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Una storia di “ordinaria” indifferenza

 

Un rumore di serranda. Una bimba di colore, bava alla bocca e completamente nuda, che scappa sul balcone di un palazzo chiaramente abbandonato. Subito dopo di lei, alzando la serranda con le mani, esce un uomo a dorso nudo con un pantalone talmente largo che faceva intravedere le parti intime, lasciate senza copertura. Questa la scena che si è presentata gli occhi di una donna, il medico chirurgo Maria Vittoria Cammarota, direttrice sanitaria del centro per la vita ‘Luigi Saccone’ di Pozzuoli. E’ il 23 luglio. Luogo dei fatti è piazza Gabriele D’Annunzio, a Qualiano. La dottoressa era lì a messa, per il battesimo della figlia di alcuni amici, uscendo dalla chiesa si è imbattuta in questa scena che, come ha raccontato non poteva lasciarla indifferente. Al di sotto del balcone una donna che all’incirca avrà avuto 23 anni, bianca, vestita di verde, che raccoglie 50 euro che l’uomo le lancia dall’alto. La dottoressa Cammarota, accompagnata da una coppia di amici, si avvicina alla 23enne chiedendole chi fosse la bimba e chi fosse l’uomo, atterrita dallo sguardo «d’aiuto della piccola». La ragazza prontamente ha risposto che si trattava del «padre e della sorella». «Ma forse- aggiunge la Cammarota- sarà stata una sorellastra date le palesi differenze di colore e etniche». Anche il padre, affacciato al balcone urla che la bimba somala uscita di corsa e tutta nuda è sua figlia, anche se poi si contraddice sostenendo di averla adottata.

La dottoressa puteolana non resiste e, avvistati i vigili urbani, gli si avvicina per chiedere aiuto. «In quell’istante- racconta la direttrice sanitaria del centro Luigi Saccone – abbiamo visto la ragazza 23enne scappare via». «Il comportamento dei vigili e dei presenti – ricorda con un certo sgomento la dottoressa – mi ha lasciato basita. Ho chiesto ai vigili, essendo loro in divisa, di fare irruzione nello pseudo palazzo ma loro mi hanno risposto, dopo aver telefonato i servizi sociali, che il caso di quella ‘famiglia’ a loro e agli assistenti sociali era già noto». «Anche i vecchietti che giocavano al di sotto di quel palazzo vedevano e sapevano ma alle mie domande han risposto con un avvilente ‘quelli sono extracomunitari’, come se solo per questo motivo possono anche esser lasciati morire». E la Cammarota precisa, quindi: «Magari non c’era nessun abuso, per quanto ne dubiti fortemente, ma le condizioni igienico sanitarie in cui versava la piccola erano spaventose e non potevano lasciare indifferente nessuno». Così la decisione, visto l’immobilismo generale, di correre dai carabinieri del posto per una denuncia.

Lì Maria Vittoria Cammarota ha allertato gli uomini dell’arma denunciando l’accaduto e ‘intimando’ che qualora non avesse saputo di una soluzione imminente si sarebbe rivolta «ad un giudice del tribunale dei minori, la dott.ssa Rosetti, mia amica». Questo ad ora di pranzo. Alle 15.45 la dottoressa riceve la telefonata dei carabinieri di Qualiano che la avvisano della ‘risoluzione del caso’. L’uomo visto al balcone era realmente il padre della bimba, avuta da una donna somala, allettata in quella pseudo casa senza servizi igienici, senza luce, acqua e gas e per la quale addirittura pare che la ‘famiglia’ pagasse un fitto. «Il carabiniere – ricorda la Cammarota – mi ha avvisata che la bimba era stata già portata presso una casa famiglia di Casaluce, la donna in un luogo adatto alla sua degenza e che restavano ‘a piede libero’ l’uomo che avevo avuto modo di conoscere la mattina ed un altro figlio, vent’enne, avuto da un precedente matrimonio, ma che in quel momento non era a Qualiano».

La sera, alla festa per il battesimo che aveva portato la dottoressa a Qualiano, la Cammarota incontra un seminarista qualianese che «spiega come si sia effettivamente risolta la cosa, come mi aveva raccontato il carabiniere via telefono».«A quel punto ho chiesto al giovane come fosse possibile che il parroco, la cui chiesa sorge a pochi metri dal palazzo in questione, non avesse fatto nulla e lui mi ha detto che ‘il parroco aveva più volte chiamato gli assistenti sociali e che ogni tanto li aiutava grazie alla caritas’. Nessuna denuncia, insomma, neppure dal parroco, che magari sarebbe dovuto andare dai carabinieri».

La bimba ora è a Casaluce, presso l’istituto Santa Teresa di Lisieux, e si spera possa star bene e che, psicologicamente possa riprendersi da quanto- violento fisicamente o solo psicologicamente- ha dovuto vivere ma resta lo sgomento per quanto accadeva da tempo e che è venuto alla luce, risolvendosi, grazie alla denuncia di una attenta dottoressa, aiutata poi dalle azioni di una assistente sociale e del maresciallo dei carabinieri. Ora la casa è sotto sequestro ma non si può non notare, come ha detto, nel salutarci la dottoressa Maria Vittoria Cammarota, che «ci stiamo disumanizzando, l’indifferenza verso il prossimo ci distruggerà».

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