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Giugliano, costole rotte per un telefono di ultima generazione

 

Folla. Panico. Urla. Sirene di ambulanze. Feriti. Lo sfondo non è quello di una guerra ma di un comunissimo parco commerciale a Giugliano, provincia nord di Napoli. Il parco, già grande e provvisto di ben due esercizi commerciali dedicati alla tecnologia, ha aperto le porte ad un nuovo negozio dedicato a telefoni ed elettrodomestici di ultima generazione. E come ogni apertura che si rispetti è stata corredata da maxi offerte ‘attira clienti’. E loro, i clienti, sono subito giunti sul posto. Anzi, fin dalla notte prima han fatto la posta alle transenne del nuovo e bellissimo negozio Expert, dormendo in sacchi a pelo per non vedersi soffiare il cellulare o l’elettrodomestico in super sconto.

E alle 11.30, orario d’apertura,  è scoppiato il caos. La folla era incastrata tra le transenne e il servizio d’ordine, che fino a quel momento era riuscito a tenere la situazione sotto controllo, non è riuscito più a frenare la loro rabbia. Sul posto un’ ambulanza ha portato via una signora e le forze dell’ordine sono riusciti a calmare la folla solo dopo qualche ora. Persino il titolare dello store  si è meravigliato di quanto accaduto dal momento che, come ha dichiarato al quotidiano Il Mattino « era stato predisposto un ottimo servizio d’ordine. Ma stavolta, forse perché la zona è facile da raggiungere, sono arrivati in tantissimi, oltre ogni previsione».

È bene chiarire, per non cadere nel più squallido e banale sensazionalismo che caratterizza ogni evento quando accade a Napoli, che questi fatti avvengono ovunque.
Risse e resse anche in Sicilia, per l’apertura del nuovo parco commerciale vicino Palermo nel novembre dello scorso anno.
Quel che, oggi, lascia senza parole e con tanto amaro in bocca è che per un telefono od un televisore sottocosto si arrivi a fratturarsi delle costole, a dormire in strada, a pressare il servizio d’ordine, ad urlare per reclamare un posto in una fila conquistato col sudore. E di certo nessuna di quelle persone in fila era sprovvista di tivù o di telefono mobile.

In piena crisi economica, con un aumento di suicidi tra giovani a causa della disoccupazione- solo nell’area nord di Napoli la scorsa settimana abbiamo dato l’addio a tre giovani- è sconcertante che si arrivi a tanto per beni futili. Dice bene Michele Serra nella sua ‘amaca’ di oggi che in quel che è accaduto a Giugliano «non c’è lampo di ribellione o di liberazione, c’è la processione rassegnata e servile davanti al santuario dello sconto, c’è la scomparsa di ogni spiraglio di libertà». Oggi siamo schiavi. Tutti, di quei falsi bisogni di marcuseana memoria. Schiavi di una tecnologia che non fa più interagire ma solo aggredire. A voce, fisicamente. Al punto che l’altro non è più una persona con cui potersi confrontare ma solo il nemico che se è più resistente e più veloce può riuscire a portarsi a casa il telefono sottocosto. Come in un videogame dagli scenari di guerra. Superi il primo livello dormendo di notte all’addiaccio. Poi il secondo quadro con la fila sotto il sole. Quindi passi all’eliminazione fisica dei nemici. E l’ultimo, il livello più importante, è la conquista del ‘tesoro’ del Graal tecnologico super avanzato. Il telefono. O la tivù. E poco importa se una donna viene portata via in ambulanza per delle costole rotte e un giovane resta ferito, basta riuscire a tornare a casa col proprio trofeo. È agghiacciante, e se fosse sul serio un videogame sarebbe anche da ridere. Ma questa è realtà. Ed oggi non ride nessuno.

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