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Prima che sia dopodomani

 

Adesso che le piazze si sono svuotate, in attesa degli “avete visto?!” o più mestamente “avete visto?…” forse vale la pena riflettere su qualcosa che ci riguarda da vicino. Dopodomani sarà più facile, anche se probabilmente avremo davanti un rebus, ma avremo anche il bagaglio dei risultati da raccontare, con bile e Prosecco che vanno a fiumi. Paese divertente, direbbe un marziano, “quante ne ho viste e sentite da un mese a oggi”, forse “quante non ne ho capite, nell’ultimo mese”.Ma se davvero vogliamo continuare a fare il nostro mestiere e abbiamo ancora passione per quell’articolo 21 che la Costituzione ha messo a difesa del nostro lavoro, dopo esser stati allontanati dalle piazze degli “arrendetevi, siete circondati”, aver raccontato i balocchi in omaggio di chi, fino a ieri, rompeva i giocattoli o gli impegni scritti o i Master all’amatriciana, un momento di riavvio del motore ce lo dobbiamo regalare.

La crisi dell’editoria, mondiale, europea, italiana (poca differenza fa) è una crisi profonda della Democrazia, per come l’abbiamo finora intesa e per come vorrei continuassimo a intenderla. Le colpe, in fila davanti a i nostri occhi, non sono solo nelle mancanze di progetto o di indipendenza. Di certo non fa bene ai giornali il confitto d’interessi, di certo non fa bene al Servizio Pubblico aver creato “ad hoc”, l a Legge Gasparri, di certo non serve a nessuno marciare con passo di rivalsa, in piedi o a Bocconi, sulla Rai, sul sistema delle Tv private, sui piccoli e grandi giornali. In breve: marciare contro chi vorrebbe continuare o iniziare a fare il mestiere di informare.

Credo serva un salto in alto, più che un salto in lungo; credo si debba mettere intorno a un tavolo tutti gli attori del Contratto prossimo venturo, se mai verrà, e trovare insieme 5 domande da fare al prossimo Governo: conflitto d’interessi e legge Gasparri, come già detto, ma anche Antitrust, Legge sull’Editoria, governance Rai.

Giornalisti ed editori, Sindacato, Previdenza, Assistenza, Ordine, Imprenditoria, hanno giusto il tempo di progettare un piano che li veda insieme per salvare il salvabile. Una conferenza sul nostro lavoro e sul nostro mondo, che è il mondo di chi apre il giornale o cerca notizie in rete per il resto della giornata. Una conferenza di chi scrive e di chi stampa e amministra giornali, radio e tv; è l’unica strada che viene in mente in questo giorno di silenzio elettorale. Una volontà da mettere tra le cose da fare, prima che sia tardi e prima che sia dopodomani.

* Presidente Casagit

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