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2 Giugno, Festa della Repubblica o della Famiglia? Con Napolitano o con il Papa?

 

Un paese “normale”, con una sua lunga storia unitaria alle spalle e delle tradizioni istituzionali, statali, ben radicate nella cultura e nelle coscienze dei suoi “cittadini” e non “sudditi”, non si sarebbe mai posto il dilemma strumentale se festeggiare o meno il giorno della nascita della Repubblica (2 Giugno 1946). Certo, avrebbe potuto discutere e magari far modificare il tipo di cerimonie e le spese, ridimensionare l’evento, ma non cancellarlo.

Da quasi 20 anni, dall’avvento politico e ideologico del “regime berlusconiano”, questo paese ha assistito alla degenerazione dei comportamenti pubblici: dal presidente del consiglio Berlusconi ai suoi alleati di governo, come il ministro Bossi, la maggior parte degli esponenti del centrodestra sfascista ha denigrato le festività del 25 Aprile, giorno della Liberazione dal nazi-fascismo, e le parate del 2 Giugno, ritenute dai leghisti  una “bestemmia” rispetto alle rivendicazioni separatiste padane.

Oggi, anche alla luce dell’emergenza terremoto in Emilia, ecco i corvi che aleggiano sulle sorti della Repubblica, non solo sul “cupolone” del Vaticano, prendere a starnazzare contro le “spese folli” per la parata, senza ricordarsi che nel 2009, all’indomani dell’altro terribile terremoto dell’Aquila (308 vittime, 1.500 feriti, 65.000 sfollati), durante il governo Berlusconi/Bossi/Tremonti, si tennero sia la sfilata del 2 Giugno (col Berlusconi che arrivò in ritardo, accampando la scusa del “girocollo”, ma poi si scoprì della movimentata notte “burlesque” a Palazzo Grazioli, e infine si appisolò sulla poltrona); sia la carnevalata del G8, utile quest’ultima soprattutto a far arricchire una pletora di affaristi e imbroglioni di stato, “cattolicissimi maggiordomi di Sua Santità” e fra-massoni delle P3/P4. Nessuna voce allora si alzò contro gli sprechi e l’insensibilità del Colle e di Palazzo Chigi!

Oggi, mentre si contano morti, feriti, sfollati e danni in Emilia, il paese si trova sul ciglio del baratro di una crisi economica, finanziaria e occupazionale senza precedenti, la politica e il Parlamento sono delegittimati e “commissariati” e la Chiesa è percorsa da veleni e lotte intestine come nelle peggiori pochade teatrali, pletore di “moralisti” da destra a sinistra si sono affannati a chiedere una svolta nelle cerimonie pubbliche, per impiegare i milioni di euro verso i paesi e le popolazioni colpite dalle calamità o anche per utilizzare i contingenti militari nelle opere di soccorso, anziché nelle dispendiose “missioni di pace” all’estero, che poi sanno tanto di guerre non dichiarate.

Qualcosa non quadra in tutto questo! Il moralismo “un tanto a gettone” o la cosiddetta “carità pelosa” non convincono, anzi odorano di zolfo.

I leghisti, come al solito, hanno disertato la cerimonia ufficiale dello Stato e del Presidente della Repubblica, così come gli esponenti del partito di Di Pietro e addirittura il sindaco di Roma, quel nostalgico del vecchio regime mussoliniano, Gianni Alemanno. Tutti alla caccia di qualche scampolo di notorietà su Radio, Tv e giornali. Ma possono questi rappresentare le istituzioni repubblicane, se disertano manifestazioni che ricordano nell’immaginario collettivo proprio la nascita della Repubblica? In altri stati europei e del Nord America questi atteggiamenti sarebbero stati etichettati come “incivili e contro l’onore della Nazione”. In quegli stessi paesi (che con malcelato mal-di-pancia ci accolgono ancora nonostante le nostre crisi economiche, i debiti pubblici, la più grande evasione fiscale al mondo e la più prepotente malavita organizzata del globo), di fronte alle calamità o eventi drammatici si sarebbero ridimensionate le cerimonie, certo, ma non cancellato il senso comune dell’appartenenza alla Nazione. In quegli stessi stati, la festa nazionale è anche festa di popolo che dura tutto il giorno fino a sera tardi e certo non si celebra con una parata militare e un ricevimento per soli “invitati speciali” nei giardini del palazzo presidenziale!

Ma noi siamo “diversi”! Gli italiani, purtroppo, sono rimasti ancora all’epoca dei sudditi dei Borboni e dei Savoia, con le cerimonie pubbliche che devono certificare il distacco tra il popolo e i governanti e le classi dominanti. Come non riandare con la memoria al sarcastico sonetto di Trilussa (del 1908) sull’incontro dei due Sovrani su di una fregata al largo, che si salutano e festeggiano, mentre il popolo sulla riva guarda i due che si fanno i convenevoli: “Stai bene?  Grazzie. E te? e la Reggina? Allatta. E er Principino?  Succhia.  E er popolo?  Se gratta.  E er resto?  Va da sé…  Benissimo!  Benone! La Patria sta stranquilla; annamo a colazzione… E er popolo lontano, rimasto su la riva, magna le nocchie e strilla:  Evviva, evviva, evviva… E guarda la fregata sur mare che sfavilla.  E poi ci si lamenta dell’antipolitica crescente e del “grillismo” montante!

Ma quello che stupisce ancora di più nella sollevazione anti-2 Giugno, di questo nuovo moralismo trasversale è lo “Strabismo mediatico”: da una parte i censori del Quirinale, che comunque ha ridotto di alcuni milioni di euro le spese della parata, portandole a circa 3 milioni; dall’altra invece, tranne un fugace commento su Il Fatto quotidiano, nessuno si è peritato di stigmatizzare i quasi 15 milioni di euro, tutti pagati dalla collettività nazionale e locale, milanese e lombarda, per la “Festa delle famiglie”, organizzata dall’arcidiocesi di Milano per omaggiare il Papa Benedetto XVI° e il suo fedele, stretto collaboratore, Tarcisio Bertone, il Segretario di Stato, al centro dei rumors e delle lettere anonime dei “veleni vaticani”.

Forse ci è sfuggita la proclamazione della Festa della famiglia come ricorrenza pubblica dello stato italiano? O in questo declino della Repubblica, politici e commentatori, giornali e televisioni fanno a gara a chi è più cattolico, rinnegando la fondamentale laicità dello stato? Forse, chiedere ai porporati di Santa romana Chiesa una moderazione nelle fastose celebrazioni ideologiche non sarebbe stato inappropriato!

E che dire dello spazio mediatico, la copertura informativa radiotelevisiva dell’evento con un’intera programmazione della RAI dedicata all’evento e agli avvenimenti collaterali, certamente non proporzionale con la copertura data agli eventi della Festa della Repubblica?

Per il 2 Giugno, insomma, tutti pronti a criticare (tanto il mondo della politica è ormai sotto schiaffo, uno più uno meno!); per la Festa meneghina delle famiglie cattoliche, invece, tutto è considerato nella norma. Senza ricordarsi che sono proprio le famiglie quelle abbandonate dallo stato e dai governi in questa crisi; che sono le famiglie i luoghi dove avvengono il maggior numero delle violenze, sessuali e non, e delle uccisioni delle donne; che sono le famiglie quelle che devono sopperire ai tagli del welfare state e non ce la fanno più ad andare avanti fino alla fine del mese e devono sostenere i figli disoccupati; che sono le famiglie che dovranno pagare l’esosa IMU sulle proprie case, mentre la Chiesa ancora usufruisce di una legislazione di favore e, poiché non ha pagato negli anni l’ICI sui suoi immobili commerciali, ora farà versare all’Italia una multa di alcuni miliardi di euro, comminata dall’Unione Europea! Che noi tutti contribuenti pagheremo…

Anche in questo caso torna utile il Trilussa, sagace fustigatore dei costumi del suo tempo, poeta e letterato laico ed antifascista, con il sonetto “La cornacchia libberale”, che per censurare il gattopardismo e il finto moralismo della sua epoca, prende spunto dalla voglia di libertà di una cornacchia, vissuta in chiesa, che si libera dipingendosi di bianco con la farina, ma poi resta metà bianca e metà nera, e allora:

– Oh! – disse allora – mo’ l’ho fatta bella!

So’ bianca e nera come un purcinella…

 – E se resti così farai furore:

– je disse un Merlo – forse te diranno

che sei l’ucello d’un conservatore,

ma nun te crede che te faccia danno:

la mezza tinta adesso va de moda

puro fra l’animali senza coda.

Oggi che la coscenza nazzionale

s’adatta a le finzioni de la vita,

oggi ch’er prete è mezzo libberale

e er libberale è mezzo gesuita,

se resti mezza bianca e mezza nera

vedrai che t’assicuri la cariera.

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