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Le due Italie

 

Non è piccola la contraddizione che caratterizza l’Italia dei nostri tempi,quella che da fine febbraio cerca, con scarsa fortuna, di archiviare le elezioni del 24-25 febbraio 2013 e di far eleggere dalle due Camere, appena formate e già divise in tre gruppi di grandezza molto simile, un governo capace di affrontare i problemi urgenti nella penisola. Se dovessimo individuare il problema più urgente, dovremmo incominciare con il grave divario che divide il Nord dal Sud del nostro paese.

Basta leggere i dati forniti dalla Banca d’Italia per ricordare che l’Italia è nettamente divisa in due e non accenna a cambiare, anzi in questo ultimo trentennio “populista” ha visto crescere le distanze tra chi partecipa alla ricchezza e chi è lontano mille miglia da ogni risorsa. La ricchezza dell’Italia ammonta a quasi novemila miliardi di euro ma la metà fortunata della penisola ne possiede il novanta per cento e l’altra che, nell’Italia meridionale è più di due terzi del totale degli abitanti, ne ha soltanto il dieci per cento. La famiglia che appartiene alla metà fortunata ha in media un patrimonio di 1.3 milioni (il 60 per cento in immobili). Al contrario la famiglia che appartiene all’altra metà dell’Italia ha un patrimonio di 58mila euro, di cui 30mila in immobili (molto meno di una casa in proprietà per famiglia) e 28 in risparmi liquidi con un reddito mensile di 1800 euro.

A ragione, il presidente di Nomisma, la società bolognese di cui è stato a lungo presidente Romano Prodi, ricorda che parlare delle due Italie come se fossero una soltanto è un grande errore e dopo la cura Monti che hanno avuto gli italiani nell’anno appena trascorso, è un grave errore che chi si schiera a favore del progresso e della giustizia sociale non può continuare a commettere.

Certo, Bersani ha parlato durante la campagna elettorale di un’Italia giusta ed è questo l’obbiettivo che dobbiamo porci.

Ma non siamo vicini al traguardo perché la parola d’ordine di attuazione della costituzione repubblicana è fondamentale ma occorre – dopo aver formato un governo degno di questo nome che a me sembra ancora lontano dal realizzarsi, visto l’atteggiamento del movimento di Grillo anche nelle ultime ore – anzi è necessario proporre misure precise contro l’evasione fiscale, per la limitazione del precariato, per la soluzione della questione meridionale, per le nuove generazioni che si trovano in una situazione sempre più difficile e per le quali non basta più il pezzo di carta della laurea o della specializzazione per trovare lavoro. In questa situazione occorre prender atto di quello che un anziano ma acuto esponente  della sinistra quale è  Emanuele Macaluso ha scritto sul quotidiano del partito democratico e che mi sento interamente di sottoscrivere.

Macaluso ha ricordato quello che La Repubblica – che pure io continuo a considerare il miglior quotidiano diffuso nel nostro paese – non ha detto con altrettanta chiarezza. E cioè che PDL, il partito personale di Berlusconi e M5S, il partito personale di Grillo, hanno ottenuto insieme il 55 per cento dei voti e costituiscono potenzialmente (anche se sembra per ora difficile  che potranno allearsi tra loro) una forte maggioranza che sono ambedue contrari all’Unione Europea e quindi fautori di un’Italia che dopo essere stata tra i principali stati fondatori dell’Euro la abbandonerebbe, non si sa bene in vista di quale prospettiva o traguardo politico. Ed è  già per molti aspetti incredibile che l’ineleggibilità di un uomo come il Cavaliere di Arcore titolare di concessioni pubbliche non sia accettata nè dal PDL nè dalle autorità preposte a questi compiti.
Una situazione come quella che emerge da queste sintetiche considerazioni preoccupa molto chi scrive ma,a quanto pare, non la maggior parte dei quotidiani e dei canali televisivi.

Ha particolare importanza che l’uno o l’altro dei leader del centro-sinistra (penso alla disputa oggi viva tra Bersani e Renzi) assuma la guida del governo o è più importante che vinca una linea politica attenta al quadro in cui si colloca la politica italiana (che non può essere lontano da un’Europa democratica e avversa alla destra) e alla necessità di puntare sulla crescita dopo la troppa austerità degli ultimi anni? Personalmente, tanto più pensando al nostro paese,non dubito che sia più importante la questione della linea politica di un nostro futuro governo. C’è da augurarsi che questo lo capiscano i nostri leader del centro-sinistra destinati, con ogni probabilità, ad assumersi l’onere principale del compito di governo.

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