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Giornalisti sempre più numerosi, sempre più poveri e precari. Il Rapporto LSDI

 

di Alberta Del Bianco
da www.ossigenoinformazione.it – Non è solo una sensazione. In Italia il numero dei giornalisti continua ad aumentare, ma fra loro sono sempre più numerosi i precari e coloro che ricavano un reddito bassissimo o nullo da questo lavoro. Lo rende noto “La fabbrica dei giornalisti”, l’ultimo rapporto di Lsdi-Libertà di stampa e diritto all’informazioneche per il terzo anno consecutivo fotografa la condizione del lavoro giornalistico nel nostro Paese. Lo studio e’ stato presentato il 30 novembre nella sede della Federazione Nazionale della Stampa alla presenza dei responsabili degli enti del giornalismo italiano.

Questi i dati del fenomeno italiano: nel 2012 i giornalisti iscritti all’Ordine sono  oltre 112.000 (il triplo di quelli francesi e il doppio di quelli che lavorano nel Regno Unito) ma solo il 45% sono attivi ufficialmente e solo uno su cinque (esattamente il 19%) ha un contratto di lavoro a tempo indeterminato, con un reddito medio annuo di 62.228 euro lordi, che e’, in media, cinque volte superiore di quello di un freelance e ben 6,4 volte maggiore di un Co.co.co.

Mentre nella maggior parte dei Paesi occidentali il numero dei giornalisti diminuisce – sottolinea il rapporto – in Italia continua ad aumentare: il 31 dicembre 2001 l’Ordine contava 100.487 iscritti, il primo ottobre 2012 erano già 103.036, ovvero il doppio del Regno Unito e il triplo della Francia. Aumenta il numero dei giornalisti e la percentuale di precari. Il rapporto fra dipendenti e precari è in costante diminuzione: dal 2008 al 2011 i contratti stabili sono diminuiti da 22.197 a 21.069.

Se infatti i giornalisti attivi ‘visibili’, ossia quelli con una posizione all’Inpgi, l’istituto di previdenza del settore, continuano ad aumentare passando dai 43.300 del 2009 ai 46.243 della fine del 2011, la crescita è dovuta al lavoro autonomo, visto che l’ area di quello dipendente continua a restringersi.

Non solo:  48.206 iscritti (pari al 46%) non denunciano attività né redditi. Chi non ha stabilità soffre anche a fine mese: 62.228 euro il compenso lordo annuo per un giornalista dipendente, ovvero cinque volte i 12.456 degli autonomi e 6,4 volte i 9.703 di un Co.co.co. Addirittura un autonomo su 4 dichiara redditi annui lordi sotto i 1.500 euro. Una conferma del crescente divario nei redditi fra i due segmenti della professione. Unico miglioramento, il +2,9% nelle retribuzioni dei liberi professionisti e il +14,1% dei Co.co.co.

Stabile la disoccupazione (nel 2011 erano 1514 assegni contro 1527 del 2010), crescono il ricorso agli altri ammortizzatori sociali (+18,9% dal 2010) e i pensionati (+18% dal 2008). Il rapporto fra attivi e pensionati  iscritti all’Inpgi, secondo il presidente  Andrea Camporese, continua a scendere, passando da 2,58 del 2010 a 2,45 del 2011, mentre la percentuale dei pensionati iscritti alla Casagit (la Cassa autonoma di assistenza sanitaria) secondo il presidente Daniele Cerrato, e’ salita al 27%, mentre nel 2008 era al 22%.

La diminuzione dei posti di lavoro si concentra nel settore Fieg-Fnsi, quello con la massa retributiva piu’ consistente, scesi a 14.951 rispetto ai 15.172 del 2010 (con una diminuzione dell’ 1,46%). E se il 2012, secondo Andrea Camporese, per ora segna una perdita di occupazione stabile, 100 unita’ contro le 180 di media frutto degli sgravi sulle assunzioni, l’allarme scatta soprattutto per il futuro: ”Forse gia’ il prossimo anno – dice  il segretario generale del sindacato Franco Siddi. – avremo i giornalisti pensionati che saranno piu’ di meta’ dei paganti”.

”Il quadro tratteggiato dal rapporto e’ da rivolta di strada” – commenta il presidente della Fnsi Roberto Natale, suggerendo di inviare la relazione alle commissioni Lavoro di Camera e Senato ed anche al ministero del Lavoro
e alla commissione Giustizia perché  non è più rinviabile la riforma dell’Ordine.

E’ urgente  ”snidare gli abusivi e combattere l’illegalita”’, e la legge sull’equo compenso approvata il 4 dicembre  alla Camera va in questa direzione: tutelando economicamente i freelance e i collaboratori, afferma che i lavoratori autonomi  non possono piu’ essere invisibili.

Resta aperto il nodo dei Co.co.co. che – sottolinea Siddi -potrebbero essere ricollocati nell’area dei lavoratori dipendenti, senza ulteriore sfruttamento.

Ma a suo giudizio per razionalizzare tutto il settore è necessaria l’istituzione di una commissione paritetica Fieg-Fnsi.

VIDEO Interviste a partecipanti alla presentazione del Rapporto

LEGGI Il Rapporto LSDI integrale

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