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Monti seppellisce la Concertazione. L’ira della Camusso, il tepore del Pd

 

La segretaria generale della CGIL, Camusso, continua a dire e fare “cose di sinistra”. Il presidente del consiglio, Monti, continua a dire e, soprattutto, fare “cose di destra”. La definitiva sepoltura della “Concertazione”, quella sorta di metodo “magico”, inventato dall’allora capo del governo “tecnico” Carlo Azeglio Ciampi, per far uscire l’Italia dal baratro nel ’93 e poi farci entrare con la schiena diritta nell’Euro… , “la stella polare”, come la definì l’ex-capo dello stato e già governatore di Bankitalia, sembra non debba più brillare!

Con l’altro attacco inusuale al presidente della Confindustria, Squinzi, colpevole a suo dire di aver mosso critiche in sintonia conla Camussoe pertanto responsabile di “far crescere lo Spread tra noi e i tedeschi”, Monti ha inanellato un rosario di scomuniche contro il sistema delle relazioni industriali, gli strumenti della contrattazione nazionale e i vari istituti di consultazione triangolare (governo, imprenditori e sindacati), che nemmeno la destra da caravanserraglio di Berlusconi era riuscito a scalfire.

E poi c’è chi nel centrosinistra, ormai ridotto al solipsismo, arruola Monti nelle fila dello schieramento progressista, come l’alfiere della nuova riscossa e di una eventuale vittoria alle elezioni del 2013 (D’Alema e Veltroni in testa a tutti!). Lo stesso PD, lacerato al suo interno sia sulle Primarie sia sulle strategie di politica economica e finanziaria, sembra tentennare, titubare. La difesa della Concertazione da parte di Bersani sembra più un esercizio obbligatorio per testimoniare che nel PD c’è ancora un’anima di sinistra; mentre il suo responsabile economico, Fassina, fa da contrappunto al più ascoltato parere da parte del governo, quello del giuslavorista Ichino favorevole a Monti, con una burocratica esegesi dell’utilità del metodo di consultazione delle parti sociali.

Fa bene anche l’ex-segretario della CGIL, Epifani, a ricordare (l’unico per la verità tra i commentatori) chela Concertazioneè l’arma del presidente francese Hollande per uscire dalla crisi, mentre lo stesso principio di Codecisione o anche Cogestione in vigore da decenni in Germania ne fa il perno dello sviluppo e del traino dell’economia europea, nonostante le macerie degli altri paesi dell’UE.

La sortita di Monti davanti alla platea amica dei banchieri italiani e del nuovo governatore di Bankitalia, Visco, lascia stupiti per il modo e il  luogo scelti, ma svela ulteriormente il carattere neo-liberista, conservatore, anti-keynesiano di questo governo, tanto apprezzato all’estero, quanto sempre più osteggiato a livello sociale in Italia.

In realtà, assistiamo ad una prova di muscoli da parte di Monti, irritato e nervoso, dopo il fallimento del Vertice europeo di Bruxelles, dove sembrava uscito vincitore sulla scelta (formale ma non sostanziale) dello “scudo antispread”. In realtà nulla è stato deciso concretamente in quel vertice, se non gli aiuti alle banche spagnole, ormai in debito di ossigeno, il procrastinare di un altro anno alla Grecia per onorare parte del suo debito, l’avvio dell’iter per l’introduzione della Tobin Tax, ovvero della Tassa sulle transazioni finanziarie, in realtà votato dall’Europarlamento a stragrande maggioranza nell’ultima Plenaria di Strasburgo, nonostante le resistenze degli inglesi.

Ma i mercati non hanno creduto alla ricetta Monti: troppo rigore, troppe tasse, poche certezze sui piani di sviluppo, nessuna equità, eccessivo smantellamento del già tiepido welfare state italiano, la previsione di uno scollamento con l’opinione pubblico e il timore di forti tensioni sociali alla ripresa autunnale. Per non parlare del trend negativo dei “fondamentali”: il Pil in caduta libera (previsto da Confindustria a -2,4%, rispetto al -2% dall’amica Bankitalia), l’aumento massiccio della disoccupazione, specie giovanile, e del ricorso a cassa integrazione e mobilità, il crollo della produzione industriale e delle vendite al consumo, l’erosione drammatica dei redditi fissi (con il colpo definitivo della “mannaia” IMU!), il buco di miliardi della “Super-INPS”, tanto cara alla ministra Fornero.

Nubi fosche, dunque, all’orizzonte della cosiddetta “ripresa” politica ed economica di autunno!

I Mercati, moderni Totem, a volte strumentali, altre volte realistici, non credono agli sforzi di Monti, tanto meno ai diktat della “prussiana” Merkel. E così puniscono i titoli di stato italiani e spagnoli (anche loro ormai nella morsa del “rigor mortis” con la cura recessiva del conservatore cattolico Rajoy), speculando al rialzo, deprezzando (per fortuna delle esportazioni) l’Euro.

Ecco allora che lo Spread non si schioda dai livelli, ritenuti appena un anno fa da “baratro”, quando governavano folcloristicamente Berlusconi/Tremonti/Bossi e quando l’establishment mondiale decretò la fine dei giochi per il Mago di Arcore, ritenuto del tutto “inaffidabile” (come lo stesso Monti si è premurato di ricordare  e svelare ufficialmente nel suo intervento davanti all’ABI). Per Monti forse crescono le chance di economista europeo, neo-liberista, ma decrescono quelle di statista italiano. Salvo che per il “centrista neo-democristiano” Casini, D’Alema, Veltroni e settori sparsi della destra berlusconiana, ormai tentati dallo sciogliere le fila del PDL, pur di sopravvivere ad una catastrofe elettorale.

Per questo Monti continua a tenere tutti i media sul dubbio amletico se scenderà in lizza per fare il capo di una coalizione che lo riproponga  come presidente del consiglio nel 2013, oppure come “riserva della Repubblica”, nel senso di sostituire Napolitano al Quirinale, o ancora diventare il prossimo Presidente del Consiglio europeo al posto di Van Rompuy, o addirittura del portoghese Barroso. Un dejà-vu, insomma, per il Monti europeista!

Mentre cresce nel paese la voglia di astensionismo, come arma di rifiuto contro le manovre “lacrime e sangue” del governo Monti, tutte approvate anche dal PD, e insieme si registrano nuove simpatie al “grillismo”, non si intravvede a sinistra nessun movimento in grado di riunificare le tante anime e di mettere sul tavolo una vera piattaforma riformista, socialista, europea, in grado di attrarre i tanti “corpi separati” della società, sull’esempio di quanto fatto in Francia da Hollande e di quanto stanno facendo i socialdemocratici tedeschi, guidati da Gabriel, vincitori di quasi tutte le elezioni regionali nei Lander, in vista delle politiche di fine 2013.

Al momento le uniche cose “di sinistra” vengono pronunciate solo da sindacalisti CGIL, comela Camussoe il leader della FIOM,Landini. Ma sono temi, proposte,ricette troppo legate ancora ad una sinistra radicale, massimalista, incapace di accomunare vasti strati sociali che pure sembrano attratti mediaticamente dalle loro posizioni.

Intanto, servirebbero proposte definitive e innovative per uscire dalla crisi del debito pubblico, come il riscadenzamento dei titoli di stato, tutelando i piccoli risparmiatori, oltre all’utilizzo delle riserve d’oro di Bankitalia come “fondo di garanzia” anti-spread.

E poi, una seria politica fiscale e di sviluppo che metta al centro:

– una patrimoniale per i redditi oltre i 350 mila euro e sulle rendite finanziarie, la riduzione drastica del numero e del livello delle aliquote fiscali per i lavoratori dipendenti, i pensionati, le piccole e medie imprese, industriali, artigianali e commerciali;

– una ridefinizione degli oneri sociali per le imprese che assumono giovani e avviano piani di investimento, ricerca e sviluppo;

– una concreta lotta all’evasione ed elusione fiscale, la più alta in Europa e nel G-20, anziché le campagne mediatiche estemporanee contro “gli evasori della domenica”. Inoltre, occorre una ridefinizione “dal basso” delle necessità economiche pubbliche e private e dei consumi, avviando una sorta di consultazione popolare, per scoprire o certificare i nuovi bisogni produttivi e in tema di servizi della società ai vari livelli.

Intanto, il “sciur” Monti, per mantenersi a galla e preparasi una campagna elettorale mediatica benevola, ha barattato l’assegnazione delle frequenze con la delega dei pieni poteri alla nuova presidente della RAI, visto che ha perso il consenso della Confindustria  e, in prospettiva, anche quello dei grandi giornali oggi ancora osannanti. Dopo le tante scelte di destra, rigoriste e neo-liberiste (la riforma delle pensioni con lo scandalo dei 400 mila “esodati”, fra le tante), mancava solo questo suo “aiutino” al Signore del conflitto di interessi! E c’è ancora chi lo ritiene una “riserva” per il centrosinistra!

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