Il nodo delle elezioni

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A mano a mano che l’estate italiana si appresta a celebrare il ferragosto e a voltare pagina sulle vacanze politiche, disturbate quest’anno dalle turbolenze parlamentari seguite alla condanna definitiva di Silvio Berlusconi, si profila con maggiore chiarezza il nodo politico della ripresa autunnale che attende gli italiani.
Poichè è almeno probabile che le cosiddette riforme istituzionali, o complessive, dell’assetto costituzionale debbano segnare il passo ancora una volta per gli scontri durissimi che si verificano ogni giorno tra i due partiti che formano il governo Letta-Alfano e si attende, dopo la probabile – e prevedibile – posizione ufficiale del Quirinale sull’impossibilità della grazia per il cavaliere condannato in maniera definitiva, che l’autunno sancisca la rottura a livello parlamentare tra il PD e il PDL e, per l’impossibilità di Grillo di avvicinarsi ancora di più al PDL sulla sponda di un generico proporzionalismo, la fine anticipata della legislatura. Ma gli italiani sarebbero questa volta inclini a un astensionismo di massa, se l’attuale parlamento non varasse, sia pure in estremis, una nuova legge elettorale. Le responsabilità del varo del Porcellum sono da addebitare anzitutto a Calderoli e al PDL ma complicità ed omissioni sono distribuite in tutte le forze politiche e questo provocherebbe una reazione a catena che non converebbe a nessuno. Si può dunque ipotizzare, ed ormai anche alcuni quotidiani (se non ancora i canali televisivi) se ne sono accorti, con qualche fondamento che a una modifica del Porcellum si arriverà alla ripresa dei lavori. Ma la differenza tra i democratici e i pdiellini è sulla portata del cambiamento giacchè a quello che resta in ogni caso il dominus della destra, l’eterno o ex cavaliere di Arcore, non piace sostituire l’attuale sistema elettorale ripristinando la preferenza e contemplando la compresenza del criterio maggioritario con una percentuale proporzionale.
Eppure – ed ha ragione a ricordarlo il neo vicepresidente della Ca- mera Roberto Giachetti del Partito democratico – il sistema che contempla una indubbia rappresentatività con la conciliazione del criterio maggioritario con una percentuale minore di proporzionalismo c’è già ed il “mattarelum” criticato a lungo da Sartori ma che ha regolato la maggioranza di centro-sinistra nel quinquennio 1996-2001. Certo, non risolve il problema di maggioranze diverse tra Camera e Senato come non lo risolve neppure la bozza di Luciano Violante circolata nei giorni scorsi. E’ chiaro a chi si intende di diritto costituzionale che sarebbe necessaria una legge costituzionale con l’inevitabile allungamento dei tempi introdurre nel sistema elettorale la maggioranza a livello nazionale nell’una e nell’altra Camera. Inoltre, proprio quest’ultima legislatura ha dimostrato in maniera chiara che le maggioranze non funzionano meglio se hanno sulla carta grandi numeri ma se sono coese sul piano degli obbiettivi che vogliono conseguire. E questo secondo elemento potrebbe indurre forse il partito centrale che rappresenta il centro-sinistra a mettere da parte finalmente l’idea che le “larghe intese” sono la soluzione migliore e pensare a nuove alleanze e una politica più chiara a sinistra per ritornare al governo nazionale dopo nuove elezioni.
Del resto, non è un caso che l’esperimento montiano sia ormai così chiaramente fallito sul piano politico ed elettorale da indurre l’onorevole Casini ad affermare proprio nei giorni scorsi, che si prepara a ritornare con la sua UDC nel Partito Popolare Europeo e, dunque, in una posizione di alleanza con Forza Italia che, a suo avviso, non potrebbe avere come leader Silvio, ma semmai Marina Berlusconi, malgrado le smentite di queste ore.In ogni caso, al Partito democratico spetta scegliere al più presto un leader, sia Letta o Renzi o un altro dei candidati già in pista per la segreteria mentre alla destra berlusconiana è necessario, probabilmente con una fretta maggiore – già entro agosto – decidersi a sostituire il condannato se non vuole andare in autunno a una sconfitta sicura. Malgrado attraversi un periodo di crisi grave, anche la politica italiana dovrebbe osservare alcune regole di fondo.


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