Carta di Firenze. Fidora replica a Iacopino

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In seguito alla replica del presidente dell’Odg Enzo Iacopino, in merito al commento critico di Dario Fidora in rapporto al “flop” della Carta di Firenze, riceviamo e di seguito pubblichiamo la controreplica da parte di Fidora dal titolo: ” Violazioni della Carta di Firenze. Chi dovrebbe applicare le norme perché non lo fa?”
di Dario Fidora*
Comprendo perfettamente l’imbarazzo di Enzo Iacopino, ma credo che la replica che ha ritenuto di fare eluda i temi, molto gravi e seri, affrontati nella mia nota su Articolo2 sullo stato di attuazione (o meglio non-attuazione) della Carta di Firenze. Dispiace inoltre leggere i riferimenti personali e la disinformazione sull’impegno della categoria in Sicilia, che trovo fuori luogo. Che l’Ordine non abbia applicato in 12 mesi alcuna sanzione per violazione della Carta di Firenze non è una mia opinione, è un fatto. E gli emendamenti di cui si parla (come poi se qualcuno avesse effettivamente stravolto qualcosa) non ne sono certo causa, visto che non sono mai stati recepiti dall’Ordine e il testo attualmente in vigore è quello approvato a Firenze nell’ottobre del 2011.

Ricordare come io abbia partecipato attivamente all’elaborazione del documento, scrivendo e condividendo all’interno di un gruppo di lavoro ristretto il testo poi discusso e approvato dai 400 di Firenze, unitamente a un corposo documento politico, può farmi piacere, ma importa soprattutto sottolineare il vero motivo per il quale noi giornalisti freelance eravamo lì.
Non perché non sapessimo in cosa consistano le condizioni di sfruttamento dei giornalisti, la schiavitù del precariato, ma perché fosse stabilita una normativa certa che stabilisse sanzioni precise affinché la schiavitù fosse resa impossibile.

Iacopino interviene tentando di giustificare il flop assoluto di sanzioni per violazione della Carta di Firenze, attribuendone la causa alle “fastidiose norme a garanzia dei diritti di tutti che impongono la contestazione di fatti specifici.” È bene sottolineare che non è vero che la denuncia debba essere presentata necessariamente dal diretto interessato. Infatti lo stesso Iacopino afferma che i Comitati di redazione dovrebbero segnalare le violazioni. E non mi sogno affatto di smentirlo, anzi.
Ma l’obbligo imposto dalla Carta di Firenze di vigilare, segnalare, denunciare vale per TUTTI i giornalisti. Quindi anche e soprattutto per gli stessi componenti dei consigli regionali dell’Ordine. I quali, guarda un po’, pare strano possano affermare di non conoscere le “tariffe della vergogna”, visto che tra i loro compiti c’è anche quello di valutare le pratiche di iscrizione, in relazione alle quali prendono atto anche di quanto, quando e come vengono pagati coloro che scrivono sui giornali. I tariffari che gli editori pagano ai collaboratori sono peraltro di dominio pubblico. Pertanto dal 1° gennaio 2012 le pratiche sarebbero dovute partire d’ufficio, d’impulso cioè da parte di ciascun consigliere regionale dell’Ordine a conoscenza dei fatti.

Sono un po’ imbarazzato nel dovere smentire il Presidente anche sull’assenza di segnalazione di fatti specifici in Sicilia. Gli invierò nuovamente per conoscenza le denunce a titolo personale e collettivo presentate all’Ordine. Assostampa Sicilia ha trasmesso lo scorso settembre un dettagliatissimo esposto di violazioni della Carta di Firenze che avvengano in Sicilia, a cominciare dalle maggiori testate. Mi fa piacere oggi rilevare la notizia di un analogo esposto presentato dal sindacato in Friuli Venezia Giulia.

In merito all’Osservatorio che avrebbe dovuto curare l’applicazione della Carta di Firenze la cui costituzione è prevista all’art. 3 della Carta stessa, l’Ordine ha nominato i suoi quattro rappresentanti solo poche settimane fa, con un anno di ritardo, molto tempo dopo una mia raccomandata di protesta e sollecito, spedita questa estate.

Iacopino parla di amnesie fino in fondo alla sua nota: cerco di aiutarlo ma non ci riesco del tutto. Confesso che potrei anche trovare un pochino insinuanti e improprie istituzionalmente le sue affermazioni. Su un mio “nuovo incarico professionale acquisito a tempo da record” (?) non so che nesso hanno le sue parole con la materia ordinistica di cui dibattiamo e il suo confidare che io trovi il tempo di continuare ad occuparmene. Così come non capisco cosa c’entrino i miei requisiti per far parte di organismi di categoria. Nel 2012 è stata variata la composizione del gruppo precariato dell’Odg, in relazione al quale il sottoscritto e Maurizio Bekar, delegati Fnsi nel gruppo di lavoro iniziale della Carta di Firenze, avevamo per coerenza espresso la disponibilità di far parte. Smentisco (è buffo averlo letto) che ciò non sia “stato possibile, non solo per le norme che lo impedivano, né perché sarebbe esplosa l’età media.” Al contrario, Bekar rifiutò non appena seppe che gli veniva chiesto di dimettersi dalla Commissione lavoro autonomo Fnsi. Neanch’io lo avrei fatto mai. Io e Bekar siamo coetanei e non vi è affatto un’età media come requisito. Semplicemente sono stati scelti altri colleghi ritenuti più adeguati all’incarico.

Ho denunciato il tradimento delle aspettative dei freelance che ancora oggi non vedono alcuna sanzione per contrastare la servitù del precariato e chiedono il perché. È triste constatare che chi replica scelga di non offrire soluzioni concrete in merito ai temi più drammatici della nostra categoria ma vaghe giustificazioni non convincenti e meri attacchi personali.
La Carta di Firenze non è una bandiera da sventolare ma una norma da applicare. Le elezioni dell’Ordine sono sempre più vicine.

* coordinatore Commissione lavoro autonomo regionale Assostampa Sicilia e componente Commissione lavoro autonomo nazionale FNSI

2 thoughts on “Carta di Firenze. Fidora replica a Iacopino

  1. Chiamato esplicitamente in causa, debbo smentire quanto mi riguarda ed è affermato nel commento qui sopra del collega Dario Fidora.

    Non corrisponde infatti a verità che mi sia stato proposto di far parte del gruppo di lavoro sul precariato dell’Ordine dei Giornalisti, ma alla condizione di dimettermi dalla Commissione lavoro autonomo Fnsi (di cui sono il coordinatore). Si sarebbe trattato di una condizione da “campagna acquisti” di bassa lega, che però non mi è stata posta e che comunque non avrei mai accettato.

    Avrei poi altre cose da dire sul tema, ma mi limito a una considerazione.

    Tramite la Commissione lavoro autonomo Fnsi si è lavorato per mesi, prima e dopo l’approvazione della Carta di Firenze e su altri temi, con spirito di servizio e spesso sottotraccia, con il solo obiettivo di ottenere dei risultati concreti e dei miglioramenti rispetto alle insostenibili condizioni di lavoro dei giornalisti freelance e precari.
    Per esempio dalla scorsa primavera abbiamo più volte, informalmente e poi formalmente, chiesto l’istituzione dell’Osservatorio sul precariato previsto dalla Carta di Firenze e l’applicazione della Carta stessa.
    Questo per dire che solitamente la Storia è frutto di un lungo e non facile processo collettivo, e ben di rado frutto di solitarie fughe in avanti.

    Perciò, malgrado tutte le difficoltà che si possono incontrare, e le differenze di opinioni esistenti, credo che in genere non sia utile far volare gli stracci in pubblico, quanto invece, con umiltà e pazienza, cercare di portare a casa dei risultati concreti. Che poi è l’unica cosa che si aspetta e chiede il sempre più vasto mondo del precariato (e non solo quello giornalistico).

    Buon lavoro a tutti

  2. Dovuta precisazione al commento di Maurizio Bekar:

    Caro Maurizio,
    scusami, ma è ovvio che poco importa quali siano stati poi effettivamente i motivi della tua personale mancata cooptazione nell’organismo citato da Iacopino. Sottolineo che ho tenuto semplicemente ad affermare che non esiste affatto un’età massima per essere giornalista freelance né che esista un requisito che impedisca a te (come a qualsiasi freelance della nostra età) di far parte di quell’organismo. Ho dovuto smentire, cercando la maniera più garbata possibile, non solo una “sciocchezza” così palesemente non vera, ma un’affermazione che (soprattutto nel contesto in cui è stata espressa) permettimi, trovo odiosa. E che dispiace leggere, ancora di più se chi la pronuncia ricopre un ruolo istituzionale così prestigioso all’interno della categoria.

    Condivido pienamente la tua considerazione. Attraverso un lungo e non facile processo collettivo e spesso sottotraccia, tramite la Commissione lavoro autonomo e anche con grande spirito di servizio di suoi singoli componenti, abbiamo condotto una lunga battaglia per la Carta di Firenze, l’Equo compenso e i temi ad essi collegati. Sollevare un problema, come ho fatto io, non è in sé una contrapposizione, una provocazione, né peccato di lesa maestà. La categoria vive malesseri gravi e concreti, che vanno affrontati con la serietà che meritano. Se c’è chi, invece di ammettere che ci sono reali criticità da superare INSIEME con atteggiamenti positivi, inizia (usando la tua espressione) a “far volare stracci in pubblico” invece di affrontarle, rende semplicemente impossibile portare a casa quei risultati che nei fatti sono le vere aspettative del precariato giornalistico. In una battaglia seria ci può anche essere un po’ di propaganda. Ma non SOLTANTO quella.
    Buon lavoro a tutti noi.

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