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Berlusconi e l’anomalia italiana

 

L’anomalia del sistema politico italiano non cessa da sola di esercitare il suo influsso negativo sull’Italia del ventunesimo secolo. Dopo il colloquio “riservato” del Capo dello Stato con i capi gruppo alla Camera Brunetta e al Senato Schifani che, come è noto, sono al centro del cuor dell’ancora  Cavaliere, dai quotidiani meno lontani dall’ex premier trapela la speranza di un gesto che sarebbe almeno discutibile da parte del presidente Napolitano: procedere agli inizi di ottobre (dopo la fine estate vissuta in sospensione e nutrita di  opportune manovre di convinzione in sede parlamentare) a una forma di grazia meno chiara di quanto – in altra occasione – il Capo dello Stato ha già fatto (penso al caso Sofri-Calabresi e alla grazia data ad Ovidio Compressi dopo più di vent’anni di reclusione) ma simile, come qualcuno ricorderà, al direttore de Il Giornale Sallusti che si è visto commutare 14 mesi di reclusione per diffamazione a mezzo stampa in una pena monetaria di poco più di quindicimila euro. In effetti, a prima vista, questa grazia rientra nelle facoltà eccezionali, conferite dall’undicesimo comma dell’articolo 87 della Costituzione al capo dello Stato, e sarebbe difficile almeno in astratto procedere a una critica politica di fronte a un potere istituzionale esercitato dal presidente rispettando la  lettera del dettato costituzionale. Resta il fatto che ho visto sottolineato soltanto da alcuni quotidiani che la condanna di Berlusconi è di particolare gravità, non è un reato di opinione come quello di Sallusti, che il condannato definitivo ora parla di andare direttamente in carcere per spingere il Capo dello Stato ad agire ma che invece può sfuggire al carcere e limitarsi agli arresti domiciliari o allo scontare l’anno di pena tramite i servizi sociali. E, dunque, quell’andare in carcere di cui parlano l’on. Santanchè e altri “falchi” pidiellini rappresenta più che altro uno strumento di pressione da parte del leader e del suo partito per spingere il presidente della repubblica ad applicare quella forma di grazia ancora possibile sul piano istituzionale. Ora ci troviamo ancora una volta – al culmine della calda, caldissima estate del 2013 -dopo elezioni politiche come quelle del 24-25 febbraio, fatte con il porcellum e inadeguate a risolvere la crisi italiana con tutte le conseguenze che ne sono derivate e un governo del presidente di larghe intese, ormai in crescenti difficoltà, di fronte all’anomalia italiana di cui si possono indicare alcuni termini essenziali con grande chiarezza: uno dei principali sostenitori del governo che non ha risolto i suoi gravi conflitti di interesse consistenti anzitutto nel rapporto malato tra politica e grandi mass media; un governo che poggia prima di tutto sull’appoggio del Capo dello Stato al quale tutti gli italiani devono il rispetto e la riconoscenza che gli è dovuta ma che finisce per avere un ruolo maggiore di quello che gli dà la costituzione del ’48 per la debolezza dei partiti e del parlamento; il partito decisivo per la difesa della carta costituzionale (cioè il PD) che aspetta ancora il suo leader di oggi; infine  un altro partito contrario al PDL che ha quasi altrettanti voti e non ha ancora deciso che cosa fare. Possibile, si chiedono tanti italiani, che le maggioranze possibili, anche senza l’appoggio di Berlusconi e del suo PDL, non si mettano insieme nei fatti per votare una nuova legge elettorale e andare a votare prima che sia il Cavaliere a costringerli al voto?

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