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Carcere: nel bene o nel male, non se ne parla

 

Non sono passate neanche ventiquattrore dalla pubblicazione dell’ultimo allarmante bollettino emanato dall’Osservatorio permanente per le morti in carcere che quei dati risultano già vecchi. Negli ultimi due giorni, infatti a suicidarsi sono stati due detenuti ieri un ragazzo tunisino di 25 anni, in attesa del processo per direttissima e con problemi psichici nel carcere di Regina Coeli e un detenuto napoletano presso il carcere di Lecce, domenica pomeriggio, caso su cui è stato aperto un fascicolo di inchiesta per istigazione al suicidio.

Una piaga senza soluzioni, o senza volontà di trovarne?
L’unico dato certo è che a breve dovrebbe arrivare l’ennesimo atto di accusa da parte dell’Europa: si tratta della sentenza pilota della Cedu ( Corte europea dei diritti dell’uomo) per ‘denunciare’ le carenze strutturali dell’Italia in tema di carceri e giustizia. L’annuncio ieri, nel corso di una conferenza stampa organizzata dai Radicali a un anno esatto dal convegno balzato agli onori delle cronache per l’accorato appello lanciato dal Presidente Napolitano.

I numeri, sebbene di poco inferiori a quelli del 2011 risultano preoccupanti, non solo relativamente alle morti registrate… “Dal primo gennaio 2012 a oggi – stando a quanto riferito da Eugenio Sarno, segretario generale della Uil Penitenziari – 34 (compreso l’ultimo caso; ndr) detenuti e 7 agenti si sono suicidati; 689 sono stati i tentativi e 383 i salvataggi all’ultimo minuto”. Ma anche in rapporto al sovraffollamento: “66.170 per 42-45 mila posti, in calo di 1.500 unità rispetto al 2011.” Dati parziali, spiega però Sarno: “…perchè a questi vanno sottratti i posti per la degenza e quelli per 41 bis e alta sicurezza. Ciò vuol dire che in realtà stiamo parlando di 51 mila detenuti per circa 20 mila posti.” Che aggiunge ai dati una denuncia ulteriore, ancora troppo sottovalutata: l’abuso di psicofarmaci per contenere il disagio.

L’accusa più pesante è però ancora una volta diretta ai mezzi di informazione, incapaci ( o disinteressati) nonostante numeri ed emergenze, di raccontare questo universo. A rimarcare il problema,  Gianni Betto, direttore del Centro d’ascolto dei programmi radiotelevisivi che sottolinea come per esempio nel caso dell’ultimo sciopero della fame, promosso da circa 30 mila detenuti nelle carceri, per chiedere l’amnistia, a parlarne siano stati solo due tg nazionali su sette per una sola volta.
Come non fanno notizia le morti in carcere: “186 morti in carcere dal 2011 a oggi, 66 suicidi: 48 notizie in tutto, sommando il totale delle notizie date da tg e radio nazionali significa una notizia su 9 mila.”

La via del reinserimento
Eppure i progetti di reinserimento potrebbero rappresentare in qualche modo una piccola via d’uscita rispetto all’attuale situazione di stallo. Vale la pena ricordare che sempre in questi giorni è stato firmato il protocollo di intesa tra regione Emilia Romagna, amministrazione penitenziaria e Tribunale di sorveglianza per l’invio di detenuti che, come volontari, andranno a dare una mano ai cittadini colpiti dal sisma. Quaranta persone in tutto ( ma potrebbero essere più numerosi in futuro), tutti uomini, selezionati dal Tribunale di sorveglianza anche in rapporto a specifiche professionalità, lasceranno la cella per tornare a far parte, in maniera attiva, di un tessuto sociale.
Un esempio virtuoso… che però fa balzare sotto gli occhi l‘ennesima contraddizione.

Il caso Musumeci
Perchè se da una parte si favorisce un percorso di reinserimento, come può essere l’Emilia in questo caso, dall’altra un percorso già avviato viene bruscamente interrotto?
I due ultimi casi eclatanti riguardano il detenuto di Regina Coeli cui è stata negata l’autorizzazione per andare a sostenere la discussione di laurea e il paventato trasferimento di Carmelo Musumeci, “l’uomo ombra”, detenuto-scrittore, sottoposto a ergastolo ostativo, dal carcere di Spoleto.

A denunciare quanto sta per accadere a Spoleto l’associazione Antigone: “ Ci appelliamo al ministro della Giustizia Paola Severino e al capo dell’amministrazione penitenziaria Giovanni Tamburino – afferma Patrizio Gonnella, presidente di Antigone – perchè sospendano immediatamente questi provvedimenti e non interrompano un percorso riuscito di risocializzazione. Negli ultimi anni Musumeci ha avuto contatti con docenti universitari, scrittori, intellettuali. Per lui si sono spese figure di altissimo prestigio internazionale come Umberto Veronesi e Margherita Hack. Dovrebbe essere un esempio per il nostro sistema penitenziario in quanto persona recuperata alla società come vuole la nostra Costituzione, invece viene punito sradicandolo dal carcere dove ha costruito il suo cambiamento.”

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