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Nelle carceri nulla è cambiato

 

Respinto. La Corte europea dei diritti dell’uomo ha rigettato il ricorso dell’Italia contro la sentenza di Strasburgo che aveva condannato il nostro paese per il sovraffollamento carcerario, riconoscendo un risarcimento ai detenuti e chiedendo all’Italia di rimuovere entro un anno le cause strutturali che generano trattamenti “inumani e degradanti” nei nostri istituti penitenziari. La mossa del ricorso aveva gettato altro fango sul nostro paese. Invece di lavorare per porre rimedio a una situazione intollerabile e incivile, sotto gli occhi di tutti, l’Italia ha cercato di fare la furba.

Il risultato è che abbiamo perso cinque mesi preziosi per trovare una soluzione al sovraffollamento strutturale e per riportare la legalità nelle carceri e nel nostro paese. L’8 gennaio scade il termine posto dalla Corte. Nelle carceri nulla è cambiato.

Le istituzioni e la politica non hanno cercato risposte. Lo sta facendo una rete di associazioni che operano nell’ambito della giustizia e che ha proposto tre leggi di iniziativa popolare: per introdurre il reato di tortura nel sistema penale, per modificare la legge sulle tossicodipendenze, per riportare il diritto in carcere.
L’8 giugno si raccoglieranno le firme nelle piazze di tutta Italia. Ne servono 50 mila.

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