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Un racconto di Padre Dall’Oglio dalla Siria

 

di Paolo Dalll’Oglio*
Ieri 26 02 013 ho registrato due trasmissioni tv. La prima, mentre si sentono spari e scoppi in tutta la regione, la giriamo accanto ad un quartiere raso al suolo da una bomba che qui si chiama “faraghiya”, “a vuoto” o “a soffio”. Sono ordigni lanciati dagli aerei e che producono delle distruzioni immani su praticamente un ettaro. Fanno gli stessi danni di un missile scud ma si può centrare meglio il bersaglio.

La seconda trasmissione, girata sotto un bell’olivo nel cortile d’una moschea, era su una proposta di “mano tesa per la riconciliazione” da parte dell’esercito libero e le comunità civili arabe sunnite che circondano i due paesi sciiti di ez-Zahra’ e di en-Nabbel. Questi due paesi, che fanno assieme un 25000 abitanti, sono di fatto basi militari del regime e sono spalleggiate da uomini di Hezbollah e iraniani. La necessità strategica di forzare queste basi è evidente a tutti, ma c’è un vero desiderio di evitare massacri e ritrovare l’antica convivialità. Si cerca di attivare una mediazione curda che potrebbe essere efficace. Si è molto parlato di ostaggi e scambi di prigionieri… Anche in questo si spera nell’efficacia d’una mediazione curda.

Siamo partiti di notte per riportare un membro della troupe al confine turco. Arriviamo per miracolo in tempo per la chiusura della frontiera alla 20 nonostante che la macchina si fermi per tre volte a causa del diesel fai da te delle centinaia di raffinerie artigianali della Siria libera. Tornando dalla frontiera ci imbattiamo nei resti di una vettura dell’esercito libero (quattro morti) distrutta da un missile lanciato a partire da uno dei paesi sciiti… Traversiamo verso Ovest fino alla zona frontaliera e montagnosa dove il fiume Oronte entra in Turchia. Siamo a Darcush e traversiamo l’Oronte in quella vasta sacca sunnita e cristiana che si spinge verso la costa verso il porto di Lattachie. Siamo ricevuti magnificamente nella famiglia sunnita d’un giornalista della nostra equipe. Mi raccontano che gli abitanti alawiti del paese sono partiti insieme alle forze sconfitte del regime e sono già sostituiti dagli sfollati sunniti di altre zone! Potranno mai ritornare? Molti qui lo sperano. Al mattino mi rimetto in viaggio con un gruppo di accompagnatori coraggiosi. Ritraversiamo il fiume con qualche apprensione: il regime tira cannonate sulla zona. Ritrovo i sentimenti e le sensazioni libanesi degli anni settanta e ottanta.

Passiamo montagne piene di fiori: una primavera davvero magnifica dopo un inverno particolarmente piovoso.”Tempo da mig”! Arriviamo all’aeroporto militare di Taftanaz, teatro d’una delle più feroci battaglie vinte dai rivoluzionari. La distruzione è ovunque e si traversano contrade spettrali dove tuttavia la vita ricomincia invincibile!

Arrivo finalmente alla città di Saraqeb e i miei compagni ripartono in fretta a causa del bombardamento aereo. Un rivoluzionario mi porta sul luogo sul quale un aereo ha sparato un missile. Poche relativamente le vittime poiché la città è semi deserta: una donna e la sua bambina; un altro figlio è gravemente ferito.

Mi portano a vedere una postazione antiaerea piuttosto primitiva… Poi via verso sud fino a XXX , una grossa borgata a nord di Hama. Da qui in poi sarà tutto più difficile. Tredici rivoluzionari sono morti ieri cercando di aprire un varco per i rifornimenti destinati alla città di Rastan.

Sono ospite di una brigata islamica… È interessante notare che il livello di radicalità islamista è misurato dal fumo! La Jabhat al Nusra qaydista vieta il fumo del tutto. Ho incontrato un ragazzo cacciato perché fumava di nascosto. I miei amici hanno solo il divieto di fumare in pubblico e lo rispettano… Invece nell’ufficio dei servizi informatici via satellite dove mi trovo si può fumare tranquillamente. È anche ben riscaldato da una stufa artigianale a gusci di pistacchio di Aleppo, nota specialità della regione. Ecco è tutto per ora…

*Padre Paolo Dall’Oglio, il gesuita rientrato clandestinamente in Siria per pregare sulle fosse comuni scrive a Il mondo di Annibale per un primo resoconto dopo il rientro nel paese

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