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Da Homs al Festival di Perpignan, il ricordo di Rèmi Ochlik

 

Sono trascorsi poco più di sei mesi da quando Rèmi Ochlik, il giovane fotoreporter, è morto a Homs il 22 febbraio durante un bombardamento che colpì l’edificio dove stava lavorando. Gli scatti che contribuiscono a mantenere vivo il suo ricordo sono esposti in questi giorni e lo saranno fino al 16 settembre a Perpignan, piccola città del sud della Francia. Ora la stessa nazione che ha dato i natali a Rèmi Ochlik intende ricordarlo onoratamente dedicandogli uno dei premi insigniti a coloro che per amore della professione che svolgono rischiano la vita cercando di raccontare quella degli altri. Proprio come è accaduto al ventottenne Rèmi Ochlik che si era recato negli scenari di guerra per osservare da dietro l’obiettivo della sua macchina fotografica tutta la primavera araba immortalando le scene più cruenti della rivoluzione dei Gelsomini.

Jean Francois Leroy, direttore del Festival di fotogiornalismo “Visa pour l’image” di Perpignan, ha premiato alcune figure di spicco del mondo del giornalismo d’inchiesta che durante l’anno hanno vissuto nei territori colpiti dai conflitti armati descrivendo quelli più eclatanti e altri meno noti, con l’intento di informare chi predilige una cultura dettagliata che mira all’approfondimento delle questioni.

Tra i vincitori, quindi, lo spagnolo Sebastian Liste che ha raccontato la storia a lieto fine di una piccola comunità brasiliana in grado di sfuggire alle grinfie della criminalità occupando una fabbrica di cioccolato abbandonata. Insieme a Sebastian Liste c’era a Perpignan anche il fotografo Massoud Hossaini che ha ricevuto il premio per aver raccontato la sua terra “Afghanistan: sguardo dall’interno”, lavoro grazie al quale ha vinto anche il premio Pulitzer fotografia e il Word press photo.

Di particolare interesse si sono rivelati anche gli scatti realizzati dai fotografi greci Louisa Gouliamaki, Angelos Tzortzinis e Aris Messinisa che hanno messo a fuoco uno degli aspetti più tragici della crisi greca ossia la sofferenza umana che ha spinto molti cittadini a protestare nelle piazze dove si sono verificati poi violenti scontri con le forze dell’ordine. Sui riflettori, durante le serate di premiazione anche le donne di Swaziland, un piccolo paese africano, dove le abitanti dimostrano nella loro quotidianità un particolare coraggio che consente loro di superare numerose avversità. L’autrice del lavoro è l’americana Krisanne Johnson.

Il festival è ancora un fermento di incontri, dibattiti, seminari, mostre ed è un’occasione decisamente unica per ciascun spettatore di effettuare una sorta di flash back di ciò che è accaduto durante l’anno precedente. Per farlo a volte non occorrono le parole ma è sufficiente un clic in grado di cogliere l’intensità di un momento che può segnare una pagina di storia.

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