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Due buone notizie

 

Due buone notizie in un giorno sono tante di questi tempi e vale la pena sottolinearle con i lettori. Alla festa nazionale di Genova ha parlato Pier Luigi Bersani e ha detto che “la sinistra non può essere una destra abbellita”, che “il partito non può essere un’appendice del leader”e infine che “la sinistra non è una componente del PD ma il suo lievito”. Tre affermazioni che trovano chi scrive completamente d’accordo e che attendevo da tempo da un partito in cui (parlo dei suoi eredi, i Democratici di sinistra negli anni novanta) sono stato per un decennio ed ora non escludo di poterci ritornare se il congresso che aspettiamo  sceglierà un candidato fedele a queste affermazioni.

La seconda buona notizia è che Silvio Berlusconi, dopo molte giravolte quando ha esaurito tutti i possibili attacchi agli avversari, da Letta e Stefàno, presidente della commissione per le autorizzazioni a procedere, ha deciso (pare lunedì sera nel vertice nella villa brianzola di cui tutti i giornali e le televisioni italiane hanno parlato a lungo) di non aspettare la riunione del 9 settembre che lo farebbe decadere dalla carica di senatore e spingere il suo ex segretario privato Angelino Alfano di “staccare la spina” cercando di costringere il Capo dello Stato grazie alle dimissioni dei ministri e magari dei parlamentari del PDL, tutti come un sol uomo, come è consentito da un partito che resta del tutto personale e populistico, di sciogliere le Camere e andare al voto per la prossima fine di novembre 2013.

Berlusconi – a quanto scrive il quotidiano più diffuso del paese – è convinto che i democratici, se cade il governo Letta, vorranno andare al voto e l’ipotesi ha una certa ragionevolezza, visto che il tentativo berlusconiano è quello di ritornare al potere e che un nuovo governo di larghe intese non sarebbe possibile dopo la rottura del tutto per così dire improvvisa e ingiustificata almeno per quanto riguarda gli obbiettivi portati, cioè quella di impedire al parlamento di decidere in base a una legge vigente e valida per tutto quello che possiamo valutare. Ma non tiene conto del fatto che il presidente Napolitano ha escluso che al voto si possa andare prima dell’approvazione di una nuova legge elettorale che sostituisca il calderiolano Porcellium e che una nuova legge si può fare con l’accordo del parlamento ma ormai è chiaro che l’uomo di Arcore vuol fare il suo colpo di mano, approfittando proprio di una legge come quella che regola ancora le nostre elezioni.

Con questo voglio dire che tutto è deciso? Niente affatto, ma per quanto, nelle prossime settimane, potremo assistere a nuove giravolte del Cavaliere, la sorte della legislatura appare a questa punta segnata. E al centro-sinistra spetta un compito insieme  necessario e urgente: rinnovare gruppi dirigenti e idee per la ricostruzione dell’Italia dopo un ventennio di populismo anticostituzionale e di ridicolo e grottesto culto del capo. Spero che ci riusciremo e diremo una volta per tutte che è ora che Berlusconi, il condannato definitivo che non ha mai rispettato la dignità necessaria alle cariche che ha ricoperto dal 94 ad oggi esca finalmente di scena.

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