,civile e politica, di migliaia e migliaia di persone, dai cambiamenti culturali ed anche di linguaggio che hanno messo a nudo le mafie e cosa nostra, quando per anni la parola mafia non è mai riecheggiata nelle aule del tribunale. Dalla conoscenza di questo ed altro, cioè dal cambiamento della cultura e dell’approccio ai fatti mafiosi,può partire un reale cambiamento culturale nel nostro paese, che diventa anche sociale e politico. Sapere,leggere per conoscere,prendere posizione ,personalmente e collettivamente, denunciare malaffare e corruzioni, combattere l’isolamento di chi si oppone alle mafie, tenere aperti i riflettori,quindi, su chi fa veramente antimafia,giorno dopo giorno. Sono tanti gli impegni che nascono dalla conoscenza e dall’impegno personale.

Ecco perché questo libro è da consultare e da leggere: perché fa capire e aiuta ad entrare nel fenomeno mafioso e dell’antimafia.  E non è poco: anzi forse è la vera base da cui partire per  prendere posizione e sconfiggere la mafia in Italia.

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