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Finché la banca va lasciala andare

 

Pressappoco così deve aver pensato l’ex capo di governo allorquando il fratello direttore della testata di famiglia per regalo di Natale gli fece ascoltare intercettazioni telefoniche non ancora depositate perciò non pubbliche, tra Fassino allora leader DS  (abbiamo una banca?) e Consorte. A parte la straordinaria tiratura che ottenne il quotidiano di famiglia, ‘sta furbata di casa infangò non poco la campagna politica degli allora DS. Il contenuto della telefonata peraltro non ebbe rilevanza penale a carico dei danneggiati, da qui la sentenza di condanna e pedisseque motivazioni depositate in questi giorni contro il  (più noto) fratello.

A fronte dei sette anni di galera e interdizione perpetua dai pubblici uffici richiesti di recente nella requisitoria del Pm in uno dei tanti procedimenti a suo carico, ormai siamo diventati immuni da certi provvedimenti, tenuto pur conto di tutti gli arretrati e di quelli che ancora aspettiamo! L’unica preoccupazione che i cittadini proseguono ad avere sta giusto in un fatto: questa sentenza, semmai ce ne fosse ancora bisogno, omologa lo s(S)tato delle cose, ossia che per quasi un ventennio siamo stati governati da soggetto in palese conflitto d’interessi con il popolo sovrano. Con costui, pur essendo senatore non leader di partito, oggi abbiamo in piedi un governo cosiddetto di larghe intese, ovvero stiamo sulla stessa barca. Con questi presupposti si può essere solo in rotta di collisione alla faccia di quelli che invece insistono a canticchiare “finché la barca va lasciala andare”!

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