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Cara Rai, o ti apri o ti spegni

 

Ho partecipato con grande passione alla scelta dei due consiglieri di amministrazione della Rai indicati dalla società civile. Ricordo bene la difficoltà di scegliere tra tantissimi ottimi candidati e di rispondere in breve tempo alla mossa improvvisa del segretario nazionale del Partito Democratico che segnalava una volontà di rottura con il passato. Ricordo la difficoltà di conciliare le idee, le storie, la complessità, le diversità, i linguaggi, gli interessi dei quattro soggetti chiamati a fare i nomi (Comitato per la libertà e il diritto d’informazione, Libera, Libertà e Giustizia, Se Non Ora Quando). Ma ricordo anche la volontà di cogliere questa inattesa opportunità di cambiamento.

Quel giorno a Roma, la società civile poteva rispondere in tanti modi, anche dividendosi (come spesso accade) o respingendo al mittente l’offerta di Bersani. E’ prevalso invece un generale atteggiamento di responsabilità che ha generato nuove speranze e opportunità. Due consiglieri non bastano a fare la riforma della Rai. Ma possono essere un buon punto di partenza. Specialmente se l’ingresso nel Cda della Rai di due esponenti della società civile come Gherardo Colombo e Benedetta Tobagi segna l’inizio di un nuovo rapporto tra la Rai e la società civile.

Un Cda che si apre alla società civile è un Cda che si pone in atteggiamento di ascolto e di confronto con la società civile e in particolare con quelle sue componenti che più si dimostrano preoccupate di salvare la Rai e rilanciare la sua missione di servizio pubblico. Non si tratta di effettuare degli incontri occasionali ma di inaugurare una nuova pratica, ripeto, di vero ascolto e confronto, che metta fine alla chiusura della Rai alla società civile. Non è poco. Se comincia la testa, poi seguirà anche il corpo.  Cominciare a colmare la voragine che esiste tra la Rai e società civile responsabile vuol dire cominciare a ridurre la distanza dai cittadini e cominciare a utilizzare quello straordinario patrimonio di competenze ed energie di cui dispone la società italiana e di cui anche la Rai ha straordinario bisogno. Una Rai che restasse ancora chiusa in sé stessa, prigioniera dei suoi antichi mali e degli “addetti ai lavori” finirebbe per spegnersi. Come sono spenti i suoi occhi sulla vita reale di tante persone e di tanti popoli, su tanti mondi, temi e problemi che ci riguardano da vicino.

Come dimostra il prezioso Forum sulla Rai aperto da Articolo 21, le proposte non mancano. Quello che manca ancora è l’apertura di quel canale di comunicazione e di dialogo che le possa soppesare e utilizzare nelle scelte che incombono. La responsabilità ricade innanzitutto su chi sta dentro la Rai. Ma c’è anche una responsabilità per quelli che come noi sono fuori.

Ci sono questioni che devono essere approfondite, nodi che devono essere affrontati, proposte che devono essere affinate e rilanciate. Per questo credo sia importante ritrovarsi e dare avvio ad una campagna di pressione sui nuovi vertici della Rai e sulle forze politiche che si preparano alla prossima competizione elettorale. Per questo credo sia importante l’assemblea proposta da Articolo 21.

La Tavola della pace non mancherà di dare il proprio contributo rilanciando la campagna contro il piano di chiusura degli uffici di corrispondenza nel mondo e il modo scandaloso in cui la Rai continua a trattare le questioni internazionali e i problemi della guerra e dell’ingiustizia, per ottenere il format dei diritti umani, il rilancio di Rai Med e il rafforzamento di Rai News, per promuovere l’educazione all’informazione, alla comunicazione e all’uso critico e responsabile dei media. Primo appuntamento il 26 settembre a Roma in occasione della presentazione dell’Agenda della pace: un nuovo programma di iniziative per una politica di pace dell’Italia (vedi anche www.perlapace.it).

* Coordinatore Nazionale della Tavola della pace 

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