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Editoria. Fnsi e Mediacoop a Monti: “A rischio 4.000 posti di lavoro”

 

Se non si incrementa di almeno altri 70 milioni la dotazione del Fondo Editoria per i contributi destinati alle cooperative di giornalisti, alle testate di idee, non profit e di partito si andrà incontro al default di questa parte dell’informazione, che rappresenta una componente centrale del pluralismo del Paese con una perdita di 4.000 posti di lavoro tra diretti ed indiretti e l’entrata in crisi di una filiera produttiva che alimenta circa 500.000 copie giornaliere.

A lanciare l’allarme, in una lettera-appello inviata al premier Mario Monti, sono il Segretario Generale della Federazione Nazionale della Stampa, Franco Siddi, ed il Presidente di Mediacoop, Mario Salani.
Dopo aver sottolineato di valutare positivamente l’introduzione, ad opera del decreto Peluffo, di  criteri ancora più stringenti per l’erogazione dei contributi, Siddi e Salani ricordano che l’attuale dotazione del Fondo Editoria per i contributi diretti destinati alle cooperative di giornalisti, alle testate di idee, non profit e di partito ammonta a poco più di 50 milioni.

“Ne occorrono almeno altri 70” -scrivono nella lettera a Monti- “che, comunque, non sarebbero in grado di recuperare i tagli sui contributi diretti che sono stati imposti in questi anni (in cinque anni si è passati da una disponibilità di 240 milioni ai 114 per il 2011) che hanno prosciugato il capitale sociale di molte cooperative o, peggio, le hanno obbligate a deliberare sottoscrizioni di nuovo capitale da parte di soci giornalisti che già operano in stato di crisi aziendale, con retribuzioni falcidiate, o sono in cassa integrazione”.

Da qui l’allarme per il rischio reale di “default” di questa parte dell’informazione, le cui “conseguenze non sono solo una diminuzione quantitativa e qualitativa dell’informazione, e con essa della stessa democrazia, ma una caduta dell’occupazione, stimata in 4.000 posti di lavoro tra diretti e indiretti, che produce costi per lo Stato ampiamente superiori allo stanziamento richiesto, se si pone attenzione anche ai soli ammortizzatori sociali che implicherebbe e ai mancati versamenti dell’IVA. Senza tenere conto che si mette a rischio una intera filiera produttiva che alimenta circa 500.000 copie giornaliere”.

“Senza queste risorse” -aggiungono Siddi e Salani- “non sarà possibile dare operatività anche a quanto previsto dallo stesso ‘Decreto Peluffo’ per il recupero e il riavvio di testate storiche e di valore già entrate in crisi e in uscita dalle edicole, ma soprattutto sarà inutile la Delega che il Governo da Lei presieduto ha chiesto al Parlamento per la riforma del settore, perché non ci saranno più testate sulle quali esercitarla”.

“Signor Presidente” -conclude la lettera- “conosciamo la Sua sensibilità al tema del pluralismo e il Suo interesse a che soggetti autonomi non condizionabili in alcun modo possano contribuire, senza sprechi o opacità, al dibattito democratico del Paese; per questo contiamo che il Suo interessamento possa evitare un esito infausto per questo settore dell’informazione”.

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