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C’è un Programma per la Rai futura?

 

Al Premio Ilaria Alpi, tenutosi di recente a Riccione, si è discusso di giornalismo investigativo in tv, e di spazio e risorse per l’informazione nelle reti televisive europee, pubbliche e non. Un confronto impietoso da cui l’Italia, e la stessa Rai, sono uscite stracciate. Inchieste e reportage, anche di argomenti internazionali, in prima serata, persino tutti i giorni, a fare concorrenza a fiction e programmi d’intrattenimento, fondi dieci volte superiori ai nostri, per la loro produzione, forti ascolti e nessuna pressione per modificarne i contenuti.

Un confronto che può, però, servire da viatico per affrontare la settimana appena cominciata, dentro e fuori la Rai, infatti, si attendono nei prossimi giorni importanti decisioni tra Direzione generale e Consiglio di Amministrazione, che potrebbero cambiare sostanzialmente molte cose nell’Azienda di Servizio Pubblico.
Il ritorno di Roberto Saviano su Rai Tre è sicuramente una notizia confortante sulla fine della politica di ostracismo nei confronti di tanti giornalisti, conduttori, scrittori che pure portavano ascolti e pubblicità. Ma una buona notizia non basta a giustificare un immobilismo che si riscontra in questi gironi caldi, tra i colleghi che hanno a cuore il futuro della Rai e la sua autonomia dalla politica. Quasi che tutti si sia presi da quel terrore che immobilizza la vittima nell’attimo precedente all’assalto del predatore. Mentre già altrove, tra chi tifa ancora per prorogare all’infinito il conflitto d’interessi, si organizza l’assalto agli spazi lasciati incustoditi. La vicenda de La Sette insegna, ma non è la sola.
Un’immagine forse esagerata, ma non lontana dalla realtà, che ci mostra un tale fronte di questioni e sfide aperte da lasciar credere a molti che la soluzione di tutto sia confidare nelle persone, sicuramente stimabili, del neo Direttore generale, della Presidente e dello stesso CdA, o nell’iniziativa di qualche figura di riferimento, che potrebbe fare la differenza in questa delicatissima fase. Ma con quali obiettivi, quali proposte?
E’ una fase, questa, infatti, che può avviare una vera rifondazione del Servizio Pubblico Radiotelevisivo (o, come ha ben scritto Gilberto Squizzato, multimediale) oppure la sua definitiva frantumazione, con tagli lineari, la vendita dei gioielli di famiglia, la cessione di rami d’azienda e il conseguente spezzettamento dei soldi del canone tra la Rai e i suoi avversari.
Un passaggio che non possiamo pensare di affidare a nessuno, ma di cui dobbiamo farci carico tutti, come giornalisti, ma più in generale come dipendenti, e, più in generale ancora, come cittadini che pagano il canone.
Questo, allora però, presuppone che, venga richiesto, anzi preteso, un confronto con i nuovi Vertici Aziendali, arrivando però con un programma forte, chiaro, che parli di rilancio della missione della Rai, che porti l’esempio delle altre realtà europee che funzionano, individuando per primo i malfunzionamenti nel sistema Rai e proponendo le alternative, ma anche pretendendo entrate sicure dal canone e una gestione finalmente sana della raccolta pubblicitaria. Un programma che sia aperto all’impegno per un grande sforzo comune se fatto in nome dell’informazione di qualità, sull’Italia e sul mondo, in radio, tv e su tutte le piattaforme; che punti all’innovazione e all’adeguamento tecnologico, ma anche alla ricerca di nuove idee e proposte attraverso un positivo scambio tra generazioni.
Un programma, infine, che sia soprattutto condiviso da tutti noi che lavoreremo per realizzarlo, ma anche da quanti sono fuori e guardano al Servizio Pubblico come Bene Comune, e negli ultimi anni si sono anche impegnati in battaglie per rafforzare questa Rai, dalla campagna per aprire un ufficio di corrispondenza nell’Africa sub sahariana, alla richiesta ripetuta di più informazione sul mondo, all’ultimo appello contro la chiusura di tutte le sedi all’estero o della redazione di Rai Internazionale nel momento in cui Mediaset lanciava il suo canale per gli italiani all’estero. Temi questi che non sempre sono stati compresi nel loro valore strategico (si pensi che il passato cdA ha votato all’unanimità su queste voci), considerando spesso questi sacrifici il male minore rispetto al pericolo di tagli, magari anche al personale, agitato a più riprese come una clava. Vecchia miopia, che non vede nel prodotto il valore aggiunto che salva e rilancia il lavoro in qualità E in quantità.
Ma a un programma di questa portata, che nel concreto va a rispondere a quelle dieci domande poste per primo da Beppe Giulietti, si deve arrivare tutti insieme, in quella conferenza di programma lanciata sul sito di Articolo 21, da cui uscire, certo, con una proposta concreta per la riforma della Rai e per mettere fine al conflitto d’interessi, ma anche (ancora più urgente) con una piattaforma da portare sul tavolo del settimo piano di viale Mazzini, una piattaforma che starà a tutti noi appoggiare e monitorarne i risultati.
Un appuntamento, questa conferenza, da organizzare al più presto: le decisioni che si stanno definendo al settimo piano di viale Mazzini e, probabilmente, ancora una volta nei corridoi della politica, non attendono e dopo sarà più difficile contrastare eventuali scelte rovinose.

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