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Il patto Bersani-Vendola e la deriva di Di Pietro

 

Due anni fa, quando uscì presso Baldini, Castoldi e Dalai il mio libro su Il populismo autoritario, ora pressoché esaurito, in cui cercavo di descrivere la nascita e le ragioni del successo di Berlusconi e del suo partito sul nostro centro-sinistra verificai che nessun quotidiano volle parlare del saggio e che l’editore a cui era destinato, con regolare contratto editoriale, cioè Laterza, alla fine aveva evitato di pubblicarlo. Scrissi il libro nel 2009 e allora il cavaliere di Arcore sembrava al culmine del successo politico e personale.
Ora anche se non si può sottovalutarlo, conta meno.

E, da questo punto di vista, devo dire che sono molto contento di due fatti accaduti negli ultimi giorni: la Carta di intenti che Pierluigi Bersani ha presentato discutendola e approvandola  nel Partito Democratico e il suo incontro, concluso da un patto politico con Niki Vendola che, di fatto, esclude Antonio Di Pietro e il suo partito divenuto  quasi tutto populista dietro l’ex pm.

Nella carta di intenti del PD ci sono, a mio avviso, quasi tutti i punti fondamentali di un futuro programma di governo: dalla necessaria estensione dei diritti civili alle italiane e agli italiani, alla difesa dell’Unione Europea e di un bilancio corretto, alla patrimoniale che Monti non ha voluto (o potuto) applicare, a una legge sul conflitto di interesse che aspettiamo da più di vent’anni, a norme serie contro la corruzione, agli urgenti diritti di cittadinanza ai figli degli extracomunitari che vivono nel nostro paese.

Questi naturalmente sono i primi, fondamentali punti di un programma che dovrà di necessità allargarsi ai problemi culturali come di lotta alla mafia e di superamento di ogni trattativa come quella che gli storici hanno dovuto narrare per onestà scientifica  negli ultimi decenni e sulle quali restano ancora alcuni misteri (qui potrei fare più di una citazione e citare anche me stesso ma rinvio piuttosto  i lettori agli ultimi libri  usciti sulle mafie come quelli di Lupo e di altri storici)  come quelli di cui ha parlato ancora  oggi il magistrato  Ingroia proprio sull’Unità, dopo una discutibile polemica innescata ieri da Macaluso sullo stesso giornale.

Mi limito a ricordare che proprio l’Unità nel 2011, diretta da Concita de Gregorio, pubblicò un mio articolo che si intitolava La trattativa Stato mafia è storicamente accertata senza che seguissero smentite polemiche su quel medesimo quotidiano.
Il secondo aspetto positivo dell’incontro tra Bersani e Vendola e del patto concluso riguarda l’incontro tra forze diverse che includeranno anche l’Unione di Centro (ma Casini ancora oggi subordina l’alleanza alle caratteristiche della legge elettorale che sperabilmente l’attuale parlamento si propone di adottare per abrogare finalmente il “porcellum” dell’onorevole Calderoli).

Personalmente sono favorevole all’incontro tra Casini, Bersani e Vendola che riproducono, per certi aspetti, il tradizionale centro-sinistra tra DC e PSI che, nei primi  anni sessanta assicurò all’Italia una breve, ma intensa stagione riformatrice e che, negli anni settanta, in un periodo della nostra storia altrettanto difficile rispetto a  quello attuale, grazie a grandi personalità, come Aldo Moro ed Enrico Berlinguer, ci difese contro l’assalto dei terrorismi non di rado collusi con apparati dello Stato.
Certo, per chi come scrive ha tra i suoi numi tutelari da sempre Carlo Rosselli e Antonio Gramsci, sono fondamentali l’attenzione ai principi costituzionali, la tendenza verso le libertà e l’eguaglianza sociale, la salda fede democratica nella riforma urgente della  giustizia e nella lotta per una informazione libera e pluralistica che oggi difetta, soprattutto a livello televisivo, strumento egemone nella nostra società nazionale e internazionale.

Spero che una coalizione di centro-sinistra come quella che si sta formando abbia presenti questi valori e chieda il concorso di tutti quelli che hanno idee da esprimere per  la realizzazione di un programma di ricostruzione del Paese dopo quasi vent’anni di populismo trionfante e non ancora definitivamente sconfitto.

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