Pubblicità sessiste, perché Boldrini ha ragione

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La presidente della Camera continua la sua lotta contro il sessismo sui giornali e nel linguaggio. Ma anche nelle pubblicità in tv.

Di Lorenza Valentini

Quando ieri ho visto due parti dell’intervento di Boldrini al convegno su “Convenzione di Istanbul e media”, ho avuto la piacevole sensazione di sentire, finalmente, una donna delle Istituzioni, la presidente della Camera, dire qualcosa che vado dicendo da anni, a scapito della mia stessa sanità mentale e con non pochi problemi nelle relazioni interpersonali.

Quando Boldrini dice ai giornalisti e alle giornaliste presenti in sala che chiedere di essere chiamata “al femminile” non è un puntiglio, ma l’affermazione forte dell’esistenza di un altro genere oltre il maschile, ho pensato a tutte le volte che vengo guardata con un sorrisetto ironico ogni volta che parlo di ministra, assessora, consigliera, e via dicendo e mi sono sentita meno sola.

Dice Boldrini che il suo pretendere di essere chiamata “la Presidente” è un voler ribadire che “la vita ha più di un genere” e che “non c’è un’esclusiva maschile per certi lavori”.

Insomma, se si cambia finalmente il linguaggio, si comincia a cambiare anche la mentalità.

Più o meno quello che ci insegnava Alma Sabatini nel 1987 con le sue Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana, che a quanto pare non solo non sono mai state recepite, ma sono anche state completamente dimenticate.

Andando avanti, Boldrini si sofferma anche sulle pubblicità, ovvero sulla rappresentazione che le pubblicità fanno delle donne, chiedendosi se nel resto del mondo certi stereotipi sarebbero accettati con la facilità con cui vengono accolti qui da noi.

L’esempio iniziale è quello di una famiglia seduta a tavola mentre la mamma serve la cena, per arrivare a tutti quegli spot in cui il “corpo della donna è usato per pubblicizzare viaggi turistici, yogurt, computer”. È questa, stando alle reazioni su social networks la parte che ha interessato (?) maggiormente.

E di qui la polemica del giorno: fosse servire la cena alla famiglia il problema! Puntigli da radical chic! Ridicola! Ci sono altri problemi!

Personalmente avrei usato un altro esempio, tipo quello della donna che conquista il regno perché è brava a lavare i piatti, o quello del marito che apre la porta alla polvere e dice alla moglie “è per te” o uno qualsiasi del campionario raccolto dalle bravissime di Comunicazione di Genere. Ma il punto fondamentale, per me, dovrebbe essere che finalmente questa questione sia stata portata all’attenzione dei media in un contesto istituzionale importante quale il convegno sulla Convenzione di Istanbul.

Parlando della mamma che serve la cena ad una famiglia seduta, Boldrini dice che forse questo “meriterebbe una riflessione”, dal momento che appare evidente che quelle immagini veicolano un certo tipo di rappresentazione del femminile, fermo (aggiungo io) a cinquant’anni fa.

Continuo a pensare che fino a che questo linguaggio e queste rappresentazioni non verranno cambiati, magari anche mostrando un padre in ginocchio intento a pulire il water o un figlio (uso il maschile volutamente) adolescente che lava i piatti, allora non si potrà pretendere che cambi come per magia anche l’immaginario comune.

E mentre io sono felice di sentire certe parole, c’è chi dice che l’esempio era sbagliato, chi dice che “la presidente” è brutto e chi invece ride perché queste sono solo “idiozie femministe”, perdendo, a mio parere, un’ottima occasione per un dibattito serio.

 

da giuliagiornaliste.it


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