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Dieci anni di morte e disperazione ignorati dai media sono una vergogna: serve un format per garantire informazione sui diritti umani violati

 

I have a dream… urlava Martin Luther King alla folla che lo acclamava nella torrida estate dell’agosto del 1963 radunata a Washington per manifestare contro le violazioni dei diritti civili dei ‘negri’ d’America. Parafrasando quella frase, io ho un sogno… un sogno forse meno importante, ma che appare irrealizzabile quanto quello della società di colore americana di quegli anni: un’Italia che non ignori più drammi come quello del Darfur o il degrado delle condizioni di vita dei detenuti e degli immigrati che, nel nostro Paese, non sempre hanno tutele.

Se oggi negli Stati Uniti non esistono più differenze tra bianchi e neri, e la discriminazione è circoscritta a pochi isolati episodi, sperare che i media italiani diano un giorno il giusto valore a temi importanti come le crisi dimenticate e le violazioni dei fondamentali diritti umani di categorie deboli e a rischio non è soltanto un’utopia.
Qualche tempo fa, dalle pagine di Articolo 21, lanciammo al Servizio pubblico la proposta di creare un contenitore ad hoc per queste tematiche.
Allora, ma non è cambiato molto, l’unica strada per poter assicurare maggiore informazione su argomenti ignorati per motivi di audience sembrava essere quella di un “format dedicato”.
Ed è per questo che, essendo oggi la dirigenza Rai completamente rinnovata – a cominciare dal Segretariato sociale – rilanciamo l’appello affinché le reti della televisione nazionale garantiscano l’adempimento ai propri doveri in base a quanto stipulato dal Contratto di servizio e sollecitato da numerose risoluzioni approvate dalla Commissione parlamentare di Vigilanza Rai negli ultimi anni.
Il 26 febbraio sarà ricordato, attraverso eventi in tutto il mondo, il decennale dell’inizio della guerra in Darfur. Nel nostro Paese l’evento, promosso da Italians for Darfur, Articolo 21 e GIULiA, è stato anticipato di una settimana per la concomitanza con le elezioni. Sarà questa un’occasione per verificare se e quanto i nostri media siano “sensibili” nei confronti dei diritti umani palesemente violati nella regione sudanese, martoriata da un sanguinoso conflitto dal 2003.
L’augurio è che l’argomento principe di queste ultime settimane, la campagna elettorale, lasci almeno le briciole degli spazi di informazione lottizzati dalla politica.
L’ottimismo ci fa sperare che, per una volta, la tematica non venga ignorata.
Certo, negli ultimi anni i segnali non sono stai incoraggianti anche se qualcosa si è mosso grazie all’attivismo di organizzazioni come la nostra. Da quando è attiva la campagna di sensibilizzazione per il Darfur in Italia, si è registrato un incremento delle notizie dedicate alla crisi umanitaria, sebbene il loro numero non sia ancora sufficiente.
Se l’informazione sul Sudan è migliorata, in molti altri casi è inesistente. Basti riflettere su uno dei dati forniti dall’Osservatorio di Pavia nell’ultimo “Rapporto annuale sulle crisi dimenticate” per Medici senza frontiere. Nel 2011, il matrimonio tra il Principe William e Kate ha totalizzato ben 413 notizie, l’influenza stagionale 92 servizi mentre la pandemia dell’AIDS solo 14.
Se il Mali è oggi al centro dell’attenzione mediatica ‘solo’ perché la Francia ha lanciato un’operazione militare nel Paese contro il terrorismo, le notizie sui diritti umani calpestati in Siria, Somalia, Arabia Saudita, Iran e in molti altri paesi, trovano quasi mai posto nei contenitori informativi, in Rai come su altre emittenti.
E questa è solo una delle storture emerse dal monitoraggio su quanti spazi dedichino i telegiornali italiani delle principali edizioni a questo tipo di tematiche.
La strada verso un’informazione più giusta e attenta nei confronti di questa tematica è dunque ancora molto lunga.

* giornalista e presidente di “Italians for Darfur”

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