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Cari TG, e ora alla prova dei fatti

 

Dolce stil novo? E’ noto che ogni inizio di rapporto è sempre addolcito dalla reciproca voglia di scoperta. Scambio di smancerie per piacere l’uno all’altro, per assaggiarsi nella quotidianità. Poi la convivenza reale della cucina, del bucato, delle scelte da fare e delle decisioni da prendere. Quella è la prova del nove sul tempo e sul modo in cui quel rapporto troverà un suo equilibrio. Anche per i nuovi vertici Rai  al collaudo operativo dopo la festa nuziale pre-feriale che li ha accolti in viale Mazzini. TG, Tarantola-Gubitosi, come sigla sintesi quantomai adatta ad una azienda radiotelevisiva. TG come, con quali contenuti, con quanta decisione? La Rai, specchio dell’Italia, sa di doversi attendere la sua dose di “Cura Monti”. E in molti, al suo interno, hanno paura. Forse sono di più quelli che sperano nel nuovo, coscienti che altrimenti si va solo verso l’autodistruzione. Tifosi, ma con moderazione. Troppe delusioni nel passato. Le prime decisioni, da qui a settembre, saranno dunque il segnale atteso. L’ormai famosa dicotomia tra sacrifici ed equità. Tagli, certamente, ma a far scena o ad ottenere sostanza? E i sacrifici, il piano industriale a dare razionalità nell’uso delle risorse ed eliminare gli sprechi, le misure di contenimento dei costi, saranno davvero eguali per tutti, razionali, o vi saranno ancora e sempre aree o gruppi o corporazioni di intoccabili? Tante domande in attesa di risposte. I famosi esami di settembre, anche se TG non hanno ancora materie da dover riparare.

Apparenza o sostanza. Facile pensare al taglio dei contratti artistici di maggior spicco. Effetto stampa garantito. Meno facile andare a tagliare nella miriade di piccoli sprechi e privilegi che sono diventati ormai norma, le indennità che ormai non pagano più alcuna prestazione, i diritti ritenuti acquisiti mentre si sono persi per strada i doveri ad essi collegati. Contratti desueti, in molti casi, e spesso male applicati. O contratti che non si rinnovano, a partire da quello “impiegati-operai”: impantanato nelle compromissioni anche sindacali di minoranze che in genere sono da sempre tra le meglio pagate. Insomma, al contrario dei pastori d’Abruzzo, “settembre andiamo, è tempo d’iniziare”. E qualche ideuzza TG dovrebbero ormai essersela fatta, visto che -narrano- stanno intervistando un po’ tutti i troppi direttori su tutto. Quesito: oltre alla bella tirata della presidente Tarantola sul valore della cultura e sul decoro dell’essere donna, anche se non plastificata ed esibita, che intende fare il braccio armato (amministrativamente) della strana coppia? Il Dg Gubitosi ascolta molto e in genere sorride con educazione. Prima delle lacrime alla Fornero, è la domanda? Quali saranno le parti in commedia della “Strana coppia”? Prigionieri anche loro dell’ordinaria amministrazione che di ordinario ha solo il mal di testa nello sforzo di capirla? Oppure si vola subito alto andando a discutere, ad esempio, dell’attuale offerta semi-demenziale di programmazione e informazione?

Esame a quiz. Immaginandoli come esami di settembre e scegliendo la modernità dei quiz, una proposta di prove per TG. 1) E’ sensata e concorrenziale l’esistenza di tre reti e di tre telegiornali generalisti tra loro fotocopia (salvo distinguo di antica appartenenza politico-ideologica)? Risposte possibili, Sì, No, Sentiamo chi comanda. 2) Se cambia l’offerta editoriale devono cambiare anche i vecchi direttori? (Sì, No, Vedremo). 3) Se esiste il ciclo All News, sono sensate tutte le attuali edizioni di telegiornali sia nazionali sia locali? (Sì, No, Ma si arrabbiano tutti). 4) L’attuale struttura produttiva  parcellizzata per reti e testate ha ancora un senso o è immaginabile una sorta di ciclo produttivo “integrato” senza le durezza alla Marchionne? (Sì, No, Ma che ne facciamo di chi ci cresce?). 5) L’attuale dirigenza di vertice, datata e sedimentata nel tempo, è riciclabile virtuosamente o sarà sempre e comunque una controparte di interessi non strettamente aziendali? (Sì, No, Che ci possiamo fare). 6) La dirigenza giovane e intermedia, schiacciata tra Supervertici e giornalisti, è una risorsa o un ammortizzatore elastico tra poteri corporativi da usare alla bisogna? (Sì, No, Ma poi l’Usigrai che dice). 7) Duemila giornalisti circa non sono forse un po’ troppi? E’ possibile razionalizzare il settore senza far gridare all’articolo 21 e dare uno stop ai giornalisti per sentenza? (Sì, No, Ma come facciamo?). 8) Gestione del personale, tornano le regole o restano sempre le eccezioni?

Il tempo che fugge. Potremmo giocare così all’infinito. Peccato che né noi, né soprattutto la Rai, abbiamo più molto tempo a disposizione. La Rai per cambiare e darsi una regolata, noi per occuparci della rivoluzione in corso nel mondo dell’informazione e dell’intrattenimento che passa oggi attraverso il web. Tempi stretti, cari TG, per dare segnali. Magari come la coppia Monti-Fornero. Iniziando anche voi dalle pensioni, quelle da incentivare? Risanare, in Rai, vuol dire anche ripulire. Il che implica mettere le mani nello sporco. Se la sentono i due nobili signori? Conviene al giovane e rampante Gubitosi? Quanti e quali nemici farsi per un percorso che rischia di essere più breve del previsto? Elezioni anticipate a novembre? Al massimo, se il governo tecnico regge la legislatura, anche il governo tecnico Rai può avere certezza di un anno di vita. Poco, molto poco. Con tempi condizionati: o tanto e subito con linea dura, oppure il divenire del mai già collaudato. Tempi stretti e verifiche facili. Da subito. Segnali concreti e non solo contabilità e buone intenzioni. Quelle ce le aveva già offerte nella sua modestia Lorenza Lei. Quindi, o grandi contenziosi per grandi progetti, oppure la palude della via giudiziaria al fallimento. Da giornalista ed ex sindacalista colgo l’esigenza di un passaggio. Non il rifiuto della “concertazione” fatto da Monti, ma certamente la fine della compromissione e della confusione di ruoli. Un vero vertice con cui poter veramente litigare. Se serve. O così, o l’addio.

Fine della luna di miele. O sarà matrimonio (in prova), o sarà soltanto la replica di vecchio sesso stanco praticato già troppe volte. Umiliante. Decidete voi.

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