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#AgendaRai, i 7 punti dell’Usigrai

 

7 punti per ripensare il servizio pubblico, ma soprattutto per spingere i singoli candidati e le forze politiche attive in questa campagna elettorale a portare il dibattito politico anche sul campo del servizio radiotelevisivo. Questo il senso della conferenza stampa tenuta questa mattina dall’Usigrai presso l’hotel Nazionale di piazza Montecitorio , alla presenza del direttore generale della Rai Gubitosi, dei direttori di testata, di vari giornalisti e candidati alle prossime elezioni. A presentare i sette punti, che di seguito riassumiamo ( e che in alcuni casi coincidono con i punti programmatici proposti anche dall’associazione Articolo21), il segretario Di Trapani che ha tenuto a precisare come i singoli punti rappresentino ormai riforme imprescindibili per la Rai.

Al primo punto il sindacato sottolinea la necessità di una seria riforma della legge Gasparri ( presente in sala) al fine di ottenere una reale indipendenza della governance, al secondo la certezza delle risorse toccando lo spinoso tema del canone e ipotizzando una tassa di scopo, al terzo la necessità di cambiare la natura giuridica dell’azienda per una sua migliore competitività, solo al quarto arriva il conflitto di interessi che, sottolinea Di Trapani, “sono molti e non uno solo”, al quinto un nuovo piano frequenze e conseguentemente l’ormai insperata asta, al sesto si colloca la data del 2016 quando scadrà la concessione di servizio pubblico e su cui ancora incombe totale silenzio, “il dibattito- commenta Di Trapani – dovrebbe partire subito e non puo prescindere da un principio basilare: il servizio pubblico è uno e indivisibile…”, al settimo infine appare il tema della “diversificazione” nei temi e nei linguaggi a partire dalla rappresentazione del femminile e le pari opportunità.

La palla passa quindi ai politici presenti in sala. Intervengono Ingroia, Rognoni, Tabacci, Gasparri, Crosetto, Gasparri, Natale, Lotti. La legge sulla governance della Rai e sul conflitto di interessi trova concorde molti degli interventi, con l’ovvia eccezione del diretto interessato, Maurzio Gasparri che anzi decide di sollevare quello che, a suo avviso, è un altro conflitto di interessi ben più grave: la presenza di giornalisti all’interno della lista guidata da un magistrato registrando la stizzita risposta del diretto interessato. E se Bruno Tabacci, in maniera sintetica ed efficace, interroga la platea su cos’è servizio pubblico e sottolinea la necessità che la politica si tiri fuori dalla Rai, Crosetto invece insiste sulla necessità di una sua competitività sul mercato, al momento esigua. In finale entra in scena anche l’agenda di Artiolo 21 già sottoscritta da diversi candidati e rilanciata stamane da uno dei suoi sottoscrittori, Flavio Lotti.

A tirare le fila il Dg Rai che respingendo le accuse più o meno velate riguardanti la governance aziendale replica: “ Chi mi ha nominato non mi ha mai chiesto niente… quello che conta sono le persone e non il metodo con cui vengono scelte…”
Si alza qualche mormorio, non proprio concorde.

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