Sei qui:  / Articoli / Esteri / Un giornalista arrestato ad Atene: libertà vilipesa? Non solo, anzi. Tutt’altro

Un giornalista arrestato ad Atene: libertà vilipesa? Non solo, anzi. Tutt’altro

 

Ieri i giornali di tutta Europa hanno rimbalzato dalle agenzie la notizia che il giornalista greco Costas Vaxevanis, direttore del mensile “Hot Doc” era stato arrestato con l’accusa di aver violato le norme sulla privacy (il sito della rivista tra l’altro, era comodamente fruibile ieri, contrariamente a quanto gli amanti del titolone terroristico avevano ieri annunciato).

In un paese  comunque dove  ogni e qualsiasi avviso di convocazione da parte di un tribunale per ogni e qualsiasi tipo di reato viene lasciato, se non è stato possibile consegnarlo direttamente, sulle scale dei condomini (nemmeno davanti alla porta dell’interessato, ma in basso a fondo scala), di modo che ciascuno possa consultarlo, in definitiva anche per informarsi se per caso il ricercato è lui stesso, rimane difficile dare un peso ed un valore al concetto di privacy.

Ma, come in questo caso, era un atto se non dovuto, quanto meno ovvio, visto che, ufficialmente almeno, era stata pubblicata una lista piuttosto lunga di nomi (2.059 per l’esattezza), lista che nell’ormai lontano 2010, era stata consegnata, per via diplomatica, dal gabinetto del Direttore Operativo del FMI (Fondo Monetario Internazionale), ai Ministri delle finanze di Grecia, Spagna ed Italia.

Il contenuto di quella lista riguarda persone che avevano depositato presso gli sportelli della Banca Svizzera HSBC (http://it.wikipedia.org/wiki/HSBC), consistenti somme di denaro, sottraendole così alle asfittiche casse delle banche greche e mettendole al sicuro dunque da una eventuale uscita del paese dalla zona euro. Analoghe liste erano state predisposte o quanto meno annunciate ai rispettivi governi per quanto riguardava personaggi sia italiani che spagnoli (la scusa era quella di agevolare ogni governo di paese in crisi a far rientrare i capitali depositati all’estero onde ridurre l’impatto della ricapitalizzazione delle banche e colpire l’evasione).

Nella mattinata di ieri il giornalista è stato prelevato da un Procuratore accompagnato da agenti di Polizia ed accompagnato in Commissariato, venendo rilasciato dopo alcune ore di accertamenti e di interrogatorio e rinviato a giudizio per direttissima per il reato di diffusione di dati sensibili e/o coperti da segreto diplomatico o di stato.  Nessuna violenza ed anzi, tanto era certo lo svolgersi dei fatti che c’è stato il tempo di diffondere in diretta su twitter e sugli altri social media, tutti gli allarmi del caso, evocando bavagli messi alla libertà di stampa e di informazione.

Ma non siamo in Turchia dove 73 giornalisti (almeno questa la cifra ufficiale) contrari al governo sono a marcire nelle prigioni di stato e dove, in caso di reiterata attività sospettata come sovversiva le testate vengono chiuse in quattro e quattr’otto.

 

Eppure l’Europa mediatica tutta ha voluto, nelle prime ore almeno, cavalcare quest’onda polemica inneggiando a libertà vilipese e talvolta, evocando spettri del tutto fuori sintonia con il clima del paese, dimenticando come, invece, tale avvenimento era l’unico che avrebbe potuto riportare all’attenzione un documento,certamente molto scomodo, che la navigata abilità dell’apparato greco era riuscito, ancora una volta, a seppellire. Era dunque un piccolo sacrificio necessario questo. Oggi, se vi sarà volontà di farlo, non potrà, questa lista, ritornare nel dimenticatoio ove era stata relegata.

Se si cerca di inquadrare la vicenda in un giusto contesto, appare chiaro come la stessa sia stata un’evidente risposta non soltanto giornalistica ma chiaramente politica, alle vicende degli ultimi giorni che così possiamo riassumere:

  1. Il governo del paese è in grande difficoltà di fronte al programma che il Ministro delle finanze Stournaras sta cercando di mettere a punto con la troika (programma che inevitabilmente colpisce le classi più deboli della popolazione), tanto che la fragile coalizione mostra chiari segni di cedimento
  2. Le casse del paese hanno autonomia fino al 13 novembre e non saranno in grado di far fronte alle scadenze finanziarie del 16, allorché scadranno titoli di stato non rinnovati e quindi da pagarsi. Per inciso quelli che resteranno rovinati, letteralmente con la fame addosso non saranno gli investitori stranieri che, oggi, dopo anni di chiacchiere avranno solo perso qualche soldo fra  l’altro già recuperato in altro modo speculando proprio sulla crisi in atto in piena legalità, ma pensionati delle casse stali e dipendenti dello stato che non riceveranno né salario né pensione e si troveranno costretti, ancora più numerosi, a mendicare (non avete idea alcuna della frenetica attività che vi è in tutti i quartieri, intorno ai cassonetti dell’immondizia, la sera, verso il tramonto. Attività che sempre di più si connota per la presenza di cittadini greci e non, come si potrebbe da ricchi europei presumere, da Rom o Immigrati di colore).
  3. Proprio in questi giorni è allo studio e vicina alla discussione in Parlamento, una legge che autorizzerà i consumatori a rifiutare di pagare negli esercizi pubblici (caffé, ristoranti, alberghi) il conto della consumazione se non verrà presentato loro il corretto scontrino fiscale o la fattura (sfido molti di noi a capire poi se uno scontrino fiscale è valido, ovvero compilato correttamente o meno …). Una legge atta a porre l’attenzione su un certo strato della società che farà, così come in altri paesi, da capro espiatorio, quantunque, è bene ricordarlo, le categorie interessate sono apertamente ed in modo conclamato e comprovato colpevoli di evasione.

Veniamo dunque alla lista. La presenza ed il contenuto della stessa porta innanzitutto ad esprimere alcune considerazioni:

  1. La diffusione di tale lista recita il “de profundis” alla mitica ed inespugnabile riservatezza delle banche svizzere laddove vi fosse ancora qualcuno che credesse ancora a tale chimera.
  2. La presenza di questa lista, inoltrata nel 2010 da uno degli organismi che gestisce buona parte del credito estero verso la Grecia,  suona come un chiaro ammonimento ai governanti del paese: o vi muovete nella direzione che indicheremo o potremo dare in pasto alla stampa nomi, cognomi e cifre di chi ha distolto denaro dal paese, presupponendo con facilità che possa essere denaro occultato (e sapete bene quanti di voi sono immischiati in questa vicenda).
  3. Il fatto che già a fine 2010 l’allora Ministro delle Finanze, parlamentare del Pasok, Evangelos Venizelos ebbe a dichiarare, in occasione di qualche piccola indiscrezione sulla presenza di tale lista, che il governo era a conoscenza di chi aveva portato dentro fuori del paese e che pertanto, gli stessi, sarebbero stati perseguiti.
  4. La presenza all’interno di tale lista di un considerevole numero di parlamentari, oltre che di professionisti e commercianti, nonché insospettabili cittadini come studenti e casalinghe (molto probabilmente dei prestanome), getta una pesante ombra morale sull’operato dei governi che si sono succeduti in questi anni di crisi.
  5. La lista riguarda unicamente cittadini che hanno depositato somme di denaro presso sportelli svizzeri della
    Banca HSBC e quindi la lista stessa potrebbe essere unicamente la punta di un iceberg in quanto potrebbero sussistere liste analoghe per ogni banca di ogni paese che abbia quanto meno il riconoscimento di “paradiso fiscale” o di “detentore della discrezione”.
  6. La situazione del paese in questi anni è stata tale che molti, anche gente comune, quando ha potuto, ha fatto pervenire i propri risparmi o parte di essi a parenti o amici all’estero nel timore, talvolta alimentato dalla voce di imminenti fallimenti del paese, che la Grecia non avesse la forza di farcela con il conseguente ritorno ad una dracma che, al massimo, avrebbe potuto valere il 50% dell’euro attuale. Peccato che, quelli almeno, erano spesso risparmi di una vita, denari sui quali era stato correttamente pagato tutto quanto era dovuto allo stato come imposte, certezza che non vi è, al momento, per gli importi contenuti nella lista.

Lo scandalo dunque non è stato l’arresto di ieri che, si sapeva in partenza sarebbe avvenuto nella maniera più soft possibile. Anzi, lo stesso avvenimento ha servito a dare maggior impatto alla divulgazione della lista. Oramai copie scansionate delle pagine del mensile sono presenti in rete e su molti altri periodici e quotidiani del mondo. Lo scandalo non è stato nella presenza della lista né nella sua facilmente ipotizzabile fuga dai luoghi dei segreti di stato.

Lo scandalo è nell’attestazione chiara ed inequivocabile che a cominciare dai propri governanti quasi nessuno crede nel paese. O almeno, qui si potrebbe davvero pronunciare la biblica frase: chi è senza colpa scagli la prima pietra, con il timore di NON veder sollevarsi se non qualche piccolo ciottolo di fiume.

Costas Vaxevanis ha dichiarato di aver lungamente pensato al gesto ed alle sue possibili conseguenze.  Se ci soffermiamo a vedere i numeri e ad ascoltare molta gente, oggi, nell’immediatezza dell’accaduto, verrebbe da pensare ad una rivolta civile.  Ma anche questa è storia vecchia per questo paese. Tutte le più grandi famiglie da sempre, dalle più conosciute come gli Onassis, i Niarchos, i Vardinoyannis (tanto per citarne solo alcuni tra i più popolari), hanno gestito le proprie ricchezze dall’estero. Non è quindi atteggiamento nuovo questo. Anzi. E’ di questi giorni la notizia che il 48% delle navi cisterna per il trasporto del gas ordinate in tutto il mondo è stato ordinato da armatori greci. Credete che le loro ricchezze siano all’interno del paese? No, e seppur correttamente investite nel rispetto della legge, sono per la maggior parte all’estero. E credetemi, sarebbero tanti, tanti miliardi.

Ma tale e tanta diffusa abitudine non distolga dal significato dell’accaduto. Questo è lo specchio di un paese dove l’interesse personale  a tutti i livelli è radicato e supera abbondantemente ogni e qualsiasi principio di civiltà sociale. Dai commercianti di Santorini e di Mikonos che secondo un rapporto della SDOE (la branca di Polizia che si occupa di reati finanziari) evade per oltre il 60% il fisco non rilasciando né ricevute né scontrini, ai parlamentari che hanno inviato all’estero centinaia di migliaia di euro di discutibile provenienza, tanto che si potrebbe nella maggior parte dei casi aprire una inchiesta da parte della magistratura (nella lista figura anche l’attuale Premier Samaras, indicato per aver trasferito la somma di 282.000 euro che,  a quanto afferma, ha riportato nel paese all’inizio della crisi). Per non dimenticare certamente industriali, commercianti, artigiani.

I milioni di euro di cui parla questa lista sono tanti e se da un lato mostrano il miserevole comportamento dei tanti che vi compaiono (è notorio che i soldi all’estero se non per business, si inviano solo per scopi di occultamento, non necessariamente a seguito di fraudolenza ma anche solo per paura o per presunta lungimiranza), dall’altro minano ulteriormente il livello di fiducia nei confronti del paese. Quella fiducia che, si dice, il pagamento dell’enorme debito estero dovrebbe far risalire ma che oggi, avendo dato in pasto a tutto il mondo, con tanto di eclatante arresto che ne ha sancito la pericolosa verità (pur avendo affermato il giornalista arrestato che con quella lista non era stato in grado di provare assolutamente niente di illecito se non un discutibile atteggiamento e che quindi sarebbero state eventuali future indagini della magistratura ad appurare quanto vi potesse essere di sporco dietro ogni singola posizione), una verità molto scomoda fatta di potenziali ed incalliti truffatori, probabilmente, che certo non giova.

Una vittoria di Pirro si prospetta, capace certamente di inasprire ulteriormente gli animi all’interno del Paese, capace di creare una aspettativa nei confronti della magistratura che i più vorrebbero attiva da subito per scoperchiare pentole e pentoloni e per mettere alla gogna i colpevoli, con quel sentimento misto tra rabbia ed invidia che ha sempre caratterizzato i sentimenti sanguigni ed istintivi di ogni popolo in odor di rivoluzione. Cadrà qualche testa, è inevitabile a questo punto. Ma verrà estirpato alla radice il malcostume? O quanto meno ne subirà un duro colpo?

E’ stato questo gesto maggiormente indirizzato a far emergere una pruriginosa verità o ad incitare verso un risanamento che, inevitabilmente presupporrebbe una maturazione della coscienza civile che un popolo esausto come questo difficilmente potrà affrontare?

Quanti i benefici e quanta l’inopportunità del momento? D’altronde non c’è sicuramente da sperare in concreti benefici nell’immediato. Non torneranno né domani né tra un anno questi soldi in Grecia. Certo, forse potranno essere tassati ma allora attenzione perché subiranno la stessa sorte anche i 5.000 o 10.000 euro che i più poveri hanno inviato a parenti od amici, perché si sa, certe leggi sono dantesche ed il legislatore, colpito, vorrà vendicarsi. E, come è da tutti risaputo, il 10% prelevato ad piccola somma ha un peso specifico ben superiore a quello prelevato ad una grande somma.

Quanto, in fondo siamo preparati ad affrontare anche questa bufera? Quanto del precarissimo rapporto con la comunità internazionale si potrà salvare? Oppure la troika adesso rincarerà la dose pretendendo immediate sanzioni (così come d’altronde accadrebbe probabilmente in paesi socialmente più evoluti), scaraventando sulla testa del povero giornalista il peso di questa ulteriore difficoltà. Quante teste dovrebbero cadere per acquietare le coscienze ed i mercati?

E’ molto facile cari giornalisti europei, inneggiare alle libertà di stampa vilipese, additare colpevoli fraudolenti (anche senza prove ma solo per istinto). Molto semplice come al solito riempire di titoloni le prime pagine. Molto facile dimenticarsene il giorno dopo. Tanto più che il magazine “Hot Doc” è facilmente acquistabile online essendo oramai la versione cartacea, introvabile. Ancora una volta la grande maggioranza di media si è gettata sull’apparenza, sulla facile retorica polemica accusatoria. Dimenticando spesso che di tali liste se ne potrebbero fare – ed anche di ben più lunghe – in tanti altri paesi, compresa e forse in testa, la mia vecchia Italia alla quale da qui guardo con sempre maggiore apprensione.

Costas Vaxevanis non ha fatto una scelta giornalistica.  Non era questo uno scoop. Ha effettuato una scelta politica, cercando, secondo il proprio sentire di valutarne i vantaggi e gli svantaggi. Cercando di immaginare gli scenari che avrebbero potuto seguire. Non ha avuto in mano la lista il giorno prima di pubblicarla. A lui dunque l’onere certo di aver scelto il momento adatto o meno, per divulgarla, così come era stato previsto il suo arresto, così come erano preparati i messaggini twitter da diffondere in un etere sempre a caccia di cause da sposare.

Io spero ardentemente che sia stato un regalo quello che ha fatto al suo popolo. E non perché diffondere la verità sia di per sé un necessario bene ed un regalo (né d’altronde nasconderla anche temporaneamente sia un errore od un delitto). Dovremmo qui partire dal presupposto che la verità oggettiva esiste ma, a parte nascita e morte, tutto il resto delle umane vicende è interpretabile, deformabile, discutibile, trasformabile.

Spero sia un regalo e spero che da questa denuncia non scaturisca una campagna punitiva atta a dare pinte di sangue ad una folla imbelvita ma a costituire un tassello ulteriore di quella ripulitura profonda che possa portare alla rinascita di questo paese. Lontana che sia.

 

TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE