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Giornalisti in saldo, da 99 a 200 euro al mese

 

Gentile Stefano,
La raccolta firme per la legge sull’equo compenso sembra procedere a rilento. Mi chiedo perché. Molti colleghi contrattualizzati non firmano, forse per non esporsi. In fondo un esiguo numero di giornalisti precari, rispetto alla massa di tutti i precari che ci sono in Italia, non fa testo… e poi ci sono i soliti “poteri forti”, i soliti “interessi da tutelare”. E così la discussione in commissione al Senato non va avanti. 
La verità è che noi giornalisti siamo divisi e forse ha ragione Grillo stiamo diventando schiavi o servi, anche chi un contratto a tempo indeterminato ce l’ha. Nessuno si rende conto che questa situazione squalifica non solo chi deve vivere con 200 euro al mese, ma la professione intera nella sua credibilità. 
Chi vive con 200 euro al mese non ha la forza di difendersi e combattere da solo. Ma è così che ci sentiamo: soli e con poche speranze di farcela.
Ho firmato, ho fatto firmare, ma, in fondo in fondo, non ci credo.
Scusa lo sfogo

Carla Etzo
giornalista (stanca di essere) precaria

Gentile Carla,
rispondo volentieri alla tua lettera su un tema che ci sta molto a cuore. Perché lo sfruttamento e la precarietà sul lavoro sono tra le piaghe più angoscianti e inaccettabili del nostro Paese.
Purtroppo il mestiere del giornalista non ne è esente e l’amore per questa professione non è ripagato dalle gratificazioni che meriterebbe (non solo quelle economiche). “Giornalisti in saldo da 99 euro al mese” hanno scritto in uno striscione alcuni freelance manifestando in piazza Montecitorio circa un anno fa. 99 o 200 euro per documentarsi, approfondire, scrivere, intervistare… (e rischiare la pelle quando si toccano intrecci tra criminalità, politica ed economia) è un trattamento indegno per un Paese civile.
Non condivido le generalizzazioni di Grillo sui “giornalisti servi”. Ci sono colleghi asserviti al potere di turno, più dediti al ruolo di cani da riporto che di cani da guardia. Ma sono convinto del fatto che la gran parte di chi lavora in una tv, una radio, un giornale cartaceo e on line, sia animato dal desiderio di raccontare i fatti, la verità, e di denunciare le ingiustizie.
Condivido però la tua tristezza per la solitudine e l’isolamento e penso che non ci sia sufficiente solidarietà tra i giornalisti più “garantiti” e quelli che non lo sono.
Quanto alla petizione penso anche io che 1500 firme a una proposta di legge per l'”equo compenso” siano poche ma permettimi un pizzico di ottimismo: l’attenzione sta crescendo, e lo testimoniano le adesioni (trasversali) nel mondo politico e quelle di attori ed attrici che hanno deciso di sposare la causa. Ma non basta. E non è ovviamente solo un problema di leggi (l’equo compenso è stato approvato alla Camera e ora fatica a sbarcare al Senato) perché in gioco ci sono i diritti del lavoro, la riduzione delle diseguaglianze, la libertà di espressione, il dovere di informare e il diritto ad essere informati… E qui la partita da giocare è ancora lunga…

Stefano Corradino

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